Estratto dal Regolamento locale d’Igiene

( Dall’Art. n° 27 all’Art. n° 215 compresi )

 

Estratto dal regolamento approvato con Deliberazione Consiliare n° 185 del 31 – 5 – 1960 e successiva Commissariale n. 346 del 17 – 2 – 1962 approvata dalla G.P.A. in seduta 23 marzo 1962, n. 9256, pubblicato all’Albo Pretorio a norma dell’art. 62 della legge Comunale provinciale del 1934, dal 1° al 16 aprile 1962, senza opposizioni. Successive modifiche approvate con deliberazione del C.C. in data 4 – 7 – 1968, n° 334, approvata dalla G.P.A. nella seduta dell’11 aprile 1969, col n. 9159 – Div. III. Aggiornato con successive modificazioni. Aggiornato con deliberazione di C.C. n° 31 del 26 – 03 – 1996 (Art. 87), deliberazione di C.C. n° 43 del 23 – 05 – 1996 (Art. 77), deliberazione di C.C. n° 192 del 16 – 10 – 1998 (Art. 73).

 

INDICE

 

Titolo III

 

Igiene del suolo e dell’abitato

Capitolo VI

Opere del suolo interessanti il naturale deflusso dell’acqua

Pag…8 Art.27Acque sotterranee e superficiali

Pag. 8 Art.28 - Opere

Pag. 8 Art.29Impaludamenti

Pag. 8 Art.30 - Canali

Pag. 8 Art.31Sbarramenti e marcite

Pag. 8 Art.32 - Irrigazioni

Pag. 9 Art.33Cave di prestito e di materiale da costruzione

Pag. 9 Art.34Bacini di raccolta di acqua a scopo agricolo

 

Industrie agricole interessanti le condizioni igieniche del suolo

 

Pag. 9 Art.35Macerazioni

Pag. 9 Art.36 - Scarichi

Pag. 9 Art.37 - Vasche

Pag. 10 Art.38Ripristini

 

Acque superficiali

 

Pag. 10 Art.39Acque immonde

Pag. 10 Art.40Scarichi di acque industriali

Pag. 10 Art.41 - Depurazione

Pag. 10 Art.42Acque meteoriche

 

Capitolo VII

 

Igiene del suolo e dell’abitato

 

Pag. 10 Art.43Opere edilizie

 

Strade ed altro suolo pubblico

 

Pag. 11 Art.44 - Larghezza

Pag. 11 art.45Scolo delle acque

Pag. 11 Art.46 - Pulizia

Pag. 11 art.47Immondizie

 

Capitolo VIII

 

Igiene delle case di abitazione

Concessioni di costruire

e vigilanza sanitaria relativa

 

Pag. 12 Art.48Permesso di costruzione

Pag. 12 Art.49 - Modalità

Pag. 12 Art.50 - Eccezioni

Pag. 13 Art.51Vigilanza

 

Area fabbricabile

Altezza delle case

Cortili e spazi liberi

 

Pag. 13 Art.52Area fabbricabile

Pag. 13 Art.53Altezza delle case

Pag. 13 Art.54Cortili e spazi liberi

Pag. 14 Art.55 - Riattamenti

Pag. 14 Art.56Area di cortili o spazi liberi composti da proprietà diverse

Pag. 15 Art.57Lottizzazioni o divisioni di proprietà

Pag. 15 Art.58Cortili coperti

Pag. 15 Art.59Terreni scoperti di proprietà privata

Pag. 15 Art.60 - Intercapedini

Pag. 15 Art.61Pavimentazione aree libere – Cortili

Pag. 16 Art.62Acque cortili

Pag. 16 Art.63Pulizia cortili, scale, ecc.

Pag. 16 Art.64Fondazioni di edifici

Pag. 16 Art.65Costruzione su terreni umidi

Pag. 16 Art.66Isolamento dei fabbricati

Pag. 17 Art.67Materiali di demolizione

Pag. 17 Art.68Demolizioni - Modalità

 

Locali di abitazioni

 

Pag. 17 Art.69Locali di abitazione e loro annessi

Pag. 17 Art.70Strutture e infissi

Pag. 17 Art.71Inabitabilità sotterranei

Pag. 17 Art.72Occupazione interrati

Pag. 18 Art.73Occupazione seminterrati

Pag. 18 Art.74Illuminazione cantinati

Pag. 18 Art.75Altezze dei piani

Pag. 19 Art.76 - Soppalchi

Pag. 19 Art.77 - Finestre

Pag. 19 Art.78Tappezzerie

Pag. 20 Art.79Ampiezza dei locali

Pag. 20 Art.80Locale cucine

Pag. 20 Art.81Locale cucinini

Pag. 20 Art.82Atri e corridoi

Pag. 20 Art.83Locali di ripostiglio

Pag. 20 Art.84Portinerie

 

Particolari ed annessi delle case di abitazione

 

Pag. 21 Art.85Materiali vietati

Pag. 21 Art.86Scale e anditi

Pag. 21 Art.87Locali bagni

Pag. 22 Art.88Numero delle latrine

Pag. 22 Art.89Dimensioni delle latrine (Articolo sostituito dall’Art.87)

Pag. 22 Art.90 - Antilatrine

Pag. 22 Art.91Funzionamento delle latrine

Pag. 22 Art.92 - Acquaio

Pag. 23 Art.93Raccolta immondizie

Pag. 23 Art.94Canne da spazzatura

Pag. 23 Art.95Canne camino

Pag. 24 Art.96 - Caloriferi

Pag. 24 Art.97Norme generali sugli impianti termici domestici

Pag. 24 Art.98Campo di applicazione

Pag. 24 Art.99 - Patentini

Pag. 24 Art.100Requisiti dei locali

Pag. 25 Art.101Serbatoi per combustibili liquidi

Pag. 25 Art.102 - Camini

Pag. 26 Art.103Canali da fumo

Pag. 26 Art.104Dispositivi accessori

Pag. 26 Art.105 - Focolari

Pag. 27 Art.106Bruciatori e griglie mobili

Pag. 27 Art.107Apparecchi indicatori

Pag. 28 Art.108Domande per approvazione di progetti e per i collaudi

Pag. 28 Art.109Limiti delle emissioni

Pag. 29 Art.110Caratteristiche dei combustibili

Pag. 29 Art.111Prelevamento di campioni di combustibile

Pag. 29 Art.112Analisi dei campioni di combustibile

Pag. 30 Art.113Vigilanza

Pag. 30 Art.114Esalazioni nelle abitazioni

Pag. 30 Art.115Esalazioni negli opifici

Pag. 30 Art.116Canali di gronda

Pag. 31 Art.117Ripulitura case

Pag. 31 Art.118Scuderie, stalle, porcili, allevamenti di animali domestici

Pag. 32 Art.119Rimesse

Pag. 32 Art.120Allevamento animali

 

Capitolo IX

 

Approvvigionamento e distribuzione dell’acqua per uso potabile e domestico

 

Pag. 32 Art.121 - Vigilanza

Pag. 32 Art.122Fontane pubbliche

Pag. 33 Art.123Approvvigionamento case

Pag. 33 Art.124Approvvigionamento acqua

Pag. 33 Art.125Condutture acqua

Pag. 34 Art.126Chiusura pozzi

Pag. 34 Art.127Modalità di scavo

Pag. 34 Art.128Pozzi acqua viva

Pag. 34 Art.129Attingimento acqua

Pag. 34 Art.130Pozzi abbandonati

Pag. 34 Art.131Lavatoi pubblici

Pag. 35 Art.132Lavanderie pubbliche - Lavandai

Pag. 35 Art.133Lavanderia - Ambienti

Pag. 36 Art.134Trasporto di biancherie sporche e di biancherie pulite

Pag. 36 Art.135Stabilimenti per tintoria e pulitura a secco

Pag. 36 Art.136 - Vaccinazione

 

Capitolo X

 

Allontanamento dalle case e dall’aggregato urbano dei rifiuti domestici e delle acque immonde

 

Pag. 36 Art.137Allontanamento e depurazione liquami

Pag. 37 Art.138Requisiti dei pozzi neri e delle fosse settiche

Pag. 37 Art.139Effluenti di fosse settiche

Pag. 38 Art.140Fosse settiche - Censimento

Pag. 38 Art.141Vuotatura di pozzi neri

Pag. 38 Art.142Trasporto materie fecali

Pag. 38 Art.143Fognatura domestica

Pag. 38 Art.144Esecuzione opere

Pag. 39 Art.145Fognatura nelle vecchie e nuove costruzioni

Pag. 39 Art.146Fognatura industriale

Pag. 39 Art.147Oli minerali – Raccolta ed allontanamento

Pag. 40 Art.148Prolungamento condotti verticali delle latrine, ecc.

Pag. 40 Art.149Tubi di scarico acque di rifiuto

Pag. 40 Art.150Modalità di costruzione

Pag. 40 Art.151Afflusso delle fogne

Pag. 40 Art.152Vuotatura letamaie

Pag. 40 Art.153Depositi immondizie

Pag. 41 Art.154Utilizzazione immondizie

 

Capitolo XI

 

Edifici e stabilimenti pubblici e privati

 

Pag. 41 Art.155Edifici e stabilimenti pubblici e privati

Pag. 42 Art.156Collegi, convitti, ecc.

Pag. 42 Art.157 - Dormitori

Pag. 42 Art.158Refettori e cucine

Pag. 43 Art.159Servizi igienici

Pag. 43 Art.160Biancheria e guardaroba

Pag. 43 Art.161 - Arredamento

Pag. 43 Art.162Suppellettili da cucina

Pag. 43 Art.163 - Infermeria

Pag. 44 Art.164Servizio sanitario

Pag. 44 Art.165 - Scuole

Pag. 44 Art.166Esercizi pubblici

Pag. 44 Art.167Condizioni d’esercizio

Pag. 45 Art.168Numero letti

Pag. 45 Art.169Personale di servizio negli alberghi

Pag. 45 Art.170Stanze ammobiliate

Pag. 46 Art.171Denunzia malati

Pag. 46 Art.172Esercizi pubblici

Pag. 46 Art.173 - Cucine

Pag. 46 Art.174Pulizia locali

Pag. 47 Art.175Laboratori - Requisiti

Pag. 47 Art.176Laboratori - Autorizzazione

Pag. 47 Art.177Teatri – Luoghi pubblici, ecc.

Pag. 48 Art.178Impianti di condizionamento

Pag. 48 Art.179Pubblici spettacoli all’aperto

Pag. 49 Art.180Impianti sportivi coperti

Pag. 49 Art.181Stabilimenti di bagni

Pag. 49 Art.182Istituti di cura privati

Pag. 49 Art.183Ambulatori medici

Pag. 50 Art.184Locali uffici

 

Capitolo XI

 

Igiene dell’abitato rurale

Della vigilanza sulla costruzione

E abitabilità delle case rurali

 

Pag. 50 Art.185Edifici rurali

Pag. 50 Art.186Requisiti case rurali

Pag. 51 Art.187 - Vespai

Pag. 51 Art.188Scolo acque cortili, aie, ecc.

Pag. 51 Art.189 - Terrapieni

Pag. 51 Art.190 - Finestre

Pag. 51 Art.191 - Focolare

Pag. 51 Art.192Ispezioni - Provvedimenti

 

Dei particolari e degli annessi delle case rurali

 

Pag. 52 Art.193Acqua potabile

Pag. 52 Art.194Pozzi d’acqua

Pag. 52 Art.195Stalle, ovili, porcili, pollai

Pag. 52 Art.196Stalle e scuderie

Pag. 53 Art.197Personale di custodia

Pag. 53 Art.198Pulizia stalle

Pag. 53 Art.199 - Concimaie

Pag. 53 Art.200Locali di lavoro

Pag. 53 Art.201Nettezza cortili

Pag. 54 Art.202Lavoratori avventizi

 

Capitolo XIII

 

Permesso di abitabilità delle case di nuova costruzione e dichiarazione di inabitabilità e di chiusura di quelle sia di vecchia che di nuova costruzione

Pericolose nei riguardi igienici sanitari

 

Pag. 54 Art.203Condizioni di abitabilità

Pag. 54 Art.204Ispezione tecnico - sanitaria

Pag. 55 Art.205Sospensione di lavori

Pag. 55 Art.206Vigilanza igienico – sanitaria delle case

Pag. 55 Art.207Vigilanza igienico – sanitaria sugli ospedali, convitti, teatri,

laboratori, alberghi, ecc.

 

Capitolo XIV

 

Industrie in genere

Industrie insalubri e pericolose

 

Pag. 56 Art.208Vigilanza industriale

Pag. 56 Art.209Classificazione industrie

Pag. 57 Art.210Industrie insalubri

Pag. 57 Art.211Inosservanza cautele - Provvedimenti

Pag. 57 Art.212 - Autorimesse

Pag. 57 Art.213Depositi formaggi

Pag. 58 Art.214Rifiuti industriali

Pag. 58 Art.215Vibrazioni e rumori

 

 

 

Trascrizione maggio 1999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo III

Igiene del suolo e dell’abitato

Capitolo VI

Opere del suolo interessanti il naturale deflusso dell’acqua

Art.27

Acque sotterranee e superficiali

A norma dell’art. 202 del T.U. delle leggi Sanitarie 27 luglio 1934, n° 1265, ferme le disposizioni riguardanti le acque pubbliche ed il loro deflusso, contenute nel precitato T.U. ed in altre leggi, sono proibite quelle opere le quali modificano il livello delle acque superficiali nei luoghi nei quali tali modificazioni sono riconosciute nocive dal presente Regolamento.

 

Art.28

Opere

Per il disposto dell’articolo precedente, chiunque intenda intraprendere opere sul suolo che possano interessare il naturale deflusso dell’acqua fuori dal fondo privato, deve prima ottenere l’autorizzazione del Sindaco.

 

Art.29

Impaludamenti

I proprietari di terreni, qualunque ne sia l’uso o la destinazione, li devono conservare costantemente liberi da impaludamenti provvedendoli, qualora occorra, dei necessari canali di scolo e mantenendo questi sempre in buono stato di funzionamento.

Così pure i proprietari e gli utenti delle gore, canali artificiali e fosse di proprietà privata che servono emissari alle fosse laterali delle strade pubbliche, dovranno periodicamente espurgarli e mantenerli in buono stato a loro cura e spese.

 

Art.30

Canali

E’ vietato di costruire qualsiasi opera sul corso di canali di acque superficiali per cui, impedendosi il normale deflusso delle acque dai terreni o dai canali o bacini adiacenti, ne derivino impaludamenti nei terreni stessi o sulle sponde dei detti canali o bacini.

 

Art.31

Sbarramenti e marcite

Non sono permessi gli sbarramenti dei corsi d’acqua a scopo agricolo od a scopo industriale, se non a condizione che non determinino impaludamenti dannosi alla salute pubblica.

La coltivazione dei terreni a marcita è permessa al di fuori della zona dove la coltivazione è vietata con ordinanza sindacale.

Per le frazioni la distanza minima consentita è di m. 100.

 

Art.32

Irrigazioni

Le irrigazioni a scopo agricolo, per le quali si debba mantenere per qualche tempo l’acqua sui terreni, sono solo permesse alla condizione che l’acqua vi abbia, durante tale tempo, un continuo ricambio, e siano fatte in modo da che i terreni stessi non divengano paludosi.

 

Art.33

Cave di prestito e di materiale da costruzione

Le cave di prestito e di materiale da costruzione nei terreni e la escavazione di fosse debbono essere provviste di mezzi per assicurare lo scolo delle acque, in ogni caso poi, lo scavo di esse sarà subordinato al disposto dell’art. 327 del T.U. delle leggi sanitarie R.D. 27 luglio 1934 n° 1265 e delle altre disposizioni di Leggi e Regolamenti in materia.

Quando la cava è temporaneamente lasciata inattiva, come avviene per le sospensioni stagionali del lavoro dei mattoni, deve essere curato non solo lo scolo delle acque, ma anche lo stato delle sponde della cava per cui queste debbono essere in fortissima pendenza, senza irregolarità, onde impedire parziali ristagni delle acque.

Quando la cava è abbandonata per esaurimento dell’argilla o per altre ragioni, deve essere colmata al più presto tenendo presente, anche durante il periodo di riempimento, che la efficienza dello scolo delle acque deve essere mantenuta.

 

Art.34

Bacini di raccolta di acqua a scopo agricolo

I bacini di raccolta di acqua, a scopi agricoli ed industriali, devono essere situati, costruiti e tenuti con convenienti ripuliture in modo che non risultino nocivi alla salute pubblica.

Non sono tollerate e debbono esaurirsi e prosciugarsi le acque stagnanti nell’interno dei cortili delle cascine e nelle vicinanze di qualunque abitazione.

 

Indutrie agricole interessanti le condizioni igieniche del suolo

 

Art.35

Macerazioni

Ferme le disposizioni dell’art. 203 del T.U. delle leggi sanitarie R.D. 27 luglio 1934, n° 1265 e degli artt. 92 e 102 del regolamento 3 febbraio 1901, nonché il relativo elenco ministeriale delle industrie insalubri in vigore, la macerazione del lino, della canapa, ed in genere delle piante tessili, è permessa in vasche a pareti e fondo fatti in modo che sia impedito qualunque impaludamento e costruite preferibilmente in muratura. Le pareti delle vasche dovranno essere raccordate col fondo per evitare l’accumularsi dei residui degli angoli e per rendere più agevole la ripulitura.

Non è permessa tale macerazione nei bacini di acqua di uso pubblico.

 

Art.36

Scarichi

I canali di scarico delle acque impiegate per la macerazione dovranno essere costruiti con pareti e con fondo impermeabile fino al loro sbocco; questo dovrà farsi in località ed in maniera da essere impedito alle acque di macerazione di produrre effetti dannosi per la salute pubblica.

 

Art.37

Vasche

Le vasche destinate alla macerazione dovranno essere collocate alla distanza di almeno 200 metri da ogni aggregato di abitazione, con un assieme di popolazione superiore a 100 individui, da scuole, da convitti, da caserme, da manifatture industriali o da sorgenti e pozzi situati a valle, alla distanza di almeno 50 metri da qualunque casa isolata, pozzo serbatoio d’acqua potabile ed acquedotto.

 

Art.38

Ripristini

Durante la macerazione l’acqua deve ricoprire costantemente nelle vasche i materiali e ricambiarsi il più frequentemente possibile.

Finita la macerazione la vasca deve essere accuratamente ripulita ed i residui che si estrarranno dal fondo della vasca dovranno essere interrati o sparsi sul terreno circostante all’asciutto od altrimenti distrutti.

 

Acque superficiali

 

Art.39

Acque immonde

E’ vitato far sboccare fogne od altri canali in cui vengono immessi i materiali delle latrine, le acque domestiche di rifiuto, od altre acque immonde ( fatta eccezione per quelle residue delle industrie se convenientemente depurate e per le acque meteoriche ) nei corsi d’acqua attraversanti la città e gli aggregati di abitazione per tutto il tratto del corso d’acqua compreso nella città o aggregati stessi.

 

Art.40

Scarichi di acque industriali

E’ vitata l’immissione dei residui industriali ingombranti o pericolosi nei corsi o nei canali di acqua, come pure è vietato il loro disperdimento e quello delle acque immonde o di rifiuto di qualsiasi specie di natura industriale, nelle falde acquee sotterranee, sia per mezzo di pozzi assorbenti, sia con deposito sulla superficie del suolo, sia ancora mediante spandimenti agricoli, che non siano eseguiti per modo da essere quei materiali resi innocui.

 

Art.41

Depurazione

La depurazione delle acque industriali dovrà essere eseguita secondo metodi appropriati a ciascuna industria. La scelta di tali metodi sarà rimessa agli industriali stessi; salvo l’Ufficio d’Igiene e Sanità di accertare l’efficacia del metodo proposto e quello di invigilare che la depurazione venga costantemente ed efficacemente effettuata.

 

Art.42

Acque meteoriche

Le acque meteoriche cadute sui tetti delle case e le acque pluviali dei cortili, giardini, ecc. dovranno essere convenientemente raccolte ed a cura del proprietario convogliate alle fognature cittadine o nei corsi d’acqua superficiali.

Il convogliamento di dette acque e la manutenzione delle relative opere devono essere fatte secondo le disposizioni tecniche dei Regolamenti comunali.

 

 

Capitolo VIII

Igiene del suolo e dell’abitato

 

Art.43

Opere edilizie

A termine degli artt. 218 e 219 del T.U. delle leggi sanitarie R.D. 27 luglio 1934 n° 1265, le opere di qualsiasi natura che interessano la salubrità degli edifici compresi nel territorio Comunale devono essere conformi alle disposizioni del presente Regolamento d’Igiene.

 

Strade ed altro suolo pubblico

 

Art.44

Larghezza

La larghezza delle strade e dei marciapiedi è quella stabilita dal Regolamento Edilizio e dalle altre disposizioni vigenti.

 

Art.45

Scolo acque

Tutte le strade, le piazze ed in genere il suolo pubblico e d’uso pubblico devono essere provviste di facile e pronto scolo delle acque meteoriche.

Il convogliamento deve essere fatto per mezzo di canali coperti o tubazioni a pareti impermeabili e la immissione nelle fognature o condotti assimilabili ad esse dovrà essere interrotto da idoneo sifone ispezionabile.

La costruzione dei condotti e la loro conservazione in perfetto stato, che interessano proprietà private, è a carico del proprietario, con facoltà del Comune di provvedere direttamente ai lavori a spese del proprietario stesso in caso di inadempienza.

 

Art.46

Pulizia

La pulizia delle strade, delle piazze e di altri suoli di uso pubblico nell’aggregato urbano è di pertinenza dell’Amministrazione comunale, salvo i marciapiedi delle strade, che i singoli proprietari delle case stesse dovranno mantenere costantemente puliti, ciascuno per la parte che rispettivamente gli tocca.

Eguale obbligo di nettezza del suolo pubblico spettante ai proprietari è imposto a coloro che tengono botteghe ed occupano comunque locali a piano terreno o sono concessionari di aree pubbliche.

Le norme generali riguardanti la nettezza del suolo pubblico, nonché quelle che si riferiscono al decoro delle parti esterne degli edifici, sono contemplate dal Regolamento edilizio e quello di Polizia municipale.

 

Art.47

Immondizie

E’ proibito gettare, spandere, fare deposito, anche temporaneo nelle vie e nelle piazze e su qualsiasi altro suolo pubblico o nei fossi o nei corso d’acqua e presso gli edifici abitabili, di letame, di spazzature, di residui degli usi domestici e degli esercizi, di acque immonde, di immondizie, di rifiuto provenienti da scavi di suoli fabbricati e delle immondizie di edifici, di materie putrescibili, di prodotti chimici, di oggetto nauseanti od incomodi o tali da arrecare molestia.

E’ altresì vietato il riempimento con immondizie gregge di cave e di avvallamenti nei quali le immondizie stesse modificano l’aspetto degli strati del sottosuolo e disturbano ed inquinano la falda acquea superficiale.

L’infossamento delle immondizie può essere consentito quando il materiale sia allogato in fosse o trincee di almeno 60 cm. Di profondità con larghezza non superiore a 2 metri nelle quali l’immondizia sarà ricoperta giornalmente col terreno derivato dallo scavo.

In ogni caso dovrà essere autorizzata dal Sindaco.

 

Capitolo VIII

 

Igiene delle case di abitazione

Concessioni di costruire

E vigilanza sanitaria relativa

 

Art.48

Permesso di costruzione

In tutto il territorio del Comune deve essere richiesta al Sindaco concessione edilizia per costruzioni nuove, ricostruzioni, riattamenti di edifici o per eseguire qualunque opera edilizia, anche se di carattere provvisorio e per qualunque lavoro interessante la fognatura domestica o l’approvvigionamento idrico, affinchè si possa accertare, onde garantire la salubrità della progettata fabbrica e di quelle limitrofe e del sottosuolo, che si osservino tutte le prescrizioni imposte dal presenta Regolamento e tutte le leggi e disposizioni vigenti; altresì è proibito di intraprendere ogni opera al riguardo prima di aver ottenuto il consenso del Sindaco.

Anche per le opere di demolizione di tutto o di parte di edifici esistenti deve essere richiesto il permesso del Sindaco.

 

Art.49

Modalità

La domanda di cui all’art.48 deve essere corredata di disegni per indicare la distribuzione degli ambienti, in armonia con quanto è prescritto dal Regolamento Edilizio, in rapporto alla stabilità ed alla estetica della costruzione.

La domanda deve inoltre contenere notizie intorno alla costituzione del terreno su cui si intende fabbricare ed al livello della falda acquea, nonché quanto riguarda:

la distribuzione dell’acqua potabile mediante le condotte pubbliche, ed in suo difetto, i pozzi d’acqua potabile;

le latrine e condotti con le dimensioni che si intendono loro assegnare;

c) il sistema di allontanamento dei rifiuti domestici e delle materie immonde, con gli occorrenti particolari 8 acqua, interruttori idraulici, canne di aspirazione delle latrine, canne per spazzature, isolamento termico ed acustico, ecc );

il sistema di smaltimento dei rifiuti liquidi e solidi;

i requisiti tecnici e costruttivi degli impianti termici;

trattandosi di stabilimenti industriali, dovrà anche essere specificato il genere di industria che sarà ivi esercitata.

Il Sindaco non potrà rilasciare concessione per l’esecuzione delle opere senza il preventivo parere dell’Ufficiale Sanitario.

L’Autorità Comunale nel dare il consenso di cui sopra curerà che sia diffidato il richiedente di non abitare o lasciare abitare la casa o parte di essa prima che abbia ottenuto dal Sindaco la dichiarazione di abitabilità prevista dall. art. 221 del T.U. delle LL.SS. R.D. 27 luglio 1934 n° 1265.

 

Art.50

Eccezioni

Nel caso di edifici esistenti non corrispondenti alle norme del presente Regolamento ed in particolare per gli edifici compresi nel nucleo antico della città delimitato dalla cerchia dei baluardi, il Sindaco, sentito l’Ufficiale Sanitario, può autorizzare l’esecuzione di lavori di miglioria igienica a condizione che non alteri la consistenza volumetrica dell’edificio, anche se le opere non lo rendono regolamentare.

 

Art.51

Vigilanza

Agli effetti di quanto è prescritto nei Regolamenti locali, il Sindaco, mediante il personale degli uffici competenti, farà invigilare i lavori e visitare le case durante il periodo della costruzione e ricostruzione e riattamento e riparazione, per accertare che la costruzione e la riforma degli edifici siano conformi al progetto autorizzato e rispondano ai requisiti dell’igiene. A tale scopo è fatto obbligo al costruttore, prima di iniziare le opere, di denunziare all’Amministrazione civica il giorno in cui intende dar principio ai lavori.

 

Area fabbricabile

Altezza delle case

Cortili e spazi liberi

 

Art.52

Area fabbricabile

L’area fabbricabile è prevista dalle norme di attuazione del P.R.G. Comunque in ogni caso essa non dovrà eccedere i due terzi dell’area destinata a fabbricazione di ciascuna proprietà, oppure di tutto un isolato o parte di esso, indipendentemente dalle divisioni di proprietà, qualora i proprietari dell’isolato o di parte di esso vincolino verso il Comune e fra di loro, le loro proprietà, nei modi e nei termini prescritti dal presente Regolamento.

Solo per i fabbricati ad uso industriale, commerciale, assistenziale e culturale o comunque di pubblico interesse, purché non vi sia pregiudizio per l’igiene, è possibile utilizzare fino all’intera area, a condizione che non meno di 1\3 della superficie totale sia coperta con un solo piano fuori terra.

Analoghe condizioni possono pure essere prescritte nel caso di ricostruzione e di riforma di edifici esistenti che rappresentino evidenti ed importanti migliorie igieniche ed edilizie non altrimenti e praticamente ottenibili.

Tale facoltà eccezionale nei casi di ricostruzione e riforma di edifici esistenti è inoltre subordinata alle condizioni:

che non venga diminuita l’area esistente dei cortili con basse costruzioni o tettoie; tale area però, in ogni modo non potrà mai essere inferiore a 1\5 dell’area totale propria del richiedente;

che nelle evntuali sopraelevazioni delle case non vengano coi nuovi piani modificate le condizioni previste dall’art. 55 del presente regolamento;

che l’altezza interna dei piani vecchi non sia inferiore a quella prevista dal presente Regolamento; che i soppalchi e le soffitte siano di altezza conforme a quella prevista dal Regolamento stesso.

 

Art.53

Altezza delle case

L’altezza delle case da erigere, da ricostruire o rialzare, è determinata dalla larghezza delle vie con le quali confrontano, oppure stabilita dal rapporto con gli spazi liberi sui quali prospettano, in pieno rispetto con le norme dei regolamenti locali vigenti.

 

Art.54

Cortili e spazi liberi

Tutti i cortili o spazi liberi necessari, agli effetti del successivo art.77, per aprirvi le finestrature dei vani di abitazione, devono avere un’area che corrisponda alla quinta od alla quarta parte della superficie dei muri che verticalmente li recingono, quando l’altezza media di questi muri, calcolata dividendo la loro superficie complessiva per la somma delle loro lunghezze, risulti: nel primo caso inferiore od eguale, nel secondo caso superiore a metri 18,00.

I lati dei cortili o degli spazi confinanti con le altre proprietà, tanto nel caso in cui lungo i confini esistano edifici di terzi di altezza minore di 18 metri, quanto nel caso in cui non esistano edifici, verranno di norma considerati occupati per intero da pareti regolamentari teoriche con altezza di metri 18. Ove esistano pareti reali di altezza maggiore di metri 18 si terrà conto della maggiore altezza, così come si dovrà tener conto delle maggiori altezze raggiungibili sui confini quali previste dalle norme regolamentari vigenti oppure da preordinati ed approvati piani edilizi.

Potrà essere valutata una minore altezza delle pareti teoriche di confine solo quando si istituiscano tra le proprietà finitime, atti di convenzione, regolarmente trascritti e stipulati con intervento del Comune, coi quali siano fissate le limitazioni di altezza nella costruibilità di ciascuno, e siano previste e preordinate le zone libere regolamentari e le zone di edificazione, oppure in conseguenza delle prescrizioni di azzonamento stabilite nelle disposizioni vigenti, od ancora quando esistano piani di lottizzazione con edificazione preordinata di altezza minore di m.18, regolarmente approvati.

Nel calcolo della superficie dei muri non si terrà conto di quella dei fianchi degli avancorpi sporgenti non oltre un metro e cinquanta centimetri.

L’altezza dei muri sarà di norma misurata riferendola al piano del marciapiedi stradale quando il pavimento dei vani di abitazione risulti in tutti i casi a quota uguale o superiore allo stesso marciapiedi. Sarà invece misurata a partire dal piano del pavimento del locale di abitazione più basso, non seminterrato, quando questo pavimento risulti situato a quota inferiore al marciapiedi. In quest’ultimo caso l’altezza regolamentare teorica sui confini verrà maggiorata di una quantità pari al dislivello esistente tra il piano del marciapiedi ed il piano del pavimento più basso.

Come limite superiore per la misura di altezza dei muri sarà considerata la più alta fra le seguenti quote: estradosso dell’ultimo impalco, limite superiore del canale di gronda, limite terminale dell’attico o del parapetto pieno.

Per quanto riguarda le modalità di verifica della regolarità dei cortili e degli spazi liberi, si fa riferimento anche alle norme di valutazione stabilite nel Regolamento Edilizio.

 

Art.55

Riattamenti

Quando si tratta di edifici esistenti che occupano un area maggiore di quella consentita in base ai Regolamenti vigenti, potranno però essere permessi riattamenti senza aumento di volume, purché gli stessi non diminuiscano l’area dei cortili, né possano in alcun modo menomare le condizioni igieniche generali degli edifici e tendano, anzi, di massima a migliorarle.

 

Art.56

Area di cortili o spazi liberi composti da proprietà diverse

Agli effetti dell’applicazione dell’art.54 l’area di un cortile o di uno spazio libero regolamentare, può essere costituita anche da spazi appartenenti a proprietà diverse tra loro confinanti, collegati fra di loro e coordinati, con criteri stabiliti dallo stesso art. 54, con regolare atto pubblico, stipulato con l’intervento del Comune oppure da spazi liberi costituiti in forza di di distacchi e d’arretramenti dai confini prescritti dalle vigenti disposizioni regolamentari ed urbanistiche.

Sui confini di proprietà che risultano interni agli spazi convenzionati sarà tollerata la costruzione di muri di cinta pieni, con altezza massima di m.2,50, misurata nei modi stabiliti per le pareti, considerandoli come non esistenti.

 

Art.57

Lottizzazioni o divisioni di proprietà

Se, nel procedere alla lottizzazione od alla divisione in quote di una proprietà con entrostanti fabbricati, le singole parti, considerate ciascuna in modo autonomo non risultano perfettamente regolari a tutti gli effetti del presente regolamento, dovrà essere istituito un coordinamento tra le quote, che ristabilisca, con gli stessi criteri già indicati nei precedenti articoli, le condizioni regolamentari di costruibilità sull’intero complesso e che regoli le rispettive possibilità edificatorie. Tutti i progetto relativi a nuove lottizzazioni di terreni a scopo edilizio, devono essere esaminati e riportare parere favorevole dell’Ufficio d’Igiene.

 

Art.58

Cortili coperti

La concessione di coprire con invetriate un cortile, per destinazione a magazzino, ufficio, laboratorio od esercizi pubblici, verrà data soltanto quando non vi abbiano necessario prospetto locali di abitazione, cucine, latrine, sempreché, sentito il parere dell’Ufficiale Sanitario, le condizioni igieniche degli ambienti che lo circondano non possano avere pregiudizio per fatto della progettata copertura.

I cortili coperti dovranno in genere essere sormontati da un ampio lucernario rialzato, a scomparti apribili o comunque foggiati, in modo da permettere una sufficiente ventilazione degli ambienti sottostanti.

 

Art.59

Terreni scoperti di proprietà privata

Le vie private dovranno rispondere alle disposizioni stabilite dal Regolamento Edilizio per le strade pubbliche.

I proprietari debbono provvedere alla sistemazione e al mantenimento delle vie private, nonché alla pulizia di esse tenendole sgombre da immondizie, da sostanze decomponibili e da rifiuti di ogni genere.

 

Art.60

Intercapedini

Gli spazi concessi dalla legge per separazioni tra casa e casa dovranno essere chiusi e saranno soggetti alle stesse regole riguardo alla pavimentazione, agli scoli ed alla pulizia, stabiliti per i cortili.

Per le eventuali intercapedini sarà tenuta la distanza minima prescritta dal Codice Civile.

 

Art.61

Pavimentazione aree libere – Cortili

Tutte le aree libere del suolo fabbricabile, spazi tra casa e casa, cortili, illuminatoi, anditi, ecc. debbono essere sistemate in modo da favorire lo scolo delle acque e pavimentati per una zona perimetrale larga almeno un metro.

La restante superficie deve essere sistemata in modo da non dare luogo alla formazione di polvere, né a ristagnazione di acqua e ad impantanamento.

Sono vietati a qualunque titolo nei cortili, depositi di immondizie non convenientemente protetti, di imballaggi usati, di residui di lavorazione, di materie putrescibili o maleodoranti.

Qualsiasi area libera contigua o prossima deve essere tenuta in stato di pulizia e di manutenzione al fine di evitare che nell’area stessa possano proliferare o moltiplicarsi roditori o rettili, che possono divenire causa di pericolo o di molestia.

 

Art.62

Acque cortili

I proprietari di stabili non possono dare sfogo alle acque dei loro cortili o siti interni sul suolo pubblico; potranno però immetterle nelle fognature o corsi d’acqua superficiali col mezzo di cunicoli sotterranei.

I giardini, gli orti e i prati annessi alle abitazioni e le aree fabbricabili devono essere provveduti di canali per lo smaltimento delle acque, ed in ogni caso i loro piani di scolo dovranno essere disposti in modo che le acque non possano essere dirette contro i muri di fabbrica.

 

Art.63

Pulizia cortili, scale ecc.

Nei cortili, nei pozzi di luce, anditi delle porte, sulle scale e nei corridoi e su qualunque altra superficie del suolo privato nell’area fabbricabile deve osservarsi, rispetto alla loro nettezza, il disposto dell’art. 46. I proprietari o chi per essi dovranno curare la periodica spazzatura.

Così pure nelle dette località è proibita la battitura dei tappeti.

La battitura dei piccoli tappeti, degli oggetti letterecci e personali, ecc., dovrà farsi, sempre che sia possibile, verso l’interno dei cortili, osservando l’orario stabilito dal Regolamento di Polizia.

 

Art.64

Fondazioni di edifici

Non è permesso il fondare qualsiasi edificio in un terreno che abbia servito, per lo innanzi, come deposito di immondezze, di residui putrescibili e di altre materie insalubri che abbiano potuto inquinare il suolo, se non quando siffatte materie nocive siano state rimosse completamente ed il sottosuolo corrispondente sia stato ridotto, in condizioni salubri, e ciò a giudizio dell’Autorità comunale.

 

Art.65

Costruzione su terreni umidi

Quando il suolo sul quale si deve fondare l’edificio è abitualmente umido o in fregio alle costruzioni, o traverso il terreno da coprire con costruzioni scorrono corsi d’acqua, dovranno essere previste opere atte a separare dal corso stesso e a proteggere contro le esondazioni le fondazioni della casa mediante intercapedine, fondazioni su palafitte od altri accorgimenti costruttivi vari, mediante i quali sia raggiunto il risultato di protezione dei muri e delle fondazioni contro l’umidità e gli allagamenti.

 

Art.66

Isolamento dei fabbricati

E’ fatto obbligo di adottare i provvedimenti validi ad impedire che l’umidità salga dalle fondazioni ai muri soprastanti o ad impedire infiltrazioni di acqua nei locali terreni attraverso i muri di fondazione ed il pavimento dei locali stessi.

 

Art.67

Materiale di demolizione

E’ vietato il deposito nei cortili di terrami e materiali provenienti dalla esecuzione o demolizione di opere, per più di cinque giorni: prima che spiri tale tempo dovrà il proprietario o costruttore avere provvisto al completo sgombro ed al trasporto di essi a convenienti scarichi.

Ove però i terrami e materiali fossero impregnati di elementi sudici che li rendessero puzzolenti, dovranno essere trasportati immediatamente.

 

Art.68

Demolizioni – Modalità

Prima di praticare qualsiasi demolizione di edifici si dovranno vuotare completamente e pulire tutti i pozzi neri, gli smaltitoi, le fognature particolari e le canalizzazioni sotterranee osservando le norme indicate nel presente Regolamento.

Durante la demolizione anche parziale di edifici vecchi e comunque già abitati, si dovranno praticare frequenti bagnature, per impedire il sollevamento di polvere.

Si dovrà altresì assicurare il deflusso delle acque meteoriche ed evitare impaludamenti.

E’ vietato gettare liberamente sia dai ponti di servizio sia dall’interno delle case, materiale di demolizione ed altro. Questi materiali dovranno essere posti in panieri od incanalati in condotti chiusi e fatti scendere con le dovute precauzioni, essere ammucchiati nei cortili o dentro gli steccati e quindi trasportati agli scarichi.

 

Locali di abitazioni

 

Art.69

Locali di abitazione e loro annessi

Le abitazioni costruite prima dell’approvazione del Presente Regolamento e che erano regolamentari ai sensi dei Regolamenti secondo i quali furono costruite, sono considerate tali fino a che, per inconvenienti riscontrati, il Sindaco ne ordini la modificazione e il miglioramento con apposita ordinanza, che preciserà le norme tecniche da applicare affinché siano eliminati gli inconvenienti igienici riscontrati.

 

Art.70

Strutture e infissi

I fabbricati devono presentare nelle fondazioni, nelle strutture verticali, in quelle orizzontali, negli infissi e negli impianti termici le caratteristiche necessarie, ai fini della stabilità, dell’isolamento termico – acustico e dell’igiene, da rendere i singoli vani idonei alla loro rispettiva destinazione.

 

Art.71

Inabitabilità sotterranei

Qualunque locale interrato o seminterrato non può essere destinato a scopi abitabili.

 

Art.72

Occupazione interrati

I locali completamente interrati potranno essere utilizzati come cucine, forni, locali di servizio, laboratori, magazzini di vendita, quando siano soddisfatte le seguenti condizioni:

altezza non inferiore a m. 3,00;

scarico regolamentare delle acque in modo che non si verifichino rigurgiti;

pavimento unito e impermeabile, muri protetti efficacemente contro l’umidità del suolo;

impianto di condizionamento dell’aria con le caratteristiche di cui all’art. 178.

 

Art.73

Occupazione seminterrati

Si definiscono locali seminterrati i locali con pavimento posto a quota inferiore a quella del marciapiede stradale, ma che abbiano sporgenza fuori terra per ogni lato non inferiore a 1/3 dell’altezza.

I locali possono essere destinati a magazzini di vendita, uffici, mense, locali di servizio, esercizi pubblici e simili, fatte salve particolari norme vigenti per i singoli casi, quando abbiano i seguenti requisiti:

presenza di dispositivi tecnici tali da assicurare una buona impermeabilizzazione e ventilazione sia delle pareti laterali che del pavimento, quali ad esempio intercapedini, vespai ventilati, ecc.;

adeguate condizioni di aeroilluminazione naturale diretta. Tali condizioni si considerano soddisfatte qualora la superficie finestrata apribile sia pari ad almeno 1/8 della superficie pavimentata. Qualora sia tecnicamente impossibile soddisfare tale requisito, nei locali dovrà essere installato impianto di condizionamento, il cui progetto dovrà essere preventivamente approvato dal Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’A.S.L. 13;

scarico regolamentare delle acque residue in collettori che non possono dar luogo a rigurgiti.

Per i locali seminterrati annessi ad edifici scolastici si applicano le disposizioni contenute nel punto 3.0.6 del D.M. 18.12.1975 e successive modificazioni e integrazioni.

Per l’utilizzo di locali seminterrati quali luoghi di lavoro dovranno applicarsi i disposti e le procedure stabiliti dall’art.8 del D.P.R. 303/56 e successive modificazioni ed integrazioni.

 

Art.74

Illuminazione cantinati

Quando non si possa provvedere diversamente per la illuminazione dei cantinati che in tutta la loro altezza siano dentro terra, è consentita la costruzione di adatte intercapedini, coperte in tutto o in parte, a livello del suolo con grigliato in modo da permettere l’accesso.

Nelle intercapedini di cui sopra e in quelle previste dall’art. 60 può essere permesso porre tubi di energia elettrica, gas, telefoni ecc.

Il proprietario dell’edificio deve mantenere le intercapedini in perfetto stato di manutenzione e pulizia.

 

Art.75

Altezza dei piani

La quota del soffitto degli ambienti dei piani terreni dovrà risultare ad almeno m. 3,50 dal piano stradale e la loro altezza netta tra pavimenti e soffitto non dovrà comunque essere inferiore a m. 2,70.

Qualora i locali del piano terra non siano costruiti sul cantinato il piano del pavimento dovrà essere sopraelevato di almeno cm. 80 sul piano stradale.

L’altezza dei locali superiori a quello terreno, da pavimento a pavimento, non potrà essere inferiore a m. 3,00 e l’altezza non inferiore a m.2,70.

L’altezza netta dei locali si misura da pavimento a soffitto quando questo sia posto in piano; per i soffitti a volta si misura dal pavimento alla sua imposta.

Nei locali di sottotetto a soffitto obliquo l’altezza interna dovrà essere di almeno m. 2,70 per almeno la metà della superficie dei locali stessi e non inferiore a m. 2,00 sulla restante parte.

 

Art.76

Soppalchi

Nei locali a piano terra con altezza non inferiore a m. 5,40 è consentita la costruzione di soppalchi o balconate a condizione che la loro superficie non superi la metà della superficie del locale e la superficie illuminante non sia inferiore a 1\8 tenuto conto anche della superficie del soppalco. L’altezza non deve essere inferiore a m. 2,50 ( sopra e 2,70 sotto).

 

Art.77

Finestre

Ogni locale di abitazione deve avere una finestra, opportunamente ubicata, che prospetti direttamente all’esterno verso vie, o cortili o spazi regolamentari in modo che venga assicurato un fattore medio di luce diurna non inferiore al 2% (D.M. 5.7.1975 art.5). tale requisito si intende soddisfatto secondo i criteri appresso indicati.

Per ciascun locale di abitazione, eccettuati quelli destinati a servizi igienici, disimpegni, corridoi e ripostigli, l’ampiezza della/e finestra/e non deve essere inferiore ad 1/8 della superficie del pavimento; ciò vale per i locali la cui profondità non superi 2,5 volte l’altezza dell’architrave della finestra.

Nel caso di locali di abitazione aventi profondità compresa tra 2,5 e 3 volte l’altezza dell’architrave della finestra, l’ampiezza della/e finestra/e non deve essere inferiore a 1/7 della superficie del pavimento.

Qualora la profondità del locale superi 3 volte l’altezza dell’architrave della finestra, occorre prevedere le finestre su facce diverse, possibilmente tra loro opposte, od in subordine su facce tra loro ortogonali in modo tale che la finestra giacente sulla faccia parallela alla direzione indicante la profondità sia posta oltre tre volte l’altezza dell’architrave della finestra che è posta, invece, sulla faccia ortogonale alla direzione della profondità, assicurando comunque un R.A.I. non inferiore a 1/7 tra la superficie finestrata complessiva e la superficie di pavimento.

Per "superficie finestrata" si intende apertura dotata di serramenti totalmente vetrati e trasparenti e totalmente apribili.

La collocazione delle finestre deve essere tale che la distanza fra la sommità della finestra e la soletta del locale sia la minima possibile.

Per le soffitte è prescritto un rapporto aeroilluminante che non può essere maggiore di 1/15 e minore di 1/30 della superficie di pavimento.

Sono tollerati ripostigli con finestre della dimensione minima di mq.0,50 aperte verso le scale e verso l’interno, purché i relativi locali abbiano una superficie maggiore a mq.4,00 e inferiore o uguale a mq.6,0, ivi comprese le rientranze di vani per porte ed armadi.

Per i ripostigli con superficie maggiore a mq.6,00 si applica quanto previsto per i locali di abitazione.

In ogni caso ogni ripostigli è considerato locale autonomo e deve essere chiuso con porta regolamentare.

Nel caso di ambienti coperti da sporgenze, aggetti, ecc. o confrontanti su spazi liberi ristretti che ne limitano la possibilità di illuminazione, potrà essere richiesto dal Sindaco , su parere dell’U.S.L., un rapporto aeroilluminante congruamente maggiorato.

 

Art.78

Tappezzerie

E’ vietato tappezzare le camere con carte e stoffe tinte con colori compresi nell’elenco ministeriale in vigore.

 

Art.79

Ampiezza dei locali

Non possono costruirsi locali di uso abitazione che non misurino almeno 8 mq. con una larghezza minima di m. 1,80 salvo quanto è detto per le cucine all’art.80 e per i cucinini all’art.81.

 

Art.80

Locale cucine

La cucina sarà considerato vano accessorio, quando non supera mq. 8 di superficie.

L’area del locale di cucina non potrà essere inferiore a mq. 6; l’altezza uguale a quella degli altri locali. Il locale deve essere provvisto di canna fumaria o di ventilazione autonoma sfociante sul tetto non provveduta di valvole o di altri apparecchi di intercettazione.

La canna deve prendere origine verso l’interno da una cappa sotto la quale deve essere un sostegno per i fornelli oppure l’impianto di combustione ( cucina economica, fornelli a carbone, camino ecc. )

L’impianto di fornelli elettrici o di altri apparecchi di riscaldamento non fumogeni non dispensa dall’impianto e dal perfetto funzionamento della canna fumaria o di ventilazione.

Le cucine dovranno essere provviste di finestre regolamentari, di un pavimento di materiale lavabile e di uno zoccolo lavabile alle pareti di m. 1,50 almeno in corrispondenza delle apparecchiature di lavaggio, riscaldamento e cottura dei cibi.

 

Art.81

Locale cucinini

I cucinini e le cabine di cottura non sono considerati come locali e sono ammesse:

quando abbiano una superficie non superiore a mq. 6 e non inferiore a mq. 4;

siano appendici di locali regolamentari illuminati e ventilati, o altrimenti siano dotati di finestra di almeno mq.1;

siano chiudibili con porte a regola d’arte;

siano provviste di adeguata canna di ventilazione sfociante direttamente all’esterno o munite di aspiratore meccanico.

 

Art.82

Atri e corridoi

Gli atrii e i corridoi dovranno essere illuminati e ventilati almeno indirettamente.

 

Art.83

Locali di ripostiglio

I locali di ripostiglio, magazzini e locali di sgombero o altro che si trovano nell’ambito di un appartamento, non devono avere superficie superiore a mq. 4 se sprovvisti di illuminazione e ventilazione diretta. Quando si tratti di armadio a muro questi non potrà avere una profondità superiore a m. 1.

 

Art.84

Portinerie

Le portinerie sono considerate come locali di abitazione e quindi soggette alle prescrizioni relative del presente Regolamento.

I locali delle portinerie per l’abitazione dei portinai dovranno essere almeno due e dovranno avere latrina propria.

 

Particolari ed annessi delle case di abitazione

 

Art.85

Materiali vietati

Nella costruzione dei muri e nei reinterri o riempimenti di pavimentazioni o di coperture è proibito l’impiego di materiale di costruzione di vecchie pareti o di vecchi pavimenti salnitrati o inquinati, come per l’uso di terra proveniente da luoghi malsani o di altro materiale non bene pulito.

E’ pure proibito l’uso di materiale igroscopico.

 

Art.86

Scale e anditi

Gli anditi ed i vani delle scale debbono essere mantenuti puliti, essere bene illuminati ed aerati ed avere le pareti fino alla altezza di m. 1,50 almeno, con rivestimento di facile pulitura. Non è permessa la completa e permanente chiusura con vetri degli androni.

Nella costruzione delle scale la misura dei gradini dovrà osservare il rapporto 2 a + p = 63 – 64 cm. E cioè la misura di due alzate più la misura di una pedata dovrà essere contenuta in 63 – 64 cm.

 

Art.87

Locali per bagni

Per ciascun alloggio almeno un servizio igienico deve essere dotato di: vaso; bidet; lavabo; vasca da bagno o doccia; con superficie minima di mq.4 (larghezza minima m.0,90). Il servizio igienico deve avere altezza netta interna di almeno m.2,40, pareti rivestite fino all’altezza di almeno m.1,50 e pavimenti rivestiti, in materiale liscio, lavabile ed impermeabile.

La stanza da bagno deve essere preferibilmente dotata di finestra, apribile su spazio libero, di superficie non inferiore a mq.0,50.

Sarà tollerata la realizzazione di locali per bagno privi di aperture o con aperture di dimensioni inferiori a mq.0,50,purchè detti locali rispondano alle seguenti caratteristiche:

Siano collegati ad acquedotti che diano garanzie di funzionamento continuo e gli scarichi siano dotati di efficiente e distinta canna di ventilazione primaria e secondaria;

Siano dotati di dispositivo di ventilazione meccanica, conforme ai disposti dell’art.8 del D.M. 5.7.1975 (in tema di rumorosità) ed in grado di assicurare un coefficiente di ricambio minimo di 6 volumi/ora se in aspirazione continua, e di 12 volumi/ora se in aspirazione meccanica intermittente con comando adeguatamente temporizzato, in modo da ottenere tre ricambi completi ad ogni utilizzazione, collegato all'interruttore di illuminazione ed evacuante l’aria in condotto di esalazione obbligatoriamente sfociante sul tetto.

Eventuali altri servizi igienici possono avere una dotazione impiantistica ridotta; essi devono avere una superficie minima di mq.1,10 (larghezza minima m.0,90) e possono essere ventilati meccanicamente secondo quanto prescritto ai punti a) e b) del comma precedente.

Queste stesse disposizioni si applicano ai servizi annessi a studi, laboratori, uffici e negozi.

 

Art.88

Numero delle latrine

Ogni alloggio anche se costituito da un solo locale o comunque sino a cinque locali, deve essere provvisto di latrina opportunamente ubicata.

Gli alloggi con numero superiore a cinque locali aggiungeranno una latrina ogni due locali, arrotondando il calcolo sino al più vicino multiplo di due.

Ogni locale adibito a negozio dovrà disporre di una latrina propria.

Nei locali adibiti ad esercizi pubblici nonché nei magazzini di vendita con sosta di personale, il numero delle latrine disponibili dovrà non essere inferiore ad una ogni mq. 60 di superficie.

Nei cantieri in genere e nei fabbricati in costruzione vi dovrà essere sempre a disposizione del personale almeno una latrina regolamentare che immetta in bottini mobili pure regolamentari qualora non si voglia addivenire subito alla costruzione di un regolare pozzo nero o alla immissione nella fognatura stradale.

Per i locali destinati a dormitori per più persone, convitti, educandati, vi sarà una latrina almeno ogni 30 persone, e le medesime dovranno essere separate qualora sia prevista la presenza dei due sessi.

 

Art.89

Dimensioni delle latrine

Articolo sostituito dall’art.87 modificato con deliberazione di C.C. n° 31 del 26\03\1996

 

Art.90

Antilatrine

E’ vietato far comunicare le latrine direttamente con la cucina, stanza da pranzo, stanza di soggiorno, locali di lavoro, di fabbricazione, di deposito o di vendita di sostanze alimentari senza interporvi una adatta antilatrina di almeno mq. 1,20.

 

Art.91

Funzionamento delle latrine

Le latrine di tutti gli stabili provvisti di regolare fognatura debbono essere costruite con sistema a chiusura idraulica ad intercettatore. Per il buon esercizio e per la lavatura completa dei tubi di scarico, ciascuna latrina dovrà essere dotata di una quantità di acqua sufficiente da fornirsi per mezzo di apparecchio meccanico a cacciata, alimentato direttamente da una condotta interna.

Non sono escluse dalla detta disposizione le latrine esterne non aventi alcuna comunicazione con gli ambienti.

Le latrine degli stabili esistenti nella zona ove non è ancora eseguita la fognatura, dovranno, però, corrispondere al disposto del primo comma del presente articolo a mano a mano che andranno compiendosi le opere di fognatura.

Il proprietario dello stabile dovrà provvedere sotto la propria responsabilità alla rigorosa pulizia delle latrine.

 

Art.92

Acquaio

Ogni fabbricato destinato ad abitazione deve avere, in località opportuna che non sia la latrina o l'antilatrina, un acquaio per ogni alloggio, anche se costituito da un solo locale.

Ogni acquaio ed ogni altro apparecchio per l’evacuazione di acque deve avere lo scarico provvisto di chiusura idraulica permanente a recapitare il materiale nella fognatura stradale od in altro dispositivo precedentemente approvato.

 

Art.93

Raccolta immondizie

In ogni edificio tanto destinato ad abitazione quanto a uffici, magazzino, bottega, opificio, deposito e simili, dovrà essere a cura della proprietà e con l’approvazione dell’Autorità sanitaria, predisposta un area o un ambiente a livello del suolo ( piano terreno ) nel quale saranno collocati recipienti mobili atti a raccogliere le immondizie dell’edificio. Il luogo di raccolta dei rifiuti solidi urbani dovrà essere disposto in modo da consentire comunque la facile e sollecita asportazione dei recipienti contenenti i rifiuti stessi da parte del servizio comunale di raccolta e trasporto immondizie secondo il Regolamento speciale in vigore.

I recipienti mobili o bidoni destinati a raccogliere le immondizie prodotte negli stabili devono essere maneggevoli, copribili e lavabili tanto all’interno quanto all’esterno. La loro foggia, dimensione e peso, saranno determinati dall’Autorità comunale così pure per il numero occorrente per ciascun stabile.

I recipienti mobili o bidoni, quando siano all’aperto, dovranno essere posati su una platea lavabile in materia consistente, a superficie omogenea e continua. I mezzi di lavaggio e lo scarico delle acque impiegate dovranno essere assicurati mediante l’impianto stabile di agevole uso.

Quando i recipienti di raccolta siano collocati in luogo chiuso, questo dovrà essere munito, di pareti lavabili sino a metri due di altezza dal suolo, di dimensioni sufficienti per l’agevole maneggio dei bidoni e provvisto di sufficiente ventilazione.

 

Art.94

Canne di spazzatura

Sono ammesse per la raccolta delle immondizie le canne di caduta quando siano in numero sufficiente e presentino le seguenti caratteristiche di struttura e di impiego:

sezione rotonda o comunque a spigoli arrotondati con sfiato in alto per un metro sopra al tetto;

andamento verticale privo di gomito, superficie interna continua, liscia e lavabile e ispezionabile dall’alto;

dispositivi stagni di versamento ai vari piani con doppi battenti atti a impedire le dispersione di immondizie, da collocarsi all’esterno dei fabbricati;

dispositivo al piede delle canne che consenta il ricambio del bidone una volta riempito senza dispersione.

Per quanto riguarda la raccolta, la conservazione e il trasporto delle immondizie sia nelle case provviste di canna per la raccolta delle immondizie stesse che in quelle che non ne sono provviste, valgono le disposizioni della legge 20 marzo 1941, n. 366, e del Regolamento locale per il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni.

Art.95

Canne camino

Le bocche, canne o tubi di camino, di stufa o di forno, non potranno essere addossate contro le pareti di legno. Non si potrà far esalare il fumo inferiormente al tetto o stabilire condotti di fumo con tubi esterni ai muri prospettanti sul suolo pubblico.

Nell’interno delle case e dei cortili, corridoi, anditi ecc. qualsiasi operazione dia luogo a sviluppo di odore acre o comunque incomodo, od a fumo deve essere praticata sotto cappe di aspirazione idonee munite di tubi che si prolungano di almeno m. 1 sopra i tetti e di adatti depuratori.

I camini per uso industriale dovranno elevarsi sei metri oltre la massima altezza di cui sono suscettibili i fabbricati entro il raggio di m. 50 dai camini stessi, a meno che sia effettuata una efficiente depurazione dei fumi con idonea apparecchiatura.

 

Art.96

Caloriferi

Le bocche di presa di caloriferi ad aria calda od impianti di condizionamento devono essere alimentati direttamente dall’esterno. Deve essere assicurata l’ermetica chiusura fra le pareti metalliche del calorifero, allo scopo di impedire qualsiasi mescolanza di prodotti della combustione con l’aria della camera di riscaldamento. Il locale in cui viene collocato il calorifero deve essere ampio, bene illuminato naturalmente, di facile accesso e separato dal deposito di combustione.

 

Art.97

Norme generali sugli impianti termici domestici

Il funzionamento degli impianti termici domestici dev’essere conforme al disposto della Legge 13 – 7 – 1966 n° 615 e del relativo Regolamento D.P.R. 24 – 10 – 1967 nà 1288.

 

Art.98

Campo di applicazione

Sono soggetti alle norme di cui all’art. 97, tutti gli impianti termici di potenzialità superiore alle 30.000 Kcal\h, non inseriti in ciclo di produzione industriale.

Sono in ogni caso compresi tra gli impianti termici di cui al presente comma, quelli aventi le seguenti destinazioni:

riscaldamento di ambienti;

riscaldamento di acque per utenze civili;

cucine, lavaggio stoviglie, sterilizzazioni e disinfezioni mediche;

lavaggio di biancherie e simili;

distruzione di rifiuti ( fino a 1 tonnellata \ giorno);

forni da pane e altre imprese artigiane ( sfr. Legge 25 luglio 1956 n° 860 ).

In caso di destinazione promiscua sono esclusi dal campo di applicazione delle presenti norme gli impianti la cui produzione termica venga impiegata prevalentemente per usi industriali.

 

Art.99

Patentini

Ai sensi dell’art. 16 della legge 13 – 7 – 1966, n° 615, il personale addetto alla conduzione di un impianto termico di potenzialità superiore a 200.000 Kcal\h dev’essere munito di patentino di abilitazione rilasciato dall’Ispettorato Provinciale del Lavoro, al termine di un corso per la conduzione di impianti termici, previo superamento dell’esame finale.

 

Art.100

Requisiti dei locali

I locali destinati a contenere focolari devono essere separati dal locale per il deposito del combustibile.

La loro aerazione deve avvenire direttamente dall’esterno mediante una o più aperture aventi sezione complessiva, per i locali destinati a contenere focolai non inferiore a 1\10 della superficie in pianta, con un minimo di mq. 1, mentre per i locali per il deposito di combustibile le aperture devono essere non inferiori a 1\30 della loro superficie in pianta, se le aperture comunicano direttamente con spazi scoperti, e non inferiore a 1\20 della superficie in pianta, se comunicano con intercapedine aerata, chiostrini, cavedi, anditi e simili.

La minima superficie in pianta ammessa per un locale contenente focolai è di mq. 6.

Sono vietati i serramenti che possono ostacolare , se chiusi, il passaggio dell’aria attraverso le aperture di aerazione.

E’ consentito che, nel caso di impianti di potenzialità superiore a 10 milioni di kcal\h, si attui l’aerazione meccanica dei locali; in questo caso i serramenti non subiscono le limitazioni anzidette.

Ogni altra apertura dei locali dei locali, non destinati all’aerazione, deve essere chiusa con appropriati serramenti tali da impedire la fuoriuscita di fumi, polveri, gas e odori di qualsiasi tipo.

 

Art.101

Serbatoi per combustibili liquidi

I serbatoi di combustibile liquido devono essere a perfetta tenuta di liquido ed gas, muniti di passo d’uomo facilmente accessibile nella parte alta, di bocche di carico e di un tubo di sfiato.

Il passo d’uomo e le bocche di carico devono essere a chiusura ermetica. Il tubo di sfiato, con un diametro in ogni caso non inferiore a mm.25, deve avere lo sbocco all’esterno della costruzione, ad una altezza dal suolo non inferiore a m. 2,50 e a conveniente distanza da porte e finestre.

I tubi di sfiato o di troppo pieno dei serbatoi di servizio ammessi nei locali contenenti focolari, devono avere un diametro non inferiore a quello dei tubi di arrivo e devono essere collegati ermeticamente con la sommità del serbatoio di deposito.

Le tubazioni di alimentazione dei bruciatori devono essere munite di un organo che consenta di eseguire facilmente prelevamenti di campioni di controllo del combustibile in essi circolante.

 

Art.102

Camini

Al fine di assicurare un regolare smaltimento dei fumi prodotti, ogni impianto termico deve disporre di uno o più camini, ai quali non potrà essere collegato alcun altro impianto o installazione.

I camini possono essere a tiraggio naturale o forzato.

Quando nello stesso locale esistono più focolari, questi possono scaricare nello stesso camino purché immettano in un collettore di sezione pari a una volta e mezza quella del camino e siano dotati ciascuno di propria serranda di intercettazione, distinta dalla valvola di regolazione del tiraggio.

E’ consentito che, a servizio di un medesimo impianto siano installati più camini affiancati, anche di sezioni diverse, con funzionamento indipendente o abbinato ottenuto per mezzo di serrande di intercettazione opportunamente disposte.

Le bocche dei camini devono risultare più alte di almeno 1 m. rispetto al colmo dei tetti, ai parapetti e a qualsiasi altro ostacolo o struttura distante meno di m. 10.

Le bocche dei camini situati a distanza compresa fra 10 e 50 m. da aperture di locali abitati devono essere a quota non inferiore a quella del filo superiore dell’apertura più alta.

Ad istanza degli interessati, su parere del competente Comitato Regionale contro l’inquinamento atmosferico, potranno essere concesse deroghe. In ogni caso dovrà essere rispettata la norma che i camini possono sboccare ad altezza non inferiore a quella del filo superiore dell’apertura più alta, diminuita di m.1 per ogni metro di distanza orizzontale eccedente i m.10.

Per la porzione di camino sporgente dal tetto o dalla copertura dell’edificio non può essere imposta una altezza di costruzione superiore a m.5.

Le bocche dei camini, ad eccezione di quelli a servizio dei focolari aventi potenzialità uguale o superiore a 100.000 Kcal\h, oppure a tiraggio forzato, devono terminare con mitrie o comignoli di sezione utile di uscita non inferiore al doppio della sezione del camino, conformati in modo da non ostacolare il tiraggio e favorire la dispersione dei fumi nell’atmosfera anche in caso di vento forte.

 

Art.103

Canali da fumo

I canali da fumo devono avere in ogni loro tratto un andamento suborizzontale ascendente con pendenza non inferire al 5%.

Devono inoltre avere struttura e materiale delle stesse caratteristiche dei camini, con sezione adeguata allo smaltimento dei fumi, e un rivestimento di coibente in tutto il loro sviluppo, tranne in corrispondenza dei giunti di dilatazione, degli sportelli d’ispezione e dei raccordi metallici con gli apparecchi di cui fanno parte i focolari.

Nei canali da fumo dovranno essere predisposte e adeguatamente distribuite, aperture per facili ispezioni e pulizie e praticati due fori in vicinanza dei raccordi metallici, uno del diametro di mm.50 e uno del diametro di mm.80, per consentire rilevamenti e prelevamenti di campioni.

Nei canali da fumo dovrà essere inserito un registro qualora gli apparecchi di cui fanno parte i focolari non possiedano propri dispositivi per la regolazione del tiraggio.

 

Art.104

Dispositivi accessori

E’ vietato l’impiego di impianti di trattamento dei fumi, funzionanti secondo ciclo ad umido che comportino lo scarico nella fognatura pubblica o nei corsi d’acqua delle sostanze derivanti dal processo adottato.

Gli impianti, comunque non in contrasto col precedente comma, devono essere facilmente accessibili al personale addetto alla loro conduzione ed a quello preposto alla sorveglianza.

Il materiale che si raccoglie negli impianti suddetti dev’essere periodicamente tolto e trasportato in luoghi di scarico di riconosciuta idoneità oppure consegnati ai servizi di nettezza urbana, separatamente da altri rifiuti e racchiusi in sacchi impermeabili.

 

Art.105

Focolari

Le camere di combustione degli impianti termici devono avere volume e caratteristiche tali che la fiamma visibile si esaurisca sempre entro di esse.

Il volume e le caratteristiche delle camere di combustione devono essere determinati all’origine e verificati ai collaudi di rapporto alle massime potenzialità ammesse e alla natura e tipo di combustibile da bruciare.

I fumi in uscita dagli apparecchi di cui fanno parte i focolari non devono avere temperatura inferiore a 160° C quando l’impianto è in fase di funzionamento di 2\3 della massima potenzialità.

Per consentire il controllo della fiamma e il rilevamento della temperatura dei fumi, gli apparecchi devono essere dotati di fori, opportunamente disposti.

In ogni apparecchio dev’essere fissata una targa ben visibile, sulla quale sono riportati la massima potenzialità ammessa, nonché la natura e il tipo di combustibile da bruciare.

Sono ammessi focolari che permettono di bruciare combustibili di natura e tipi diversi purché siano indicati sulla targa di cui sopra, insieme con la corrispondente potenzialità massima.

 

Art.106

Bruciatori e griglie mobili

I combustibili liquidi non possono essere impiegati nei focolari se non per mezzo di idonei apparecchi bruciatori rispondenti alle caratteristiche costruttive e funzionali previste dalle norme regolamentari vigenti.

Su targa fissata in modo inamovibile e ben visibile sul bruciatore deve essere riportata la massima potenzialità dell’apparecchio in relazione al tipo e alle caratteristiche del combustibile o dei combustibili da usare e le corrispondenti temperature di preriscaldamento.

La potenzialità massima di esercizio di un bruciatore non deve in nessun caso risultare superiore alla potenzialità massima del focolare servito.

Ogni bruciatore deve essere dotato di filtro per il combustibile, ubicato in modo tale che ne risulti agevole l’ispezione e la pulizia.

La temperatura dei combustibili pre – riscaldati, che per quelli aventi viscosità superiore a 4 gradi Engler non deve essere inferiore a 70° C, deve potersi facilmente rilevare per consentire la verifica con quella prescritta sulla targa.

I bruciatori devono essere dotati di dispositivi automatici atti a impedire il funzionamento quando la temperatura del combustibile in arrivo sia inferiore a quella prevista e a arrestare l’alimentazione del combustibile in caso di mancanza di fiamma.

I dispositivi automatici suddetti debbono, dopo l’arresto, potersi inserire solo manualmente previa liberazione del focolare dei prodotti gassosi mediante idonea ventilazione.

Negli impianti termici, dove si impiegano combustibili solidi,

Sono consentiti sistemi di alimentazione meccanica oppure dispositivi bruciatori di combustibili polverizzati o di miscele di combustibili solidi, purché rispondenti alle norme regolamentari vigenti.

 

Art.107

Apparecchi indicatori

Tutti gli impianti termici devono essere dotati degli apparecchi indicatori di cui appresso, allo scopo di consentire il rilevamento dei principali dati caratteristici relativi alla conduzione dei focolari.

Un termometro indicatore della temperatura dei fumi deve essere installato stabilmente alla base di ciascun camino. Le indicazioni del termometro nel caso di focolari aventi potenzialità superiore ad un milione di Kcal\h, devono essere registrate con apparecchio a funzionamento continuo.

Due apparecchi misuratori della pressione relativa ( riferita a quella atmosferica ) che regna rispettivamente nella camera di combustione ed alla base del camino, per ciascun focolare di potenzialità superiore a 1 milione di Kcal\h.

Un apparecchio misuratore della concentrazione volumetrica percentuale dell’anidride carbonica ( CO2 ) nonché dell’ossido di carbonio ( CO + H2 ) contenuti nei fumi, inserito in un punto appropriato del percorso. In sostituzione dell’apparecchio misuratore della concentrazione dell’ossido di carbonio e dell’idrogeno può essere adottato un apparecchio misuratore dell’ossigeno in eccesso o anche un indicatore della opacità dei fumi. E’ richiesta una apparecchiatura composta di due dispositivi , come sopra specificato, per ogni focolare di di potenzialità superiore a 1.000.000 Kcal\h; essa deve essere integrata con un dispositivo di allarme acustico riportato in un punto riconosciuto idoneo all’atto del collaudo dell’impianto termico. Le indicazioni di questi apparecchi, nel caso di focolari aventi potenzialità superiore a due milioni di Kcal\h, devono essere registrati in maniera continua.

I dati forniti dagli apparecchi indicatori a servizio degli impianti termici aventi potenzialità superiore a 5.000.000 Kcal\h, anche se costituiti da un solo bruciatore, devono essere riportati sudi un quadro raggruppante i ripetitori ed i registratori delle misure, situato in un punto riconosciuto idoneo per una lettura agevole da parte del personale addetto alla conduzione, al collaudo dell’impianto termico.

Tutti gli apparecchi indicatori, ripetitori e registratori delle misure devono essere installati in maniera stabile e devono essere tarati e riconosciuti idonei nel collaudo del relativo impianto termico e con ogni suo successivo controllo.

 

Art.108

Domande per approvazione di progetti e per i collaudi

Per ottenere la preventiva approvazione dei progetti concernenti l’installazione di un nuovo impianto termico o per la trasformazione o l’ampliamento di un impianto preesistente, il proprietario o possessore deve presentare domanda corredata da un progetto particolareggiato dell’impianto, con l’indicazione della potenzialità in Kcal\h, al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco.

I documenti richiesti devono essere firmati da un ingegnere o da un tecnico abilitato nei limiti delle rispettive competenze.

Avverso la mancata approvazione del progetto dell’impianto è ammesso ricorso, entro 30 giorni dalla notifica, al Prefetto.

Il provvedimento del Prefetto è definitivo.

Entro 15 giorni dall’installazione o dalla trasformazione o dell’ampliamento dell’impianto, al fine di ottenere il collaudo degli impianti termici, trasformati o ampliati prima della loro attivazione, l’utente deve fare denuncia indicando, oltre alla potenzialità dell’impianto, anche tutte le variazioni apportate al progetto iniziale in base a modifiche preventivamente apportate.

Avverso l’esito negativo di tale collaudo è ammesso ricorso, entro 30 giorni dalla notifica, al Prefetto.

Il provvedimento del Prefetto è definitivo.

I progetti di installazione di un nuovo impianto termico e i progetti di trasformazione o do ampliamento di un impianto termico e i progetti di trasformazione o di ampliamento di un impianto preesistente devono essere esaminati dal competente C.P.V.F. entro 60 giorni dalla presentazione della domanda.

I collaudi degli impianti termici installati, trasformati o ampliati devono essere effettuati dal competente C.P.V:F. entro 30 giorni dalla presentazione della denuncia.

 

Art.109

Limiti delle emissioni

L’indice dei fumi emessi dagli impianti termici che bruciano combustibili liquidi deve in nessun caso essere superiore al n. 2 della scala Ringelmann, con la sola eccezione dei fumi provenienti da camini con altezza superiore a m.50 per i quali è consentito un indice uguale al n. 3 della scala Ringelmann, per periodi complessivi non superiori a 5 minuti primi durante ogni ora di funzionamento.

La durata dei periodi complessivi può essere raddoppiata per gli impianti che bruciano combustibili solidi.

I fumi degli impianti termici non debbono contenere composti di zolfo, espresso come anidride solforosa, a una concentrazione superiore dello 0,20% in volume in nessuna fase di funzionamento.

Al fine di assicurare combustioni quanto più perfette possibili la concentrazione dell’anidride carbonica dei fumi deve essere fra il 10 ed il 13 % in volume per gli impianti termici funzionanti a combustibili liquidi e superiore al 10 % per quelli funzionanti a combustibili solidi.

La temperatura dei fumi emessi dagli impianti termici, misurata allo sbocco dell’atmosfera, deve essere superiore – fatta eccezione per i periodi di avviamento – a 90° C.

Quando il rilevamento visivo dell’indice dei fumi, eseguito dal personale autorizzato, metta in evidenza per due volte valori superiori a quelli consentiti, si deve procedere all’accertamento del contenuto di particelle solide con il metodo ponderale secondo le modalità specificate nell’appendice 4 del Regolamento 24 ottobre 1967, n. 1288.

Se da tale accertamento risultano valori superiori a quelli consentiti dal Regolamento suddetto, il C.P.V.F. trasmette all’Ufficio del Medico Provinciale il verbale redatto a conclusione della ispezione effettuata, per l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge.

Copia del medesimo dev’essere notificata al responsabile dell’impianto.

 

Art.110

Caratteristiche dei combustibili

I combustibili usati per il funzionamento degli impianti termici devono possedere le caratteristiche previste dalle disposizioni vigenti.

Per l’impiego dei combustibili per i quali è consentito l’uso con limitazione, deve essere presentata domanda debitamente motivata e documentata al Sindaco del Comune che provvederà sentito il C.P.V:F. e l’Ufficiale Sanitario.

Contro i provvedimenti di diniego l’interessato può ricorrere entro 30 giorni, al Prefetto.

 

Art.111

Prelevamento di campioni di combustibile

I C.P.V.F., cui è devoluta la vigilanza sugli impianti termici, sulla loro conduzione, sui combustibili e sull’emissione dei fumi, hanno la facoltà di procedere a sopralluoghi e prelievi di campioni di combustibile. I predetti Comandi possono richiedere la collaborazione dei competenti Uffici Tecnici Comunali.

Il prelevamento che deve essere effettuato dalla persona incaricata dal C.P.V:F. alla presenza continua dell’utente responsabile dell’impianto o di persona da lui autorizzata, dev’essere seguita dalla redazione di un verbale da sottoscrivere dagli interessati.

Le modalità dei prelievi devono essere conformi a quelli previsti dalle norme vigenti.

 

Art.112

Analisi dei campioni di combustibile

Quando all’analisi risulti che i combustibili non corrispondono ai requisiti fissati dalla legge e dal Regolamento in materia vigente, il Capo del laboratorio trasmette denuncia al Medico Provinciale, unendovi il verbale di prelevamento e il certificato di analisi. Contemporaneamente, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, comunica all’utente dell’impianto termico al quale è stato fatto il prelievo dal C.P.V.F. che ha eseguito il prelievo stesso, il risultato dell’analisi.

Entro 15 giorni dalla data del ricevimento della comunicazione, gli interessati possono presentare al Medico Provinciale istanza di revisione, in bollo, unendo la ricevuta di versamento della somma di L. 15.000.

L’analisi di revisione viene eseguita presso l’Istituto Superiore di Sanità entro il termine massimo di mesi due In caso di mancata presentazione nei termini della istanza di revisione, o nel caso che l’analisi di revisione confermi quella di prima istanza, il Medico Provinciale trasmette entro 15 giorni la denuncia all’autorità giudiziaria.

 

Art.113

Vigilanza

La vigilanza sugli impianti termici, sulla loro conduzione, sui combustibili e sulle emissioni di fumi e effettuata dal C.P.V.F., con controlli periodici o su segnalazione della competente autorità sanitaria o da organi di controllo previsti dalla legge 13 – 7 –1966 n. 615.

E’ fatto obbligo ai C.P.V.F. di segnalare all’Ufficiale Sanitario tutte le trasgressioni alle norme vigenti, sia di carattere generale che di carattere particolare, riscontrate nell’eseguire i controlli o delle quali fossero comunque a conoscenza.

 

Art.114

Esalazioni nelle abitazioni

Qualora nelle abitazioni si rilevino esalazioni di gas che traggano origine da prodotti di combustione, l’Ufficio d’Igiene e Sanità ne accerterà la provenienza con mezzi strumentali o con altre rilevazioni di carattere obbiettivo, tutte le volte che l’apprezzamento sensoriale faccia difetto o sia insufficiente, e provvederà a fare ingiungere le cessazione delle esalazioni moleste quando non vi sia possibile la completa captazione o neutralizzazione.

 

Art.115

Esalazioni negli opifici

Oltre alle prescrizioni di competenza dell’ispettorato del Lavoro, gli impianti industriali dovranno adeguarsi alle prescrizioni che l’Ufficio d’Igiene e Sanità riterrà necessarie nell’interno degli stabilimenti purché, dalle lavorazioni ivi eseguite, non risultino dispersioni o fughe di gas, esalazioni e materiali che possano disturbare o danneggiare la popolazione che vive nei dintorni della fabbrica.

Negli stabilimenti industriali, laboratori od opifici di qualunque genere è vietata qualsiasi lavorazione che produce esalazioni, vapori e poveri dannose o moleste (od anche inerti ma in quantità importante) quando non siano in atto dispositivi di riconosciuta efficacia e giudizio dell’Ufficio d’igiene e Sanità, per la captazione e trasformazione di essi.

 

Art.116

Canali di gronda

Ogni fabbricato deve avere la gronda del tetto, sia verso la pubblica via sia verso i cortili ed i recinti, munita di doccia di ampiezza sufficiente a ricevere e convogliare le acque pluviali ai tubi di sfogo e secondo le disposizioni del Regolamento Edilizio locale.

Nei tubi di scarico esterni è assolutamente vietato immettere acque lorde o di lavatura domestica provenienti dai cessi, acquai, bagni ecc.

Le acque pluviali dei tetti verso piazze, vie, vicoli ed altri siti di uso pubblico e verso i cortili, per mezzo dei tubi che sfogare per appositi cunicoli nelle fognature e corsi d’acqua superficiali, dove questi esistono, e, a suo tempo, in quelle che verranno costruite colle modalità fissate dall’Amministrazione comunale. I proprietari delle case devono mantenere in perfetto stato sia le docce che i tubi di sfogo.

 

Art.117

Ripulitura case

Salvo le disposizioni riportate dal Regolamento Edilizio, le pareti che insistono sulle aree comuni interne degli edifici devono essere tenute costantemente pulite ed in buono stato.

I restauri e le ripuliture delle dette parti delle fabbriche dovranno essere fatti tutte le volte che il Sindaco ne riconosca la necessità.

 

Art.118

Scuderie, stalle, porcili, allevamenti di animali domestici

Il territorio del Comune di Novara, agli effetti degli allevamenti del bestiame a qualsiasi titolo e di qualsiasi specie animale, viene suddiviso in tre zone.

Le Vie perimetrali comprendono i numeri pari e dispari.

ZONA A: nella quale è vitato tenere scuderie, stalle, porcili ed allevamenti di animali da cortile in genere; compresa tra C.so della Vittoria ang. Strada Gilardengo, Via S. Rocco, Strada Redi, Via Fulceri, Strada Fara, Strada Lazzari, Via Oxilia, Strada molino Grande, Via Marconi, Via Gnifetti, Largo Micca, Via Valsesia fino alla ferrovia Torino – Vercelli fino al torrente Agogna, torrente Agogna fino al ponte della madonna del Bosco, C.so Vercelli, Strada Pinciroli, Via Zara, Strada Joli, Via Gallotti, V.le G. Cesare, V.le Curtatone, V.le S. Nazzaro della Costa, Via S. Bernardino da Siena, Via Manzoni, Largo Buscaglia.

ZONA B: nella quale possono essere consentiti depositi, allevamenti di bestiame e animali da cortile, sempre se, a seguito di della visita dell’Ufficiale Sanitario e del Veterinario Capo, venga accertato che la località è adatta per l’uso e che il deposito o l’allevamento si trova nelle condizioni richieste per l’igiene pubblica e non può arrecare danno o molestia agli abitanti delle case vicine.

Detta zona viene ad essere compresa fra la ZONA A: e: a nord: ( partendo dall’incrocio della ferrovia Milano – Nord fino al canale Q. Sella, risalendo quest’ultimo fino al Canale Cavour, scendendo lungo la statale 32 fino alla proprietà Nato, lato nord e lato ovest della stessa fino alla Roggia Mora, seguendo la medesima fino alla ferrovia per Domodossola, rislaendo la ferrovia fino al casello FF.SS. n° 3, seguendo una retta che unisce il casello a Via Risorgimento, Via Risorgimento, strada per la Cascina Grande, fino al punto della Fontana Nivellina, seguendo una retta che toccando sul lato ovest la casina Baraggina e la Cascina Sabbione, raggiunge le Cascina Molino Grande, seguendo una retta che congiunge quest’ultima con l’incrocio tra il Torrente Agogna e la strada per Biandrate;

A Ovest: ( partendo dall’incrocio del torrente Agogna con la strada per Biandrate) Strada per Biandrate, Strada Comunale del Gazurlo fino al ponte della Madonna del Bosco sul torrente Agogna;

A Sud: una retta che congiunge il ponte della Madonna del Bosco sul torrente Agogna col Seminari Vescovile, una retta che unisce quest’ultimo alla statale per Genova all’altezza della Via Pepe e che prosegue fino al canale Q. Sella all’altezza del casello delle FF.SS. n° 43;

A Est: Il torrente Tredoppio nel tratto compreso fra la ferrovia Milano – nord e la ferrovia Milano – Torino, ferrovia Milano – Torino fino al canale Q. Sella, il canale Q. Sella fino al casello FF.SS. n° 43;

Fa pure parte della zona B:

La zona industriale limitata a sud dalla strada per Biandrate nel tratto compreso fra il ponte dell’Agogna e la cascina Torretta, a nord –ovest da una retta che congiunge quest’ultima col ponte della ferrovia per Biella e a nord – est dal torrente Agogna nel tratto compreso fra i ponte della ferrovia per Biella e il ponte della strada per Biandrate; la zona industriale compresa fra il cavo Panizzina e la strad per Biandrate; la zona industriale compresa fra il cavo Panizzina e la strada per Casalgiate e che si estende per 300 m. lungo il lato nord della statale per Vercelli, la zona industriale compresa fra il ponte della Madonna del Bosco e la strada per Lumellogno e che si estende per 300 m. lungo il lato sud della strada per Vercelli.

Della zona B fa infine parte:

L’abitato delle frazioni di Olengo, Torrion Quartara, Lumellogno, Casalgiate, Gionzana e Pernate.

ZONA C: tutto il restante territorio del Comune.

 

Art.119

Rimesse

Le rimesse che servono non soltanto al semplice deposito di vetture e veicoli, ma anche alla nettezza di questi, devono esser provviste di scolo per le acque di lavatura, coi rispettivi chiusini inodori.

 

Art.120

Allevamento animali

All’infuori del perimetro indicato nell’art. 118, e per tutto il restante territorio del Comune, sono consentite le scuderie, le stalle, i porcili, i pollai e i depositi e gli allevamenti di animali a qualunque fine.

Tuttavia, chiunque intende mantenere od iniziare l’esercizio di attività di tale genere a fine commerciale ed industriale, dovrà ottenere autorizzazione dal Sindaco, subordinata all’accertamento da parte dell’Ufficiale Sanitario e del Veterinario Capo che la località adibita è atta alla destinazione e che la scuderia, stalla, porcile ecc. si trova nella condizione richiesta dall’igiene pubblica e non può recare danno o molestia agli abitanti della zona circostante.

 

Capitolo IX

 

Approvvigionamento e distribuzione dell’acqua per uso potabile e domestico

 

Art.121

Vigilanza

L’Ufficio d’igiene e Sanità deve, colle modalità che verranno formulate dal Sindaco e notificate agli eventuali interessati, mantenere una rigorosa vigilanza:

a) sulle località di presa delle acque condotte in Città;

b) sulla loro conduttura;

e soprattutto sulle condizioni delle acque stesse e facendo praticare dal Laboratorio Provinciale di igiene e profilassi periodicamente l'esame batteriologico e fisico – chimico.

Ogni sospetto o accertamento di alterazione nelle buone condizioni delle acque deve essere denunziato al Sindaco dall’Ufficiale Sanitario, il quale unirà proposte per gli opportuni e urgenti provvedimenti.

 

Art.122

Fontane pubbliche

Le fontane pubbliche devono essere costruite in modo che non sia possibile l’inquinamento dell’acqua nell’atto dell’attingimento.

 

Art.123

Approvvigionamento case

Gli edifici pubblici e privati devono essere approvvigionati di acqua riconosciuta pura e potabile in quantità adeguata alle esigenze della vita e dell’attività delle persone che vi dimorano e vi lavorano.

Gli edifici si intendono regolarmente approvvigionati quando la rete di distribuzione domestica raggiunga tutti i piani e l’acqua vi possa essere erogata in modo continuo e sotto sufficiente pressione in misura non inferiore ai 200 litri per giorno ogni persona.

Nelle case di abitazione l’impianto delle colonne montanti, il loro numero e la loro portata dovrà essere adeguato alla possibilità di distribuzione di acqua di tutte le latrine, cucine e servizi di doccia e bagno esistenti nella casa e, nella sua struttura e consistenza, dovrà rendere agevole l’allacciamento delle condotte particolari.

L’erogazione delle acque mediante conduttura a rete dovrà avvenire in modo diretto senza la costruzione di serbatoi di carico aperti.

Sono ammessi serbatoi chiusi di alimentazione parziale serviti da motopompe negli edifici nei quali la pressione di regime dell’acquedotto non è sufficiente a erogare a tutti i piani ( autoclavi).

I progetti di questi impianti privati di sollevamento saranno presentati per la approvazione preventiva del Sindaco. L’Ufficiale Sanitario esprimerà su di essi il proprio parere tecnico – igienico.

Ultimato l’impianto, gli interessati prima di adibirlo per la distribuzione dell’acqua nell’edificio dovranno dare notizia al Sindaco dimostrando che l’impianto eseguito è conforme al disposto del presente articolo.

 

Art.124

Approvvigionamento acqua

Nelle località ove l’acquedotto municipale può erogare acqua agli edifici, essi dovranno allacciarsi alla condotta pubblica. Allo stesso obbligo devono sottostare i proprietari di case prospicienti a vie dove viene estesa la rete di distribuzione dell’acquedotto municipale.

L’Ufficio acquedotto provvederà direttamente all’allacciamento di dette case con la condotta di distribuzione dell’acqua anche quando la casa è alimentata di acqua di pozzo privato precedentemente riconosciuta potabile dall’Ufficio di Igiene e Sanità.

Nelle zone del Comune non servite dall’acquedotto municipale potrà essere autorizzata la costruzione di pozzi privati. Detti pozzi saranno abilitati alla fornitura di acqua potabile soltanto quando il Laboratorio di Igiene e Profilassi provinciale avrà rilasciato all’Ufficiale Sanitario un certificato dal quale risulti che il pozzo fornisce in maniera regolare acqua avente tutti i caratteri organolettici, fisici, chimici e batteriologici della potabilità.

 

Art.125

Condutture acqua

I tubi che conducano l’acqua potabile nell’interno delle case devono:

essere di ferro zincato o di altro materiale riconosciuto idoneo dall’Ufficio d’Igiene e Sanità;

essere collocati in modo che sia facile verificare e ripararne i guasti;

non essere in immediato contatto con condotti di fognatura, ma esserne separati convenientemente e con opportune difese.

 

Art.126

Chiusura di pozzi

Quando l’acqua di un pozzo sia riconosciuta come insalubre o sospetta di diventarlo secondo il giudizio espresso dagli organi di controllo, l’Ufficiale Sanitario propone al Sindaco che sia ingiunto al proprietario il risanamento del pozzo con misure giudicate opportune e adeguate o infine che sia abbandonato e reso impossibile l’attingimento con mezzi idonei approvati dall’Ufficio d’Igiene e Sanità.

Quando la casa sarà provvista di acqua salubre e potabile, il Sindaco potrà permettere che il pozzo sia riaperto, purché sopra il medesimo sia scritto direttamente sul muro e con caratteri ben leggibili "Acqua non bevibile". Tale scritta dovrà essere rinnovata tutte le volte che, per qualsiasi ragione, fosse diventata illeggibile.

 

Art.127

Modalità di scavo

I pozzi di acqua per uso di bevanda o domestico devono essere scavati, per quanto possibile, lontani da qualunque causa di inquinamento da parte del terreno circostante, tenuto conto soprattutto della direzione del movimento della falda liquida sotterranea.

 

Art.128

Pozzi acqua viva

I pozzi d’acqua potabile devono distare almeno 25 metri dai pozzi neri o dai depositi di letame o di immondizie: la loro apertura deve essere contornata da uno spazio di suolo libero ed impermeabile con pendenza verso l’esterno.

 

Art.129

Attingimento acqua

I pozzi devono sempre essere muniti di pompa per il sollevamento dell’acqua; i pozzi, devono essere frequentemente ripuliti.

 

Art.130

Pozzi abbandonati

Qualunque volta un pozzo venga abbandonato dovrà essere demolito.

 

Art.131

Lavatoi pubblici

I lavatoi pubblici per oggetti di uso personale o domestico devono avere la massima aerazione ed essere costruiti a scompartimenti distinti, aventi ognuno una speciale bocca d’entrata e di uscita dell’acqua; devono inoltre avere le pareti intonacate ed imbiancate, ed il pavimento impermeabile, con pendenza tale da presentare facile scolo dell’acqua verso una bocca di scarico.

Devono essere abbondantemente provvisti di acqua che non abbia servito altro uso domestico od industriale, per cui possa essere stata in qualche modo inquinata.

L’acqua di rifiuto dei lavatoi deve essere immessa nelle pubbliche fogne mediante canali di scarico muniti di sifone; i detti lavatoi devono essere tenuti con la massima nettezza, curando dopo ogni lavatura lo scarico delle acque sudicie, lo spurgo e la disinfezione delle vasche e la pulitura del sifone.

E’ proibito l’accesso ai pubblici lavatoi, come pure è proibito di lavare nei corsi d’acqua superficiale, alle famiglie presso le quali si sono verificate casi di malattie infettive, se non dimostreranno, mediante biglietto che l’Ufficio d’Igiene rilascerà loro, che le biancherie e gli oggetti da lavare furono prima disinfettati.

 

Art.132

Lavanderie pubbliche - Lavandai

Coloro che vogliono esercitare una lavanderia pubblica, devono presentare una domanda di autorizzazione al Sindaco con l’indicazione precisa del luogo, ove la lavanderia dovrà sorgere, allegando un disegno che dimostri il numero dei vani, gli apparecchi da usare e la distribuzione degli ambienti.

Nella domanda stessa deve chiaramente risultare:

a) con quali acque si intende procedere all’ammollamento, lavatura e sciacquatura della biancheria;

b) il modo di scarico delle acque luride;

il luogo di raccolta di dette acque;

come si procede al loro smaltimento.

 

Art.133

Lavanderia – Ambienti

La lavanderia anche se ridotta a minime proporzioni deve sempre disporre:

di uno spogliatoio per il personale, ben separato dalle stanze di lavanderia;

di latrina ad acqua costruita secondo le disposizioni del presente Regolamento.

Non è consentito che il personale consumi il vitto nei locali dello stabilimento a meno che non sia assegnato per questo un locale separato, decoroso, aerato e naturalmente illuminato.

Le biancherie sporche in arrivo devono sostare in un ambiente destinato allo scopo, bene aerato e illuminato a luce naturale.

Il predetto locale deve avere pavimento di materiale compatto, liscio, con angoli arrotondati facilmente lavabili; pareti con zoccolatura di materiale impermeabile alta due metri.

Analogo locale riceverà le biancherie lavate pronte alla restituzione.

I locali della lavanderia vera e propria avranno pure pavimento impermeabile ad unica gettata con dispositivi per impedire che gli addetti alla lavanderia stiano coi piedi all’umido.

I locali della lavanderia devono avere aperture ampie comunicanti con l’esterno e zoccolatura impermeabilizzata delle pareti.

Qualora la lavanderia non disponga di apparecchi meccanici per il trattamento tecnico e chimico delle biancherie sporche (liscivatrice meccanica, stufe a vapore fluente e sotto pressione) le vasche di ammollatura, lavatura e sciacquatura devono essere ben distinte fra loro perché le varie operazioni siano eseguite con regola.

Le vasche devono essere di materiale impermeabile con angoli arrotondati e con scarichi separati per ciascuna vasca e di limitata capacità ad evitare la mescolanza di biancheria di differente provenienza.

E’ obbligatorio che le biancherie eccessivamente sporche e quelle provenienti da case dove si è verificato un caso di malattia infettiva siano lavate separatamente; per queste ultime è richiesto il biglietto che l’ufficio d’igiene e Sanità rilascerà attestante la disinfezione della biancheria e degli oggetti di lavoro.

Il personale sarà protetto con indumenti adatti e con zoccoli di legno.

 

Art.134

Trasporto di biancherie sporche e di biancherie pulite

I veicoli che trasportano biancherie sporche dalle varie case cittadine alle lavanderie sia urbane che fuori città e quelli che riconducono le biancherie lavate, devono essere nettamente distinti fra loro.

E’ severamente proibito trasportare sullo stesso veicolo biancherie sporche e lavate anche se si in sacchi a forte tessitura.

Le biancherie sporche, quanto quelle pulite trasportate su veicoli devono essere protette completamente con copertoni impermeabili.

E’ proibito a chiunque per qualsiasi motivo di salire sui veicoli che trasportano tanto biancherie sporche quanto pulite.

 

Art.135

Stabilimenti per tintoria e pulitura a secco

Gli stabilimenti di tintoria e pulitura a secco devono corrispondere ai requisiti dei precedenti articoli.

Devono essere provvisti di apparecchi moderni idonei ad evitare disperdimenti gassosi che molestino e danneggino la salute dei vicini e del personale lavorante.

E’ proibito l’uso di sostanze decoloranti con produzione di gas, di cloro e simili.

Questo trattamento deve essere eseguito in località appartata riconosciuta idonea dall’Ufficio d’igiene e Sanità.

 

Art.136

Vaccinazione

Il personale addetto alle lavanderie e agli stabilimenti di tintoria e pulitura a secco deve immune da malattie infettivo – contagiose e postumi di esse e deve subire ogni anno la vaccinazione antitifoparatifica.

Il proprietario o conduttore dello stabilimento sarà ritenuto responsabile di eventuali inadempienze in proposito.

 

Capitolo X

 

Allontanamento dalle case e dall’aggregato urbano dei rifiuti domestici e delle acque immonde

 

Art.137

Allontanamento e depurazione liquami

Le nuove costruzioni urbane saranno autorizzate soltanto se provvederanno allo smaltimento delle acque luride mediante immissione in fognatura o, previa conveniente depurazione, in corsi d’acqua perenne.

Per le costruzioni già esistenti in fregio alle quali non esista fognatura o che non abbiano comunque possibilità di immissione in corsi d’acqua, limitatamente al tempo in cui permanga detta condizione, il Comune potrà autorizzare un diverso modo di smaltimento delle acque luride, tenuto conto della ubicazione, della possibilità di allacciamento futuro alla fognatura e del numero degli abitanti della casa. Restano però fermi i requisiti e le caratteristiche dei condotti di smaltimento interni dell’edificio.

L’impianto dovrà appartenere ai seguenti tipi:

pozzo nero regolamentare;

fossa settica o di chiarificazione;

impianto di depurazione completo;

disperdimento superficiale a spina di pesce.

Ciascun metodo o dispositivo deve conseguire la specifica corrispondente approvazione dell’Ufficio d’Igiene e Sanità. Lo scarico di un effluente non depurato non sarà consentito se non quando sia dimostrata la possibilità di diluizione dell’effluente medesimo, in canali aventi una portata minima continua di proporzione ritenuta conveniente dall’Ufficiale Sanitario e quando risulti che la destinazione delle acque nelle quali l’effluente è immesso, non possa portare a contaminazione di persone o cose, a valle dello scarico medesimo.

Il presente articolo non si applica alle acque industriali delle quali dovrà essere preventivamente approvato caso per caso il metodo di depurazione progettato.

 

Art.138

Requisiti dei pozzi neri e delle fosse settiche

I pozzi neri e le fosse settiche dovranno essere sempre costruiti in luoghi privati scoperti e distanti almeno m.1 dai muri del fabbricato, con lo spazio interposto riempito di terreno argilloso ben compresso e distanti almeno 25 m. dai pozzi o da qualunque altro serbatoio di acqua potabile.

I pozzi neri dovranno essere perfettamente isolati dal suolo e dalle pareti del sotterraneo con l’uso di materiali atti ad evitare qualsiasi infiltrazione.

Le bocche d’accesso ai pozzi neri devono avere:

una superficie non inferiore a mq.0,50;

un doppio chiusino di lastra metallica o di pietra, a perfetta tenuta, intermezzato da uno spazio di almeno 20 cm. Riempito di terriccio.

Inoltre tutti i pozzi neri devono avere un tubo di aerazione di diametro non inferiore a cm. 10, da prolungarsi ad altezza superiore a quella dei tetti vicini e non possono assolutamente essere provvisti di sfioratoio.

Le fosse settiche dovranno essere costruite ad almeno due camere, la seconda delle quali avrà la capacità di 1\3 della prima; le loro dimensioni devono essere tali da consentire un periodo di sosta dei liquami di almeno 24 ore; la loro capienza totale sarà determinata calcolando una distribuzione media di l.200 d’acqua per abitante.

Devono inoltre essere costruite in muratura, intonacate con malta di cemento dello spessore di cm.2 e devono avere gli angoli arrotondati.

Lo scomparto aerobico dovrà essere provvisto di tubo di aerazione di diametro non inferiore a cm. 10 da prolungarsi ad altezza superiore a quella dei tetti vicini.

A cura dei proprietari le fosse settiche debbono essere scaricate e ripulite almeno una volta ogni tre anni e di tale operazione dovrà essere data notizia alla Direzione dei servizi di igiene e sanità.

 

Art.139

Effluenti di fosse settiche

Le fosse settiche dovranno essere in grado di garantire l’emissione di un effluente semi depurato sufficientemente liquido e privo di odore putrido in corso d’acqua di sufficiente portata ed escluso da impieghi sia domestici sia industriali, soprattutto per uso di lavanderia.

L’Ufficio d’Igiene e Sanità potrà ordinare che l’effluente semi depurato sia sottoposto a colorazione quando il recapito dell’effluente avvenga in raccolta d’acqua o in corsi nei quali non sia garantita la necessaria diluizione con sufficiente continuità.

L’effluente potrà essere disperso a scopo irrigatorio in una rete di tubi sotterranei collocati a profondità di almeno cm. 40 dalla superficie del suolo, là dove non si faccia ricorso a pozzi od altri mezzi di attingimento alla falda acquea superficiale.

 

Art.140

Fosse settiche – Censimento

L’Ufficio d’igiene e Sanità terrà un elenco dettagliato delle fosse settiche funzionanti in città e ne controllerà il funzionamento con visite e prelevamenti annuali ai quali potranno far seguito analisi sommarie intese a dimostrare il grado di ossidabilità degli effluenti e le loro caratteristiche igieniche.

 

Art.141

Vuotatura di pozzi neri

Il metodo di spurgo dei pozzi neri deve essere fondato sull’impiego di recipienti metallici nei quali l’aria e stata rarefatta per ottenere l’aspirazione delle materie luride senza manipolazione. Altri metodi basati su principi diversi dovranno riportare l’approvazione dell’Autorità Comunale che la concederà caso per caso sentito l’Ufficiale Sanitario.

 

Art.142

Trasporto materie fecali

Le materie sedimentali devono essere versate nella fognatura nei luoghi e nelle ore che saranno stabilite dall’Amm. Comunale.

E’ vietato di servirsi di tali materie a scopo di concimazione agricola.

Per il trasporto delle materie sedimentali, sia dai pozzi neri che dai depositi, si deve far uso di carri - botte perfettamente chiusi provvisti possibilmente di sistema pneumatico e, in ogni caso, capaci allo scopo senza dar luogo a spandimenti od a fetide esalazioni.

 

Art.143

Fognatura domestica

E’ vietata la immissione nei tubi delle latrine, degli acquai e simili, dei corpi solidi, dei residui di cucina, dei rottami ecc. che possono ingombrare la circolazione.

Ogni guasto delle latrine, dei lavandini e degli immondezzai, da cui possono derivare trasudamenti di materie putride, esalazioni moleste o inquinamento dell’acqua, umidità o sudiciume, deve essere immediatamente riparato dal proprietario; e se ciò non verrà eseguito nel termine prescritto dal Sindaco, questi, salvo la penalità comminate per contravvenzioni al presente Regolamento, provvederà d’ufficio all’esecuzione dei lavori necessari, a tutte spese del proprietario renitente.

 

Art.144

Esecuzione opere

Nessuno può riparare o costruire qualsivoglia canale di scolo, né di acque pluviali, né di acque cloacali o di lavatura o comunque luride, senza che ne sia stato concesso permesso dal Sindaco.

Le opere specialmente riferentesi alle immissioni nella fognatura pubblica si debbono eseguire sotto la sorveglianza del Municipio, anche quando devono farsi nell’interno di un edificio, ed una volta iniziate devono senza sospensione essere integralmente condotte a termine.

Il permesso dovrà essere chiesto al Sindaco dal proprietario o dai proprietari o dall’amministratore del condominio nel quale, od a vantaggio del quale le opere debbono essere eseguite, e la domanda dovrà essere corredata dalle seguenti indicazioni e documenti:

designazione delle vie, corsi o piazze verso le quali fronteggia lo stabile o verso cui, comunque, debbano avere luogo gli scarichi;

nome e cognome del proprietario o dei condomini e indicazioni delle rispettive proprietà;

indicazioni dell’uso a cui sono destinati i fognoli od i condotti se cioè materie fecali, per acque di lavandini, per acque di rifiuto di industrie, per acque pluviali provenienti da tetti, da cortili, da terrazzi, ecc. per scarichi di acque potabili e simili;

se lo stabile è fornito di acqua potabile di condotta ed in quale quantità; se vi esistano pozzi d’acqua potabile od altre acque qualsiasi;

relazione esplicativa dei lavori da eseguire.

Anche dopo terminate le opere di fognatura di cui è stato concesso il permesso, sia che si tratti di fognatura generale o parziale di uno stabile o sia anche di semplice riforma o restauro, dovrà tosto essere fatta richiesta al Sindaco della visita di ricognizione.

 

Art.145

Fognatura nelle vecchie e nuove costruzioni

Negli stabili laterali e vicini alle vie, alle piazze, ai corsi ed alle strade, od in siti di uso pubblico provvisti di regolare fognatura non è permesso di costruire alcun nuovo pozzo nero o pozzo perdente per smaltire acque piovane, od impiantare altri sistemi di servizio di latrine o di scarico di acque qualsiasi, che non siano in correlazione col sistema di fognatura adottato dal Municipio.

 

Art.146

Fognatura industriale

Chiunque esercendo un’industria, produca rifiuti liquidi, dovrà rivolgere domanda al Sindaco precisando le caratteristiche del processo industriale al quale fa ricorso, la qualità e la quantità delle acque usate che sono prodotte nel corso della lavorazione, proponendo lo smaltimento e la preventiva depurazione che egli intende applicare.

Il richiedente dovrà fornire tutti gli elementi di fatto relativi al procedimento impiegato in quanto essi abbiano importanza nel determinare l’inquinamento o la denaturazione dell’acqua usata.

Il Sindaco, sulle risultanze di una richiesta dell’Ufficio d’Igiene e Sanità che accerti la sufficienza della depurazione progettata, determina le condizioni nelle quali l’effluente industriale depurato può essere recapitato sia in fognatura sia in altri condotti idonei all’allontanamento.

Gli scarichi liquidi dell’industria non dovranno provocare l’intossicazione e l’alterazione chimica o comunque la denaturazione delle acque correnti in superficie o delle falde sotterranee. I rifiuti liquidi sopra indicati dovranno essere depurati e resi innocui nel senso sopra indicato a cura dell’industria produttrice.

Agli effetti dell’inchiesta predetta e dei successivi controlli il personale tecnico dell’Ufficio di Igiene e Sanità è ammesso negli stabilimenti per accertamenti, prelievo di campioni di acqua depurati, ed informazioni ai fini del progettato controllo.

 

Art.147

Oli minerali – Raccolta ed allontanamento

Nelle autorimesse, nei laboratori e nelle officine dove si raccolgono oli minerali combusti e non combusti, questi debbono essere raccolti in appositi recipienti atti a separare la parte acquosa da quella costituita da idrocarburi.

Questa non potrà essere versata sul suolo pubblico o in corsi d’acqua di qualunque genere, ma dovrà essere raccolta in recipienti metallici asportabili e dispersa secondo le indicazioni e le istruzioni dettate dall’Autorità Comunale. E’ esclusa inoltre la combustione di detto materiale in forni se produce fumi pesanti e molesti nella atmosfera.

 

Art.148

Prolungamento condotti verticali delle latrine, ecc.

I condotti verticali delle latrine, dei lavandini, delle canne delle spazzature e simili, dovranno trovare sfogo al di sopra della copertura del fabbricato a cui servono, oppure essere connessi ad altro tubo speciale che si innalzi ad uguale altezza, onde ottenere la necessaria comunicazione coll’aria esterna salvo la maggiore altezza a cui dovessero essere portati per non recare molestia e danni ai vicini.

 

Art.149

Tubi di scarico acque di rifiuto

Gli scarichi degli acquai o lavandini, e di qualsiasi acqua di rifiuto, potranno avere tubi distinti, oppure essere uniti ai condotti verticali dei cessi. In entrambi i casi però, dovranno essere provvisti di chiusura idraulica a doppia ispezione e ad azione continua, da collocarsi almeno 20 centimetri al di sotto degli acquai o lavandini e simili e prima dell’innesto col tubo di scarico.

I tubi di scarico delle latrine, degli acquai o lavandini, delle tinozze per bagno, degli orinatoi e di ogni altro smaltitoio di acqua domestica, devono essere muniti di chiusura idraulica dotata di tubo di ventilazione, ispezionabile, oppure di altra chiusura equivalente, atta ad evitare qualsiasi esalazione.

 

Art.150

Modalità di costruzione

I condotti per gli scarichi liquidi di ogni natura, tanto interni quanto esterni alla proprietà, dovranno essere fatti di materiale impermeabile, ben connessi nei giunti in modo da impedire qualsiasi infiltrazione od esalazione e così disposti e mantenuti da assicurare sempre libero deflusso.

I tubi delle latrine, dei lavandini e di qualunque scarico, quando siano nell’interno dei muri, dovranno essere collocati entro canne o distaccati dalle pareti di essi.

 

Art.151

Afflusso delle fogne

Prima dell’innesto della condotta lurida privata nella fogna pubblica, sarà collocato un intercettatore idraulico o tubo a sifone facile ad essere ispezionato ed accessibile da apposito pozzo di ispezione munito di chiusino, costruito nel sotterraneo, nel cortile, nell’ingresso, secondo le norme prescritte.

 

Art.152

Vuotatura letamaie

La vuotatura delle letamaie o depositi di materie soggette ad emanare esalazioni sgradevoli e nocive e il trasporto delle materie estratte potrà effettuarsi osservando l’orario che verrà stabilito dalla Amministrazione Comunale.

I veicoli pel trasporto delle materie di cui sopra dovranno essere costruiti e caricati in modo che non si manifesti nessun disperdimento di materie e che queste siano opportunamente coperte.

 

Art.153

Depositi immondizie

Nessun deposito di immondizie e nessun stabilimento destinato alla cernita, alla distruzione od alla utilizzazione di esse può essere istituito nel territorio del Comune se non a distanza superiore a metri 500 dalle abitazioni agglomerate ed a m. 200 almeno da ogni abitato isolato e da ogni strada frequentata.

L’apertura infatti di tali depositi e stabilimenti deve essere autorizzata, ai fini della tutela dell’igiene pubblica, dall’Autorità Municipale, a cui gli interessati devono presentare, a tal fine, domanda formale corredata della planimetria indicante la località, del progetto di costruzione degli edifici, e di una relazione particolareggiata sugli impianti, sul funzionamento dei servizi, sui procedimenti di utilizzazione e di distribuzione delle immondizie, e sui mezzi adottati per la tutela sanitaria del personale addetto all’azienda.

La licenza per la costruzione degli stabilimenti su indicati sarà concessa quando:

la località dove esiste lo stabilimento sia ritenuta idonea perché isolata, sottovento rispetto all’abitato con falda acquea sufficientemente profonda e comunque protetta dall’infiltrazione di materiale umido e putrescibile;

risulti che il metodo adottato non presenta pericolo sanitario e non è causa di molestia per esalazioni, diffusione di polveri e altre ragioni di inquinamento;

che i materiali nei quali viene trasformata l’immondizia non siano pericolosi e possano essere utilizzati o dispersi, ammucchiati ed impiegati senza danno igienico alcuno e senza danno per l’utilizzazione agricola del terreno;

che i fumi, le polveri, i gas residui liquidi e solidi derivanti dalla lavorazione non riescano né per la loro composizione chimica né per qualunque altro loro attributo di danno sanitario e di molestia alle popolazioni.

Ogni stabilimento autorizzato alla raccolta delle spazzature deve essere munito di un forno di adeguate proporzioni, ne quale si possono distruggere le medesime, quando, a giudizio dell’Ufficiale Sanitario, esse provengano da alloggi, ospedali ed istituti nei quali si siano manifestati casi di malattie infettive a carattere contagioso.

Tali immondizie dovranno essere raccolte in cassette coperte e incenerite direttamente senza cernite né mescolanza con altre spazzature; le cassette e i carri che le trasportano verranno disinfettati dal personale municipale addetto al servizio delle disinfezioni.

I depositi e stabilimenti suddetti sono soggetti agli effetti della tutela dell’igiene pubblica, alla continua vigilanza dell’Autorità Comunale, la quale può in qualunque momento fare per mezzo dei funzionari, tecnici, ed agenti addetti ai servizi di igiene e di polizia, ispezioni e verifiche.

Ove nelle ispezioni eseguite vengano rilevate irregolarità pregiudichevoli all’igiene, il Sindaco, senza pregiudizio del procedimento penale cui possa dare luogo l’irregolarità rilevata, ordinerà al titolare dell’azienda i provvedimenti necessari a tutela dell’igiene pubblica, con fissazione di termine perentorio per l’adempimento, scaduto il quale, senza che sia stato ottemperato all’ordine, sarà elevata formale contravvenzione.

 

Art.154

Utilizzazione immondizie

Quando i privati ritirano direttamente dai depositi di immondizie materiale per uso di concimazione o emendamento dei terreni destinati alla produzione agricola o orticola nell’ambito del territorio del Comune, il materiale tanto se greggio, quanto se sottoposto a processi di trattamento igienico, dovrà essere sparso in copertura o raccolto in mucchi con immediata ricopertura di circa 10 cm. Di terreno agrario.

 

Capitolo XI

 

Edifici e stabilimenti pubblici e privati

 

Art.155

Edifici e stabilimenti pubblici e privati

Sono considerati come oggetto del presente capitolo tutti gli edifici adibiti totalmente o parzialmente ad alberghi, pensioni, dormitori, uffici, luoghi di riunione o di svago, istituti sanitari, istituti di istruzione, impianti sportivi, ed in genere tutti quei locali nei quali si svolge una attività temporanea o permanente di carattere sociale.

 

Art.156

Collegi, convitti, ecc.

Chiunque intende aprire scuole private, convitti, educandati, asili infantili, orfanotrofi e comunità comunque costituite deve darne avviso almeno 15 giorni prima al Sindaco affinché possa far praticare dall’Ufficio Sanitario le visite necessarie per redigere le attestazioni, di cui al Regolamento governativo per l’istruzione elementare in vigore per far risalire se le condizioni interne ed esterne del locale destinato ad uno degli usi suddetti soddisfino o meno tutte le esigenze dell’igiene e, quando richiesto, alle disposizioni contenute nel regolamento in vigore sugli edifici scolastici e a tutte le altre che venissero emanate in proposito.

Pertanto gli edifici destinati alla convivenza di molte persone dovranno avere tutte le condizioni richieste dal presente Regolamento per le case adibite ad uso abitazione e disporre di locali di ampiezza proporzionata al numero degli individui che vi sono accolti e distinti per dormitorio, locale di studio e di ricreazione, refettorio, cucina ed infermeria, nonché conveniente aliquota di servizi igienici per uso esclusivo dai conviventi.

Dovranno altresì essere forniti di acqua potabile in quantità sufficiente.

 

Art.157

Dormitori

I locali adibiti a dormitorio dovranno essere previsti con una superficie di mq. 5 per ogni posto letto, con distribuzione dei letti che assicuri la possibilità di circolazione, di pulizia e di decenza giudicate sufficienti per ciascun convivente.

Sarà escluso ogni impiego di letti multiposto e il cubo d’aria assegnato a ciascun convivente non dovrà essere inferiore a mc. 15.

Ogni dormitorio dovrà essere ventilato mediante finestre di superficie non inferiore a 1\7 del pavimento. L’Ufficio d’igiene Sanità potrà ordinare l’impianto di ventilazione sussidiaria qualora il prospetto verso gli spazi liberi non assicuri un conveniente riscontro d’aria.

Il pavimento dei dormitori e degli altri ambienti dovrà essere di materiale compatto ed unito, facilmente lavabile e le pareti rivestite di zoccolo impermeabile e lavabile sino a m.1,50 misurati a partire dal pavimento.

 

Art.158

Refettori e cucine

I refettori e le cucine non possono essere adibite ad altra funzione contemporanea, e dovranno essere ventilate in modo che le esalazioni, da esse provenienti, non investano né gli altri reparti dell’Istituto né causino molestia agli abitanti degli edifici attigui.

Salvo speciali autorizzazioni che il Sindaco rilascerà su parere dell’Ufficiale Sanitario, i refettori dovranno assicurare una superficie disponibile di mezzo metro quadrato per convivente, ed essere abbondantemente ventilati a mezzo di finestre e raccordati con la cucina con vie e mezzi comodi a ciò esclusivamente destinati.

La cucina dovrà essere munita oltre che di canna fumaria, di esalatori indipendenti da attivarsi eventualmente con mezzi termici o meccanici di dimensioni sufficienti ad allontanare le nebbie e i fumi con un ricambio globale non inferiore a 6 volumi orari.

Quando le cucine siano allogate nei sotterranei la ventilazione dovrà essere assicurata da un impianto di condizionamento a ciò appositamente destinato, ed eventualmente indipendente dall’impianto di condizionamento generale là dove questo esiste.

 

Art.159

Sevizi igienici

In tutti gli istituti dovranno essere disponibili locali docce, lavabi ed i servizi igienici distribuiti per sessi, per piano e convenientemente ubicati a giudizio dell’Ufficio d’Igiene e Sanità. La proporzione di tali impianti sarà di una latrina almeno ogni 15 conviventi, di un lavabo ogni 5 conviventi, di una doccia ogni 20 conviventi. Lavabi e docce dovranno essere muniti di appositi impianti di riscaldamento per l’acqua destinata alla pulizia dei conviventi.

 

Art.160

Biancheria e guardaroba

Negli istituti non provvisti di lavanderia dovrà essere disponibile un locale destinato esclusivamente alla raccolta della biancheria sudicia. Il locale facilmente lavabile e disinfettabile, dovrà essere munito di ventilatore sussidiario per l’estrazione dell’aria viziata.

La biancheria pulita da letto, da tavola e personale, destinata ai conviventi, dovrà essere raccolta e ordinata in apposito locale con scaffalature o armadi che consentano la distribuzione degli oggetti per qualità, o in altro modo giudicato conveniente.

 

Art.161

Arredamento

Le suppellettili impiegate nelle comunità di cui agli articoli precedenti, dovranno essere di stile semplice con rivestimenti lavabili e profili non adatti ad accumulo di polveri ed immondizie.

I letti dovranno di metallo lucidato o verniciato con reti metalliche o molle di facile ripulitura e adatti al passaggio di aria e di dimensioni convenienti per una sola persona.

 

Art.162

Suppellettili da cucina

Le suppellettili da cucina dovranno comprendere in quantità adeguata gli strumenti e il pentolame necessario per la cottura simultanea di tutte le razioni necessarie ad ogni pasto.

Questi materiali dovranno essere di forma e materia che li renda agevolmente lavabili.

La scorta di piatti e delle posate deve essere sufficiente per il servizio contemporaneo di tutti i conviventi per ciascuno dei quali dovrà essere disponibili un cucchiaio, una forchetta, un coltello ed un bicchiere.

E’ vietato l’uso di tovaglioli e asciugamani di uso collettivo. Il Materiale di cucina e da tavola deve essere regolarmente lavato dopo ogni impiego e conservato in luogo non accessibile alle mosche od ad altre cause di inquinamento.

 

Art.163

Infermeria

I collegi, convitti, educandati, case di lavoro, di ritiro, di asilo e simili, dovranno essere provveduti di infermeria bene aerata, salubre ed opportunamente disposta perché sia evitato il contatto degli ammalati con sani, nonché di camere di isolamento per gli ammalati contagiosi.

Annessi all’infermeria, od altro locale apposito, vi saranno bagni in numero sufficiente.

 

Art.164

Servizio sanitario

Per ciascuna collettività in genere, sia esso Istituto di educazione o di beneficenza, l’Amministrazione deve provvedere alla nomina di un medico responsabile dei servizi sanitari, igienici e profilattici, e di un sanitario che deve sostituire il dirigente in caso di assenza.

E’ fatto obbligo di dare conoscenza di quanto sopra all’Ufficio d’Igiene e Sanità.

 

Art.165

Scuole

Nella costruzione degli istituti scolastici si osservano le disposizioni di Legge e Regolamenti generali e speciali.

 

Art.166

Esercizi pubblici

Indipendentemente dalle prescrizioni di Pubblica Sicurezza vigenti al riguardo, chiunque intenda assumere l'esercizio di alberghi, di locande, di dormitori, di affittacamere, di trattorie e ristoranti con alloggio, di pensioni di alloggi collettivi per mercede, di alberghi diurni, di ristoranti di mescite, di caffè, di osterie e di spacci di bevande analcoliche o di qualsiasi altro luogo per dare alloggio o ricovero anche temporaneo a persone, deve ottenere l'autorizzazione del Sindaco che la concederà, su parere dell'Ufficiale Sanitario, mediante domanda nella quale devono essere indicati la via e la casa dove si intende impiantare l’esercizio. Alla domanda deve essere unito il consenso del proprietario dello stabile.

La licenza per l’esercizio stesso, dovrà essere rinnovata ogni anno al termine della scadenza; ogni cambiamento di locale o di proprietario dovrà essere immediatamente denunziato al Sindaco, il quale, per mezzo del personale tecnico dell’Ufficio d’Igiene, provvederà per la visita igienico – sanitaria dei locali.

 

Art.167

Condizioni d’esercizio

Il Sindaco prima di rilasciare l’autorizzazione, di cui all’articolo precedente, farà verificare le condizioni dei locali che, oltre alle norme generali di questo Regolamento ed oltre a quelle date dal R.D. 24 maggio 1925 n. 1102, per migliorie igieniche negli alberghi, devono rispondere alle seguenti:

la capacità delle camere da letto sarà tale da assicurare ad ogni persona 30 mc. d’aria;

ogni camera sarà munita di una o più finestre proporzionate alla sua ampiezza ed al numero dei letti che contiene;

tutte indistintamente le pareti del locale dovranno essere immuni da umidità e mantenute pulite od almeno imbiancate;

i pavimenti dovranno essere di materiale impermeabile e mantenuti in modo che riesca facile la nettezza;

i letti dovranno essere decenti, con biancheria pulita;

le latrine saranno munite di chiusura idraulica ad azione continua, di tubo di ventilazione, con serbatoio di acqua di scarico automatico, in sufficiente quantità; il numero delle latrine in ciascun locale sarà in proporzione del numero delle persone che potrà alloggiare e verrà determinato dal Sindaco; ad ogni modo , in ogni locale, vi dovrà essere almeno una latrina, due ove vi siano oltre 10 letti, tre oltre i 20 letti, e così di seguito;

non potranno collocarsi letti nella cucina e nei locali in cui si apra direttamente qualche latrina;

dovranno questi locali essere dotati di una quantità d’acqua per uso potabile e per la pulizia corporale, corrispondente ai bisogni delle persone da alloggiarsi e vi dovranno essere in appositi armadi i recipienti necessari alla pulizia corporale degli alloggiati;

i locali destinati ad alloggio temporaneo (fatta eccezione per le camere degli alberghi) le scale, i corridoi, le latrine, dovranno durante la notte essere costantemente e sufficientemente illuminati.

Indipendentemente dalle latrine prescritte per gli alberghi, trattorie, locande, ecc., tutti gli esercizi di caffè, liquoristi, birrerie, trattorie, cantine e simili e luoghi di pubblico ritrovo (teatri, cinematografi, ecc.), dovranno avere, nel cortile o nell’interno della casa uno o più orinatoi ad acqua continua, convenientemente riparati e comodi per i frequentatori.

 

Art.168

Numero letti

Il numero dei letti da collocarsi nelle camere degli alberghi risulterà da apposito cartello o scritta applicata in modo indelebile sui muri o sulle porte. Cartello o scritte no potranno essere asportati, cancellati od alterati e saranno collocati a cura del Municipio a spese del conduttore.

 

Art.169

Personale di servizio negli alberghi

Tutto il personale di albergo dovrà essere munito di Libretto Sanitario, rilasciato dall’ufficiale Sanitario, dal quale risulti che non è affetto da malattie contagiose. La visita deve essere fatta prima dell’assunzione in servizio.

Il Libretto Sanitario deve essere conservato dal titolare ed esibito per l’assunzione al lavoro ed a richiesta dell’Autorità Sanitaria.

I Direttori di alberghi dovranno denunciare subito all’Ufficio di Igiene e Sanità per gli accertamenti del caso, qualsiasi infermità degli ospiti e del personale di servizio che dia luogo a sospetti circa la natura contagiosa.

Chiunque assume o trattiene in servizio, per la preparazione, manipolazione e vendita di alimenti e bevande, persona, anche se appartenente alla propria famiglia, che dalla visita sanitaria sia risultata affetta da malattia diffusiva o da postumi di essa che la mettono in condizione di contagiare altri, verrà denunciato alla Autorità giudiziaria. Lo stesso procedimento viene applicato a carico di chi, malgrado la visita sanitaria abbia contestato sulla persona la sussistenza delle condizioni predette, continui ad attendere direttamente alla preparazione, manipolazione e vendita di alimenti e di bevande.

Il Sindaco quando ritenga che possano sussistere i pericoli di contagio indicati sopra, ha la facoltà di disporre gli opportuni accertamenti sanitari ed adottare i provvedimenti necessari alla tutela della salute pubblica.

 

Art.170

Stanze ammobiliate

Non sarà permesso di adibire locali per uso stanza ammobiliata, se non previa ispezione igienico – sanitaria che accerti la salubrità dei locali, la loro ampiezza in relazione al numero di persone da alloggiare e l’esistenza delle altre condizioni richieste dall’igiene.

Pertanto i locali da destinarsi ad alloggio di estranei nelle case dovranno possedere le seguenti condizioni:

accesso direttamente dall’ingresso o dal corridoio;

superficie disponibile no inferiore a 5 mq. per letto ed una cubatura di mc. 15;

pavimento unito e impermeabile e disposizione delle pareti priva di angoli morti e recessi difficilmente pulibili;

essere provvisti di acqua potabile;

ogni camera deve disporre di un lavabo in maiolica con acqua corrente; tutto intorno al lavabo deve essere fatta protezione del muro con mattonelle in maiolica od altro materiale impermeabile;

latrina con antilatrina regolamentari di facile accesso, illuminata e ventilata direttamente o indirettamente;

dovrà inoltre risultare che le condizioni di pulizia e di ordine nell’appartamento sono regolari.

 

Art.171

Denunzia malati

Se qualcuno degli alloggiati nei locali contemplati dagli articoli precedenti viene colpito da malattia, il conduttore deve fare richiesta del medico per i primi e più urgenti soccorsi e darne immediato avviso all’ufficio d’Igiene e Sanità.

 

Art.172

Esercizi pubblici

I locali che si vogliono destinare a trattoria o comunque a spaccio di vino al dettaglio, dovranno avere i seguenti requisiti da accertarsi preventivamente dall’Ufficiale Sanitario:

cubatura, aerazione e ventilazione abbondante e sufficiente;

pavimenti lisci ed impermeabili che possono facilmente essere lavati e disinfettati;

pareti lisce e lavabili fino all’altezza di metri 1,50 dal suolo. Quando le pareti sono rivestite di legno o di altro materiale non laterizio, dovranno ugualmente prestarsi alla detta pulizia;

cessi ed orinatoi a chiusura idraulica e lavaggio automatico, in rapporto alla capacità del locale, ventilati ed illuminati direttamente dall’esterno ed aventi pareti e pavimenti impermeabili con fognatura di scolo; i cessi e gli orinatoi dovranno essere di facile accesso per gli avventori, disporre di antilatrina dove deve essere sistemato un lavabo con acqua potabile corrente dotato di sapone e di asciugatoio. Non sarà concesso che i cessi e gli orinatoi siano situati in locali per accedere i quali si debba attraversare gli ambienti adibiti a cucina o a deposito di sostanze alimentari;

canna fumaria con cappa tirafumo;

acqua potabile a presa diretta per bevanda e lavandino con abbondante acqua per lavaggio del vasellame da tavola e da cucina.

 

Art.173

Cucine

Nelle locande, alberghi, trattorie e negli esercizi pubblici come pure nelle abitazioni collettive, tutti i locali dove si conservano o si preparano cibarie, dovranno avere i vani di apertura esterna muniti di reticelle metalliche protetti degli insetti.

 

Art.174

Pulizia locali

Negli esercizi nei quali si consumano e si somministrano alimenti e bevande, dovrà essere curata, oltre la massima pulizia dei pavimenti e delle pareti di tutti i locali, anche della mobilia, della biancheria, delle stoviglie e del vasellame da cucina e da tavola.

Le bottiglie, i bicchieri, i piatti e gli accessori da tavola debbono essere risciacquati con acqua corrente e conservati in modo da essere difesi dalle mosche e dalla polvere.

E’ vietato esporre cibarie se non racchiuse in vetrine o coperte da reticelle.

E’ obbligo del conduttore di mantenere sempre i locali, le suppellettili, ecc. nelle condizioni stabilite dagli articoli precedenti e di permettere che il personale appositamente delegato dal Sindaco, possa penetrare nei suoi locali per accertarsi della salubrità e regolarità dell’esercizio.

 

Art.175

Laboratori – Requisiti

Indipendentemente da tutte le altre condizioni che saranno imposte dal Sindaco nell’esercizio delle industrie insalubri agli effetti dell’art. 216 del T.U. delle leggi sanitarie e del Regolamento generale sull’igiene del lavoro D.P.R. 19 marzo 1956, n. 303, i locali da lavoro nei quali si esercita un’industria, dovranno avere cubatura e superficie proporzionata al numero degli operai che vi sono impiegati, in ogni caso mai inferiore a 10 mc. ed a due mq. per individuo, avere assicurate convenientemente ventilazione ed illuminazione, essere dotati di latrine proprie, di acqua potabile in quantità abbondante 8di condotta ove esista) e di tutto l’occorrente per i primi soccorsi d’urgenza in caso d’infortunio, di lavabi con erogazione in serie, di spogliatoi ed all’occorrenza di refettori e di dormitori prporzionati al numero degli operai ed in doppio reparto quando vi sia maestranza mista.

Negli stabilimenti in cui lavorino più di 50 operaie, vi sarà la camera di allattamento. Nell’interno dei locali di lavoro dovrà esservi erogazione di acqua potabile mediante rubinetti a zampillo saliente ed inclinati con relativa vaschetta di scarico regolamentare.

Negli stabilimenti con più di 200 operai dovrà esservi una camera per il pronto soccorso, con letto e barella, e coi medicinali necessari per i soccorsi d’urgenza e per il servizio medico.

 

Art.176

Laboratori – Autorizzazione

Senza pregiudizio delle norme stabilite per le industrie insalubri e per le altre speciali industrie, non è permesso esercitare nel territorio del Comune opifici, laboratori ed industrie di qualsiasi genere senza la licenza del Sindaco, che la rilascerà solo quando l’Ufficiale Sanitario abbia accertato che siano osservate tutte le norme igieniche prescritte dalle Leggi e Regolamento.

La licenza dovrà essere rinnovata annualmente.

 

Art.177

Teatri – Luoghi pubblici, ecc.

I teatri, cinematografi, caffè concerto ed altri locali destinati a pubblici spettacoli, ovvero riunioni, conferenze, feste e divertimenti e in genere tutti i locali dove può verificarsi notevole affluenza dovranno (senza pregiudizio delle funzioni attribuite dalle vigenti leggi e regolamenti all’Autorità di pubblica sicurezza) rispondere alle seguenti condizioni igieniche, da constatarsi prima dell’apertura e durante l’esercizio dall’Ufficiale Sanitario, o da un suo speciale delegato, al quale si dovrà per le dovute constatazioni, darà in ogni tempo libero accesso:

essere i locali bene aerati e, qualora occorra, essere forniti di ben regolati apparecchi per la ventilazione artificiale;

avere i cessi ed orinatoi inodori in numero sufficiente, in relazione alla capacità di ciascun locale, distinti per sesso, convenientemente distribuiti ed ubicati in luogo appartato, direttamente aerati ed illuminati dall’esterno e forniti di occlusione idraulica con cacciate automatiche di acqua per il lavaggio. Essi dovranno essere giornalmente disinfettati con sostanze insetticide e deodoranti;

avere nelle sale di trattenimento, nei corridoi ed annessi, le prescritte sputacchiere ed i cartelli di divieto di sputare sul pavimento;

avere nelle sale per fumare apparati ventilatori speciali.

La pulizia dei pavimenti, dei tappeti, delle tappezzerie e del mobilio di tutti i locali suddetti dovrà farsi almeno una volta alla settimana ed esclusivamente con apparecchi meccanici aspiratori del pulviscolo.

Nei periodi di riposo ed almeno una volta all’anno, dovrà operarsi una speciale pulizia dei locali e dell’arredamento. L’Ufficio di Igiene e Sanità potrà obbligare i proprietari ad eseguire speciale disinfezione ogni qualvolta lo ritenga necessario.

 

Art.178

Impianti di condizionamento

Tutti i locali di ritrovo pubblico o di spettacolo, indipendentemente dalla loro ubicazione, quando per necessità costruttive o di esercizio, vengono a trovarsi nella impossibilità di essere sufficientemente ed idoneamente aerati con mezzi naturali, dovranno essere provvisti di impianto di condizionamento capace di assicurare le seguenti condizioni ambientali:

Aria esterna filtrata mc. O /h 25 – 30 per persona.

T = 18°, U.R. 50% valori minimi invernali.

T = 27°, U.R. 60 % valori massimi estivi.

Per le esigenze di messa a regime dei locali potrà essere consentita la parziale circolazione dell’aria purché non superi il 50 %.

Il movimento dell’aria nella zona occupata da persone non dovrà avere velocità tale da costituire molestia. Nei locali serviti da impianti di condizionamento dovranno essere installati apparecchi registratori scriventi della temperatura e della umidità per consentire il controllo del funzionamento dagli impianti da parte del personale dell’Ufficio d’igiene e Sanità che, munito di speciale tessera rilasciata dal Sindaco, dovrà avere libero accesso ai locali stessi.

 

Art.179

Pubblici spettacoli all’aperto

I luoghi recinti scoperti destinai a pubblici spettacoli dovranno essere forniti di acqua potabile con congruo numero di zampilli di distribuzione distinti per il servizio dei partecipanti alle gare o agli spettacoli per il pubblico.

Similmente dovranno essere funzionanti e disponibili servizi igienici distribuiti distintamente per i partecipanti alle gare o agli spettacoli e per il pubblico, in numero adeguato, ubicati, a giudizio dell’Ufficio d’Igiene e Sanità, che si assicurerà anche dell’esistenza di regolari mezzi di scarico ed in generale dell’agibilità dei servizi.

Dovranno essere dotati di spogliatoi, lavabi in numero sufficiente e di locali per un posto di pronto soccorso opportunamente attrezzato. Quando questo fosse unico, dovrà essere accessibile per vie diverse dal pubblico e dai partecipanti ai giochi. Il posto di pronto soccorso dovrà essere dotato di una barella ed avere la disponibilità di un locale nel quale isolare i bisognosi di soccorso , in attesa di trasporto al luogo di cura.

L’elenco del materiale disponibile per il pronto soccorso dovrà essere approvato dall’Ufficio d’igiene e Sanità e affisso in maniera visibile nell’ambulatorio.

Dovranno essere inoltre assicurate vie di accesso e di deflusso nell’interno dell’impianto che si svolgano senza intralcio e separatamente per il pubblico e per i partecipanti agli esercizi e giochi, e per gli animali o ordigni necessari allo svolgimento delle gare.

Il piano di pavimento dei campi, compatibilmente con le esigenze delle gare ed esercitazioni, non dovrà risultare polveroso e sarà privato, con opportune operazioni, di asperità, affioramenti rocciosi, materiale sparso di qualunque natura capace di offendere o ferire con azione meccanica o chimica.

 

Art.180

Impianti sportivi coperti

Gli impianti sportivi coperti, quali le palestre, le piscine, gli sferisteri e simili, dovranno disporre di atri, corridoi, scale distribuiti in modo da assicurare il facile accesso e deflusso del pubblico ai posti ad esso destinati senza il pericolo di eccessivo affollamento, difficoltà di passaggio, impedimenti ed ostacoli vari.

 

Art.181

Stabilimenti di bagni

Gli stabilimenti di bagni e di nuoto, tanto aperti con acque correnti, quanto chiusi e serviti con acqua semplice, debbono essere disposti in modo che, oltre alle condizioni generali di salubrità si trovino soddisfatte le esigenze della sicurezza delle persone, della decenza e della nettezza, tanto nel servizio delle vasche, quanto delle acque e della biancheria, a giudizio dell’Autorità Comunale sentito il parere dell’ufficiale Sanitario.

Gli stabilimenti di cui sopra, se ubicati in località compresa nella zona di distribuzione dell’Acquedotto municipale, dovranno essere forniti di acqua del predetto acquedotto e, in difetto, di acqua riconosciuta potabile dall’Ufficiale Sanitario.

Le vasche, i pavimenti, le pareti dei camerini fino a due metri di altezza, dovranno essere fatti di materiale con superficie perfettamente liscia in modo che siano facilmente lavabili e disinfettabili; e dovranno essere forniti di acqua sufficiente ai bisogni ed essere tenuti colla massima nettezza per quanto riguarda i locali, le biancherie ed i servizi in genere.

I direttori degli stabilimenti di bagni natanti debbono, inoltre, far constatare di avere a disposizione persona esperta a prestare soccorso in caso di bisogno, e che negli stabilimenti stessi vi siano tutti i mezzi necessari ai primi soccorsi.

Nei detti stabilimenti devono inoltre funzionare una o più docce e il direttore degli stessi deve accertarsi che i frequentatori si sottopongano alla lavatura con esse prima di scendere nella vasca comune.

 

Art.182

Istituti di cura privati

Gli istituti privati di cura, gli ambulatori in genere sono sottoposti a vigilanza e cura del personale dell’Ufficio d’igiene e Sanità che praticherà ispezioni regolari almeno una volta all’anno.

Oggetto di tali ispezioni sarà la salubrità generale dell’ambiente con particolare riguardo alla ventilazione, ai servizi di allontanamento di materiale impuro o infetto, alle condizioni igieniche degli impianti di cucina, guardaroba, lavanderia, stireria e a quant’altro risulti precisato nella licenza comunale d’apertura all’esercizio.

 

Art.183

Ambulatori medici

Gli ambulatori medici per l’esercizio della medicina e chirurgia, dovranno risultare sistemati in ambienti regolamentari, di sufficiente capacità per disporre di un locale di attesa, disimpegnati convenientemente e con la disponibilità di un servizio igienico con lavabo.

 

Art.184

Locali uffici

I locali adibiti ad ufficio dovranno essere costituiti da locali regolarmente illuminati e ventilati provveduti anche di adeguato impianto di illuminazione artificiale. Essi dovranno essere disimpegnati da locali o corridoio illuminati e ventilati direttamente o indirettamente.

Nel caso che i locali siano superiori a dieci, dovranno essere disponibili due latrine con lavabo separate per sessi e adibite ad un massimo di 15 impiegati cadauna.

I locali adibiti ad ufficio dovranno essere provvisti di almeno un rubinetto di acqua potabile sistemato nella antilatrina o in un locale di refettorio se questo esiste.

Negli uffici destinati a più di venti impiegati, dovrà esservi un locale adibito a spogliatoio facilmente accessibile e ventilabile.

 

Capitolo XII

 

Igiene dell’abitato rurale

Della vigilanza sulla costruzione

E abitabilità delle case rurali

 

Art.185

Edifici rurali

Saranno soggette alle prescrizioni di questo capitolo esclusivamente le costruzioni alle quali sia riconosciuto il carattere rurale.

 

Art.186

Requisiti case rurali

Le case rurali di nuova costruzione dovranno corrispondere ai seguenti requisiti:

essere situate possibilmente in posizione elevata e in ogni modo non addossate a ripe terrapieni e simili: essere premunite contro il ristagno e infiltrazioni di umidità negli ambienti e avere il piano terreno sopra elevato al piano del cortile e della campagna;

i muri interni devono essere di sasso o laterizi intonacati: i solai fatti in mattoni o in legno e ferro promiscuamente con tali materie e con coperte a volta;

i pavimenti devono essere in pietra o in materiale idoneo e calcestruzzo e cemento e avere una pendenza sufficiente per impedire il ristagno di liquidi; le finestre devono essere munite di imposte ben connesse e telai a vetri;

ogni stanza da letto deve avere una capacità non inferiore a mc. 30 e un’altezza minima di m. 2,70 ed essere fornita di una o più finestre la cui luce complessiva non sia minore di un decimo del pavimento;

ogni famiglia colonica deve avere una cucina propria, provvista di canna fumaria, cappa e fumaiolo e possibilmente anche di un lavandino di materiale idoneo munito di tubo di scarico per le acque di rifiuto , fornito di sifone:

ogni famiglia colonica deve avere una latrina propria; sono tassativamente escluse le latrine promiscue. Ogni latrina deve essere costruita in modo da ricevere aria e luce dall’esterno, essere munita di porta chiudibile e di finestrino e coperta da un tetto. A norma dell’art.53 del Regolamento per l’igiene del lavoro D.P.R. 13 – 3 – 1956, n. 303 i locali delle latrine non debbono comunicare direttamente con le stanze di abitazione a meno che le latrine non siano a chiusura idraulica;

i pozzi neri e le fosse settiche debbono essere costruiti a norma degli artt. 137, 138 e 139 del presente Regolamento e debbono distare 25 metri dai pozzi di acqua viva e dalle abitazioni.

 

Art.187

Vespai

Il piano terreno delle case sarà elevato di almeno m.0,50 sul piano circostante di campagna e di m.1almeno sul più alto livello a cui possono raggiungere i corso di acqua che si trovano nelle adiacenze della casa.

Per i locali di abitazione, anche solo diurna, il vespaio sottoposto al pavimento dovrà misurare almeno 30 cm. Di altezza ed essere ventilato da apposite bocche di aerazione protette da griglie.

 

Art.188

Scolo acque cortili, aie ecc.

I cortili, le aie, gli orti ed i giardini annessi alla casa rurale devono essere sempre provveduti di sufficiente scolo, cosicché non si verifichino mai impaludamenti.

 

Art.189

Terrapieni

E’ proibito addossare muri di abitazioni rurali direttamente a terrapieni, ma tali muri devono essere tenuti discosti di almeno 3 metri dal ciglio inferiore della scarpa naturale del terreno, oppure dal piede dei muri di sostegno del medesimo; in ogni caso si faranno canali di drenaggio per l’allontanamento delle acque meteoriche e di infiltrazione.

 

Art.190

Finestre

Tutti gli ambienti destinati ad abitazione devono avere finestre che si aprono direttamente all’aria libera.

Per ogni vano abitato la superficie illuminante delle finestre deve raggiungere almeno 1/10 della superficie del pavimento.

Qualora in un vano abitato vi sia una sola finestra, questa non deve avere una superficie minore di mq.1,20.

Ogni vano di abitazione situato immediatamente sotto il tetto deve avere un contro soffitto.

 

Art.191

Focolare

Ogni focolare deve avere una apposita canna per il fumo protratta di almeno un metro fino al di sopra del tetto e terminata col fumaiolo.

Il focolare della cucina e quelli destinati ad altre operazioni domestiche od agricole devono essere muniti di apposita cappa con foro e tubo di aspirazione di adeguato diametro.

 

Art.192

Ispezioni – Provvedimenti

A termine dell’art.105 del regolamento governativo 10 luglio 1906,n.466 e dell’art.223 del T.U. delle leggi sanitarie R.D. 27 luglio 1934, n.1265, l’Ufficiale Sanitario, per mezzo del personale dell’Ufficio d’igiene e Sanità, nel corso di ciascun triennio accerterà, mediante apposita ispezione, le condizioni di abitabilità, in rapporto alle prescrizioni dettate dal presente capitolo, delle abitazioni rurali esistenti nel territorio del Comune e di ogni visita stenderà apposita relazione con le necessarie proposte, rimettendone un esemplare al Sindaco ed un altro esemplare al Prefetto, Presidente del Consiglio Provinciale di Sanità, affinché le Autorità stesse provvedano ai sensi dell’art.105 del citato Regolamento.

 

Dei particolari e degli annessi delle case rurali

 

Art.193

Acqua potabile

Ogni casa di abitazione deve essere provvista di acqua potabile in quantità sufficiente al numero delle persone che la abitano e giudizio dell’ufficiale Sanitario.

 

Art.194

Pozzi d’acqua

I pozzi d’acqua per uso di bevanda e domestico debbono essere costruiti a norma degli artt.123 e 126 del presente Regolamento tenendo conto che la distanza dai pozzi neri, dalle letamaie deve essere di m.25.

L’attinigimento dell’acqua deve farsi mediante pompa idraulica.

 

Art.195

Stalle, ovili, porcili, pollai

Per le stalle, gli ovili e porcili preesistenti, il Sindaco, sentito l’ufficiale Sanitario e il Veterinario Capo, ordinerà quelle opere di risanamento del caso in difetti di aerazione e pulizia, o qualora si verificassero casi di malattie infettive.

I porcili e i pollai nelle case di nuova costruzione devono essere tenuti ben distanti dai locali di abitazione: non sarà permessa la costruzione di porcili nel concentrico della cinta daziaria.

Quando le stalle, ovili, ecc. facciano con la casa un sol corpo, non devono essere posti in comunicazione diretta con essa, ma sempre separati dal resto della casa con muri divisori e soffitti in muratura.

I pavimenti dei porcili e dei pollai devono essere impermeabili e muniti di scaricatore per le acque.

 

Art.196

Stalle e scuderie

Le stalle e scuderie dovranno uniformarsi alle seguenti condizioni:

non dovranno trovarsi in locale sottostante ad abitazione, ma essere situati in manufatti isolati e indipendenti, e non devono comunicare direttamente coi locali di abitazione; si può permettere che vengano collocati sotto abitazioni qualora siano provvisti di solaio costruito in modo da impedire il passaggio di gas;

capacità della stalla non inferiore a mc. 30 per cavallo;

ventilazione naturale con finestre contrapposte munite di reticelle metalliche, mantenute integre e pulite, efficaci ad allontanare le mosche;

pavimento lastricato con materiale impermeabile, con adatte pendenze e scoli regolari e cogli imbocchi ai fognoli muniti di chiusura idraulica permanente;

non possono avere aperture sulla stessa facciata dove si aprono le finestre delle abitazioni, a distanza minore di tre metri di linea orizzontale;

le pareti intonacate impermeabili;

mangiatoie in muratura rivestite di cemento e rastrelliere metalliche;

dotazione di acqua sufficiente per il lavaggio delle pareti e del pavimento.

La domanda per l’impianto e per la costruzione di nuove stalle sarà corredata dal tipo e dai disegni dei locali, affinché gli Uffici tecnico, d’Igiene e Veterinario, oltre a constatare l’osservanza a quelle condizioni suddette, possono nei singoli casi stabilire, ove occorra, norme speciali, per l’esercizio dell’industria, a tutela dell’igiene.

 

Art.197

Personale di custodia

La permanenza nelle scuderie del personale di custodia dovrà essere limitata a quello strettamente necessario.

Il ricovero di detto personale dovrà essere aerato ed illuminato direttamente dall’esterno.

 

Art.198

Pulizia stalle

Tanto le stalle quanto il bestiame dovranno essere tenuti nello stato di maggiore pulizia.

Il letame no può essere ammassato nelle stalle ma deve essere raccolto in apposite letamaie che abbiano i requisiti voluti dal regolamento per l’igiene del lavoro D.P.R. 19 marzo 1956 n. 303 e daell’art.236 del T.U. delle leggi sanitarie R.D. 27 luglio 1934, n.1265.

Le lettiere delle stalle dovranno essere fatte con paglia, foglie od altro strame asciutto e rinnovato di frequente; saranno rigorosamente esclusi i materiali provenienti da pagliericci.

 

Art.199

Concimaie

A norma dell’art.236 del T.U. delle leggi sanitarie e dell’art.54 del Regolamento per l’igiene del lavoro 19 marzo 1956 n. 303, il letame deve essere raccolto in concimaie di ampiezza proporzionale al numero dei posto stalla. Le concimaie devono distare 25 metri dalle case di abitazione, dal dormitorio, nonché dai depositi e conduttore di acqua potabile.

E’ vietato ammassare il letame nell’interno dei cortili rurali. Le aziende agricole di ogni genere devono essere fornite di concimaie in muratura, con platea impermeabile pendente e pozzetto di raccolta dei liquami in muratura e in perfetta tenuta.

Tutti i conduttori di stalla sono tenuti a servirsi della concimaia esistente presso la stalla e a conservare la concimaia stessa e il bottino dei liquidi in perfetto stato di funzionamento.

Le fosse per il letame devono essere costruite in modo da non recare pregiudizio alla salute degli abitanti e da non esalare miasmi puzzolenti.

I mucchi di concime devono essere tenuti coperti con pagliate e cosparsi di polvere di gesso e simili.

 

Art.200

Locali di lavoro

I muri divisori, i pavimenti ed i solai di tutti i locali, nei quali si compiono operazioni e manipolazioni agricole, devono essere impermeabili quando questi locali formano corpo colle abitazioni stesse.

 

Art.201

Nettezza cortili

I cortili, le strade di accesso, le porte, le scale, i pianerottoli, i corridoi della casa e simili, massime se utilizzate da più famiglie, devono sempre essere mantenuti in perfetto stato di nettezza.

E’ proibito di ammucchiare e di tenere sul suolo pubblico ed anche in luoghi privati di proprietà, depositi di concimi, di spazzature e di materiali facili a putrefarsi, se non alla distanza di almeno m.500 dalle abitazioni agglomerate e di m.200 almeno da ogni strada frequentata e da ogni casa sparsa.

 

Art.202

Lavoratori avventizi

Quando i lavoratori avventizi devono pernottare sul luogo di lavoro, il proprietario del fondo ha l'obbligo di mettere a loro disposizione adatti dormitori rispondenti alle disposizioni degli artt.45 e 46 del Regolamento per l’igiene del lavoro D.P.R. 19 marzo 1956, n.303.

 

Capitolo XIII

 

Permesso di abitabilità delle case di nuova costruzione e dichiarazione di inabitabilità e di chiusura di quelle sia di vecchia che di nuova costruzione, pericolose nei riguardi igienici sanitari

 

Art.203

Condizioni di abitabilità

In esecuzione all’art.221 del T.U. delle leggi sanitarie R.D. 27 luglio 1934 n.1265, nessun edificio destinato ad abitazione privata o collettiva, dimora notturna ed anche soltanto diurna per ufficio, laboratorio, esercizio pubblico, scuola, istituto, negozio, botteghe, caffè, trattorie, ristoranti, alberghi, luoghi di riunione di pubblico spettacolo, ecc. e per qualsiasi altra prolungata dimora, di nuova costruzione, oppure ampliato, modificato, o riparato con nuove murature, può essere integralmente o parzialmente abitato prima che il Sindaco abbia accordata l’autorizzazione, previa ispezione dell’Ufficiale Sanitario e di un ingegnere a ciò delegato, dalla quale risulti che la costruzione sia stata eseguita in conformità del progetto attuato che i muri siano convenientemente prosciugati e che non sussistano cause di insalubrità.

L’eventuale diniego dell’autorizzazione al precedente comma sarà a cura del Sindaco notificato agli interessati.

E’ facoltà del Sindaco di ordinare e fare eseguire lo sgombro delle case che venissero abitate contro il precedente disposto.

 

Art.204

Ispezione tecnico – sanitaria

Agli effetti dell’articolo precedente una casa di nuova costruzione od in parte rifatta non sarà autorizzata all’abitazione se prima non sarà visitata in due periodi distinti dal personale dell’Ufficio d’Igiene e Sanità e dell’Ufficio Tecnico, sempre dietro domanda del proprietario.

La prima visita avrà luogo quando chi costruisce o modifica o ripara con nuove murature una casa, o parte di essa, dopo ultimate le parti integrali della fabbrica (muri greggi, tetto, scala, volta delle cantine e dei locali abitabili), richiede che sia constata l’epoca della avvenuta costruzione.

La seconda visita non deve farsi in alcun caso che sei mesi dopo, per riconoscere le condizioni di perfetto asciugamento della casa, e le opere di finimento che saranno state continuate durante questo tempo.

Sul parere favorevole del personale tecnico delegato a questa seconda visita, il Sindaco concederà l'abitabilità.

Non risultando sufficiente il prosciugamento dell’edificio, la visita sarà ripetuta dopo non meno di un mese, dietro domanda del proprietario.

 

Art.205

Sospensione di lavori

Nel caso di esecuzione di opere, le quali non corrispondano alle prescrizioni del presente Regolamento e alle condizioni della licenza di costruzione, il Sindaco potrà ordinare l’immediata sospensione dei lavori ed impedire, con riserva degli ulteriori provvedimenti, previsti dalle vigenti norme, la continuazione delle opere quando non si facciano concordare colle precise prescrizioni del presente Regolamento e dell’autorizzazione.

 

Art.206

Vigilanza igienico – sanitaria delle case

Il Sindaco farà eseguire regolari ispezioni dal personale tecnico – sanitario alle case abitate di qualsiasi specie e destinazione per conoscere se rispondano alle prescrizioni delle Leggi sanitarie, del Regolamento generale sanitario del Regolamento edilizio e del presente Regolamento, ed a quelle che venissero deliberate in seguito, ovvero se furono abusivamente introdotte varianti al progetto approvato ed in base al quale il Sindaco ha concesso il permessi di abitare.

Tali visite devono essere fatte eseguire d’urgenza, sempre che in una casa d’abitazione si verifichino malattie infettive o cause di nocumento generali o parziali.

All’infuori delle ispezioni ordinate come sopra dal Sindaco, l’Ufficiale Sanitario dovrà, quando lo trova opportuno, far eseguire, per mezzo del personale dell’Ufficio d’Igiene e Sanità, una ispezione generale delle case di abitazione per accertare se le medesime continuino a corrispondere alle prescrizioni del presente Regolamento.

Tutte le volte che nelle case costruite ed abitate anche anteriormente all’applicazione del presente Regolamento, l’Ufficio Sanitario riconosca che le condizioni di un’abitazione non siano in armonia con le disposizioni sanitarie vigenti e col presente regolamento, ovvero vi è pericolo per la salute di chi l’abita o di chi abita quelle vicine, il Sindaco promuoverà presso il proprietario gli opportuni provvedimenti perché l’abitazione stessa sia risanata e le cause di insalubrità siano eliminate.

Ove non siano attuabili sufficienti miglioramenti in dette abitazioni, o i proprietari si rifiutino ad introdurli nei loro stabili, il Sindaco dichiarerà la casa in tutto od in parte inabitabile e ne ordinerà la chiusura a termine dell’art.222 del T.U. delle leggi sanitarie.

 

Art.207

Vigilanza igienico – sanitaria

Sugli ospedali, convitti, teatri, laboratori, alberghi, ecc.

L’Ufficiale Sanitario farà seguire frequentemente ispezioni tecnico – sanitarie agli ospedali, ai convitti, agli asili, alle scuole pubbliche e private, agli stabilimenti industriali, ai laboratori, agli alberghi, locande, dormitori, caffè, osterie, trattorie, fabbriche e depositi insalubri o pericolosi o simili.

E qualora i proprietari , i conduttori o direttori non ottemperassero per gli istituti, stabilimenti, esercizi preindicati, alle disposizioni del presente Regolamento, che rispettivamente li riguardano, entro il termine stabilito nelle relative disposizioni transitorie per casi, in esso contemplati, oppure entro il termine che per gli altri casi sarà loro stabilito, il Sindaco oltre le pene sancite pei contravventori del presente Regolamento potrà ordinare la chiusura degli istituti, stabilimenti ed esercizi, e ciò senza pregiudizio delle altre facoltà accordate al Sindaco dall’art.153 del T.U. della Legge comunale e provinciale R.D. 4 febbraio 1915, n. 148.

 

Capitolo XIV

 

Industrie in genere

Industrie insalubri e pericolose

 

Art.208

Vigilanza industriale

Sono sottoposte a vigilanza sanitaria municipale tutte le industrie e tutti i laboratori, considerando come tali ogni luogo ove si compiano lavori di natura industriale col mezzo di macchine non mosse dall’operaio che le usa, qualunque sia il numero degli operai, e quando non vi siano macchine, ogni luogo ove lavorino normalmente riuniti più di cinque operai di ogni sesso ed età.

Tale disposizione vale anche per i locali adibiti all’imballaggio, alla spedizione di merce già fabbricata e che non rientrano nella categoria dei negozi.

Non ne sono esclusi gli istituti, i luoghi di ricovero, di istruzione e di educazione dove si addestrano i fanciulli e fanciulle in lavori manovali a carattere industriale e commerciale, sempreché non siano amministrati dallo Stato o sottoposti alla sua vigilanza e tutela.

Epperciò gli esercenti di industrie, opifici, laboratori, sono tenuti a denunciare 15 giorni prima l’apertura del loro esercizio al Sindaco, il quale, per mezzo del personale tecnico dell’Ufficio d’Igiene, provvederà per la visita dei locali. Qualora questi si trovino nelle condizioni volute dalle Leggi e Regolamenti generali e dal presente Regolamento, siano dotati di acqua potabile e di latrine regolamentari, gli impianti siano fatti a regola d’arte e vi esistano tutte le installazioni interne di fabbriche (spogliatoi, lavabi, refettori, dormitori, docce, camere e cassetta di pronto soccorso), sempre slavi i diritti dei terzi, si rilascerà la licenza di esercizio.

La licenza dovrà essere rinnovata ogni anno al termine di sua scadenza: ogni cambiamento di lavorazione, ogni variazione di impianti nuovi dovrà essere denunziata.

 

Art.209

Classificazione industrie

Per gli effetti dell’art.216 del T.U. delle LL.SS. R.D. 27 luglio 1934, n.1265, e dell’art.102 del Regolamento Generale Sanitario 3 – 2 - 1901, e in base all’elenco delle industrie insalubri, di cui al D.M. 12 – 7 – 1912 e modificato con D.M. 15 – 10 – 1924, e con D.M. 26 – 2 – 1927, ed eventuali successive modifiche, comprese quelle previste dalla legge 13 – 7 – 1966, n.615 e relativa regolamentazione, su proposta dell’Ufficio Sanitario, il Sindaco procederà alla classificazione degli stabilimenti industriali e depositi compresi in detto elenco che trovansi in attività di esercizio nel territorio comunale.

Gli stabilimenti e depositi che per detta classificazione risulteranno ascritti alla prima classe, dovranno essere sufficientemente isolati nelle campagne e lontani dalle abitazioni.. In difetto di isolamento, l’industriale sarà tenuto a provvedere l’industria di impianti, installazioni o dispositivi tali da contenere, entro i più ristretti limiti che il progresso della tecnica consente, la emissione di fumi o gas o polveri o esalazioni.

Nelle manifatture, fabbriche e depositi che, essendo assegnati alla seconda classe, possono essere nell’interno dell’abitato, devono adottarsi tutte le cautele necessarie ad evitare nocumento alla salute pubblica.

L’accertamento fatto dall’Amm. Comunale della classe a cui furono assegnati gli stabilimenti, di cui al disposto precedente deve essere notificato al proprietario per cura del Sindaco.

Contro tale accertamento è ammesso ricorso da parte di qualsiasi interessato al Medico Provinciale, il quale deciderà, sentito il Consiglio Sanitario Provinciale.

 

Art.210

Industrie insalubri

A norma dell’art.216 del T.U. delle leggi sanitarie R.D. 27 luglio 1934, n.1265, chiunque intenda attivare una fabbrica o manifattura compresa nell’elenco delle industrie insalubri, deve 15 giorni prima darne avviso per iscritto al Sindaco il quale, previo accertamento dell’ufficiale Sanitario quando lo ritenga necessario nell’interesse della salute pubblica, può vietarne l’attivazione o subordinarla a determinate cautele.

Qualora i metodi e le cautele adottate dall’industriale di propria iniziativa non risultino sufficienti, il Sindaco, su proposta dell’ufficiale Sanitario, potrà stabilire le maggiori cautele necessarie perché l’esercizio di tali industrie non rechi nocumento alla salute del vicinato.

 

Art.211

Inosservanza cautele – Provvedimenti

Qualora nell’esercizio di uno stabilimento o deposito compreso nell’elenco delle industrie insalubri o comunque pericolose, il proprietario manchi all’osservanza delle cautele imposte dall’Autorità Comunale, il Sindaco, su proposta dell’ufficiale sanitario, ordinerà l’eventuale successivo allontanamento di detto stabilimento o deposito in base all’aer.94 del Regolamento generale sanitario 3 febbraio 1901, dandone notificazione all’interessato ai sensi dell’art.95 di detto Regolamento, salvo, nei casi d’urgenza, le facoltà attribuite al Sindaco dall’art.153 del T.U. della Legge comunale e Provinciale R.D. 4 febbraio 1915, n.148 e ciò senza pregiudizio delle pene comminate dalla Legge sanitaria e da quella di Pubblica Sicurezza.

Tale provvedimento potrà adottarsi non solo per le industrie di prima classe, ma anche per quelle che, essendo nominativamente comprese nella seconda, su rapporto dell’Ufficiale Sanitario o di un ingegnere a ciò delegato, risultassero mancare delle cautele necessarie per la salute e l’incolumità del vicinato.

 

Art.212

Autorimesse

La ventilazione delle autorimesse anche private, deve essere sistemata in modo da evitare l’accumulo di ossido di carbonio e di altri gas nocivi, di miscele infiammabili ed esplosive.

A tal fine, indipendentemente dalle eventuali finestre, gli ambienti dell’autorimessa devono essere provveduti di una canna di ventilazione per ogni 50 metri quadrati di superficie la quale sfoci nella atmosfera libera ad altezza sufficiente a disperdere i prodotti gassosi senza danno e molestia agli abitanti dello stabile.

Potrà essere ingiunto su proposta dell’ufficio d’igiene e Sanità che la canna di ventilazione sia dotata di ventilatore meccanico.

Similmente potrà essere ingiunto di praticare una contro apertura in basso per l’evacuazione dei vapori pesanti.

 

Art.213

Depositi formaggi

I grandi depositi di formaggi ed i locali destinati alla stagionatura di questi e alla successive operazioni dirette allo scopo della loro maturazione e conservazione, debbono essere situati o al di fuori della città, ovvero nelle parti meno abitate o più lontane dal centro abitato e distanti almeno cento metri da qualunque abitazione.

Quando per il sorgere di nuove abitazioni, il rapporto della distanza sia venuto a modificarsi, tali licenze saranno rinnovate solo dopo che l’Ufficio d’Igiene e Sanità avrà accertato che le mutate condizioni sono compatibili con il permanere dell’industria, e l’industriale abbia adottato le provvidenze necessarie e utili per evitare le esalazioni moleste.

 

Art.214

Rifiuti industriali

A norma dell’art.217 del T.U. delle Leggi Sanitarie R.D. 27 luglio 1934, n.1265, quando vapori, gas o altre esalazioni provenienti da manifatture o fabbriche, possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica, il Sindaco prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno o il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza.

E’ vietata altresì la dispersione indiscriminata sul suolo pubblico e anche su terreni di proprietà privata di rifiuti industriali liquidi e solidi; questi dovranno essere allontanati a cura e spese dell’industria e conferiti in località idonee, osservando le prescrizioni che indicherà l’Ufficio d’igiene e Sanità circa i mezzi da impiegarsi nella raccolta, trasporto e smaltimento dei predetti residui industriali.

 

Art.215

Vibrazioni e rumori

Oltre a quanto prescrivano le norme di Legge relative al turbamento della quiete pubblica, è soggetta a vigilanza la produzione di vibrazioni, suoni e rumori, che possono riuscire di molestia o di danno alle persone che per ragioni di abitazione o di lavoro debbono subirne l’effetto.

La determinazione del quadro della molestia sarà fatta con rilievi atti a documentare le caratteristiche fisiche della vibrazione, suono e rumore, la sua provenienza e la sua durata.

Il Sindaco, sentiti i competenti uffici comunali, ingiungerà ai responsabili le misure tecniche di intercettazione e ne valuterà il rendimento protettivo.

Le vibrazioni trasmesse ai pavimenti, pareti, palchetti e dispositivi fissi e mobili di qualunque genere che disturbino gli abitatori di un edificio, devono essere annullate o intercettate mediante opportuni provvedimenti da coloro che sono responsabili del prodursi di essi.

Ad ottenere che non si verifichino i danni e le molestie di cui ai precedenti capoversi, non sarà consentita l’installazione di motori o di macchine aventi parti in movimento che non siano sistemate su fondazioni indipendenti da quelle della casa o che siano solidali con pavimenti, pareti, pilasti e punti di appoggio atti a trasmettere le vibrazioni dannose.

 

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