ringraziamo l'autore sig. Fabio Patriarca per la gentile concessione a riprodurre queste pagine dal sito:

http://www.fortunecity.it/scienza/nucleo/3/

 

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ELETTROMAGNETISMO

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Siamo arrivati alle soglie del terzo millennio e la società dipendente ormai esclusivamente dalla corrente elettrica e dai suoi derivati. Elettrodotti, elettrodomestici, televisioni, radio, telefoni cellulari, radar: tutte queste apparecchiature fanno ormai parte della nostra vita e generano campi elettromagnetici; senza un adeguato controllo, questi diventano pericolosi per l'ambiente e la salute dell'uomo. Quando si parla di inquinamento, generalmente ci si riferisce a sostanze già presenti in natura che, però, a causa dell'attività dell'uomo, aumentano sino ad alterare completamente tutti gli equilibri naturali. Per esempio, quando parliamo di inquinamento nelle città ci riferiamo alla presenza di anidride carbonica; l'anidride carbonica esiste in natura, soltanto che l'uomo ne produce in eccesso! L'elettricità è uno degli elementi che esiste in natura e che, dal dopoguerra in avanti, è aumentata in maniera sproporzionata. Ed ecco allora che ci troviamo a fare i conti con un altro tipo di inquinamento: l’INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO.

 

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Negli ultimi anni sono andati crescendo in maniera rilevante gli interrogativi sui possibili effetti sulla salute legati all'esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenze (RF) e microonde (MW). I campi elettromagnetici sono generati da dispositivi che emettono, producono o utilizzano energia elettrica. Un'onda elettromagnetica che si propaga nello spazio trasporta energia che viene in parte assorbita ed in parte riflessa dagli oggetti che tale onda incontra sul suo percorso. L'assorbimento avviene con modalità ed in misura diversa a seconda delle caratteristiche del mezzo. L'effetto sugli organismi viventi di tale assorbimento di energia elettromagnetica a radiofrequenza e microonde è infatti soggetto di indagini scientifiche.


NASCITA DELL’ELETTROMAGNETISMO

Già nel XVII secolo Gilbert aveva posto le basi dello studio dei campi magnetici.
Gli studi effettuati nel secolo successivo portarono a grandi approfondimenti della conoscenza dei campi elettrici che culminarono nella invenzione della pila di Volta nel 1799.L'uso di questa negli esperimenti effettuati da Ampere e Faraday all'inizio del secolo XIX fece capire che vi era una stretta connessione tra magnetismo ed elettricità.Questa connessione era stata in precedenza intuita per alcuni fenomeni strani quale la smagnetizzazione della bussola di una nave durante una tempesta con fulmini. Faraday riuscì a produrre scintille, tipica manifestazione elettrica, utilizzando la corrente di una pila e quello che oggi noi chiameremmo trasformatore. Nobili, per primo, ottenne scintille da una calamita per induzione elettromagnetica. Maxwell riordinò i risultati di questi esperimenti costruendo una teoria matematicamente coerente dell'elettromagnetismo ed ipotizzando che anche la luce fosse un'onda elettromagnetica. Melloni dimostrò che la radiazione calorifica (infrarosso) si comporta in modo analogo alla luce. La spettroscopia associata alla fotografia, dimostrò che la luce del sole e quella dell'arco elettrico contengono anche radiazioni (UV) non visibili di lunghezza d'onda minore della luce.Hertz indicò come produrre onde elettromagnetiche con lunghezza d'onda di alcuni metri e Righi ottenne onde di qualche centimetro. Roentgen scoprì i raggi X e Bequerel i raggi gamma. Marconi produsse onde lunghe chilometri.Negli ultimi anni del secolo XIX veniva così completato lo spettro delle onde elettromagnetiche. I nomi con cui vengono classificate anche oggi le onde elettromagnetiche sono più legati alla storia della loro scoperta che alle loro proprietà fisiche:

La gamma da 0 a 10 kHz sono denominate ELF ( Extremely low frequency ).

La gamma da 30 kHz a 300 MHz sono denominate RF ( Radio frequency )

La gamma da 300 Mhz a 300 GHz sono denominate MW ( Microwave )

Il meccanismo e la velocità di propagazione nel vuoto di tutte le onde elettromagnetiche sono identici, indipendentemente dalla lunghezza d'onda o frequenza. All’aumentare della frequenza si hanno però delle graduali variazioni riguardo il modo di interagire con la materia. L'emissione delle onde, il loro assorbimento e la loro propagazione in mezzi materiali, infatti, dipendono dalla natura fisica e dalle condizioni delle sostanze emittenti ed assorbenti o di quelle che consentono la propagazione.



RICERCHE SCIENTIFICHE

A partire dalla fine degli anni '70 si sono diffuse, nel mondo scientifico, numerose ricerche di laboratorio e indagini epidemiologiche (Wertheimer e Leeper, Tomenius, Savitz, Feychting, Ahlbom e altri) dalle quali sono emerse possibili implicazioni per la salute umana da parte di campi elettromagnetici generati dagli impianti di distribuzione dell'energia elettrica (elettrodotti).Un primo riscontro concreto si ebbe nel 1975 ad opera del biochimico, studioso del cervello, Adey, direttore del laboratorio di Biologia Spaziale della NASA dal 1965. Egli raccolse una considerevole quantità di prove che dimostrarono l'effetto diretto dei campi elettromagnetici (C.E.M.) sul sistema nervoso dei vertebrati, alterando la memoria e la chimica celebrale. In seguito i suoi programmi di ricerca vennero bloccati.Nel 1979 anche gli studiosi Wertheimer e Leeper incominciarono ad avere risultati concreti, evidenziando una relazione fra tumori infantili e residenza in case ad alta configurazione di corrente. A seguito della diffusione di questi risultati, diverse ricerche hanno affrontato il tema del rischio cancerogeno legato all'esposizione a campi elettrici e magnetici a 50/60 Hz. I principali studi finora pubblicati sono riassunti nella tabella 1.

Tabella 1. Studi epidemiologici relativi a popolazioni residenti in prossimità di linee ed installazioni elettriche.

 

Autori

Soggetti studiati

Accertamento dell’esposizione

Risultati

Wertheimer e Leeper (1979)

Casi di decessi per tumore nella zona di Denver (Colorado), 1950-1973 di età 0-18 anni. Controlli: soggetti viventi appaiati per età e residenza.

Distanza delle case da linee elettriche.

Proporzione di soggetti residenti in prossimità delle linee elettriche significativamente più elevata tra i casi che tra’ i controlli.

Fulton (1980)

Casi di leucemia dell’ospedale di Rhode Island, 1964-1978, di età 0-20 anni. Controlli di popolazione.

Distanza delle case da linee elettriche.

Nessuna associazione tra la patologia in esame e la residenza in rapporto alle linee elettriche.

Wertheimer e Leeper (1982)

Casi di decesso per tumore in alcune zone del Colorado. Controlli: soggetti morti per cause non tumorali.

Distanza delle case da linee elettriche.

Le abitazioni dei casi erano più vicine alle linee, secondo una relazione dose-risposta relativa a 4 categorie di esposizione.

Mc. Dowall (1986)

Campione di circa 8000 persone residenti, al 1971, in prossimità delle installazioni elettriche dell’East Anglia, seguite fino al 1983.

Distanza delle case da linee elettriche.

Tra le donne, ma non tra gli uomini aumenti della mortalità per tumori del polmone, leucemie ed altri tumori linfoemopoietici. Mortalità per Leucemia e per gli altri tumori linfoemopoietici più elevata tra i residenti a meno di 15 m dalle installazioni.

Tomenius (1986)

Casi di tumore registrati nella Contea DI Stoccolma, 1958-1973 di età 0-18 anni. Controlli di popolazione.

Presenza di installazioni elettriche visibili dalle case. Misure di campo magnetico all’ingresso delle abitazioni.

Linee a 200 kV presenti con frequenza significativamente più elevata presso le abitazioni dei casi rispetto a quelle dei controlli. Campo magnetico significativamente più alto presso le case vicine alle linee elettriche.

Seversol (1988)

Casi di leucemia acuta non linfocitica diagnosticati in alcune contee dello stato di Washington, 1981-1984. Controlli di popolazione.

Misure di campo magnetico nelle case.

Nessuna associazione tra la presenza della malattia e l’esposizione a campi magnetici nelle abitazioni.

Savitz (1988)

Casi di tumori infantili diagnosticati a Denver (Colorado), 1976-1983. Controlli di popolazione.

Misure dei campi elettrici e magnetici nelle case.

Incrementi di rischio per tutti i tumori, in particolare leucemie, linfomi e sarcomi dei tessuti molli in relazione alla residenza in case con livelli di induzione magnetica superiore ai 0,2 micro Tesla.

Coleman (1989)

Casi di leucemia diagnosticati in 4 aree di Londra 1965-1980.

Distanza delle case da linee elettriche aeree.

Incremento del rischio di leucemia per coloro che vivevano a meno di 100 m dalle linee

Myers (1990)

Casi di neoplasia infantile nello Yorkshire, 1970-79. Controlli di popolazione.

Stima del campo magnetico in base alle caratteristiche delle linee e alla loro distanza dalle case.

Non si osservano associazioni significative.

London (1991)

Casi di leucemia infantile diagnosticati a Los Angeles, 1980-87. Controlli di popolazione.

Misura del campo elettrico e magnetico nelle case e valutazione dalle configurazione di corrente.

Aumento del rischio di leucemia in relazione al livello più elevato della configurazione di corrente.

16 ricercatori americani della Johns Hopkins University (1991)

227 casi di tumore alla mammella nei maschi, nel periodo 1983-1987.

Misura del campo elettrico e magnetico nelle condizioni di lavoro.

Il rischio è maggiore tra gli elettricisti, gli addetti alle linee telefoniche e gli operatori delle radiocomunicazioni, con valori più alti tra quelli che hanno iniziato l'attività prima dei trent'anni.

Olsen (1993)

Casi di tumore linfoemopoietico e celebrale, di età 0-15 anni in Danimarca, 1968-1986. Controlli di popolazione.

Sistema del campo magnetico in base alle caratteristiche delle linee e alla loro distanza dalle case.

Aumento del rischio di tumori nel loro complesso tra i residenti con livelli di induzione magnetica superiori a 0,4 micro Tesla.

Feychting (1993)

Casi di linfomi, leucemie e tumori del sistema nervoso centrale in bambini svedesi che abitavano a meno di 300 metri da linee ad alta tensione 1960-1985. Controlli di popolazione.

Misure del campo magnetico nelle case e stima della sua intensità nel corso del tempo in base alle caratteristiche delle linee e alla loro distanza dalle case.

Aumento del rischio di leucemia in relazione con l’esposizione ad induzione magnetica superiore a 0,2 micro Tesla.

Verkasalo (1993)

Casi di bambini finlandesi che hanno abitato nel periodo 1970-1989 a meno di 500 m da linee ad alta tensione con intensità di induzione magnetica superiore a 0,01 micro Tesla.

Stima del campo magnetico basata sulla distanza delle case dalle linee.

Non si osservano associazioni significative tranne un incremento di incidenza di tumori celebrali nei bambini residenti in case con livelli stimati di induzione magnetica a 0,2 micro Tesla.

Schreber (1993)

Popolazione residente a meno di 100 metri dalle linee di trasmissione in un quartiere di Maastricht, 1956-1981.

Distanza delle case dalle linee e misura del campo magnetico.

Incrementi della mortalità per malattie circolatorie negli uomini e per linfoma di Hodgkin nelle donne.

 

Nella tabella su riportata mancano gli esperimenti del 1992 anno durante il quale la scienza ha fatto un gran passo avanti nella ricerca sugli effetti dell’elettromagnetismo. Li riportiamo quindi qui di seguito:

- GENNAIO 1992: I radiologi Cebulska-Wasilewbka e Flakiewiez dell'Istituto di Fisica Nucleare polacco osservano significative mutazioni e modificazioni del ciclo cellulare in vegetali esposti a campi elettrici e magnetici a bassa frequenza.

 

- GENNAIO 1992: I ricercatori Oraby M.A. e El-Namas del centro nazionale di ricerca biologica de IL CAIRO rilevano formazioni di micronuclei, aberrazioni cromosomiche e scambi di cromatidi nelle cellule del midollo osseo in lupi esposti a campi elettrici di bassa frequenza.

 

- FEBBRAIO 1992: Una ricerca effettuata dall'Università del Sud California su 232 ragazzi fino agli 11 anni colpiti da leucemia risulta che fra i bambini che vivono nelle abitazioni vicine alle linee elettriche ad alta tensione si è riscontrata una frequenza della malattia doppia rispetto ai non esposti.

 

- MARZO 1992: Reba Goodman e Ann Menderson con una ricerca specifica forniscono le prove che i campi elettromagnetici modificano il patrimonio genetico. Questo spiega gli effetti tumorali.

 

- OTTOBRE 1992: Uno studio effettuato dagli epidemiologici M.Feychting e A.Ahlbom dello Stockholm's Karalinska institute su 500.000 persone residenti dal 1960 al 1985 a meno di trecento metri da linee ad alta tensione in Svezia rileva un alto rischio di leucemia nei bambini. In particolare quelli esposti a campi elettromagnetici di 0,2 micro tesla mostrano un aumento triplo del rischio rispetto ai non esposti. Il rischio diventa quadruplo per una esposizione di 0,3 micro tesla. Un secondo studio condotto da B. Flodeus dello Swedem's National Institute of Occupational Health su 1632 uomini, di cui 511 affetti da leucemia o tumore al cervello, conclude che nella maggior parte dei casi avevano avuto esposizioni professionali ai campi elettromagnetici. Dopo questi risultati, Stan Sussman responsabile degli studi sui campi elettromagnetici dell'Elettric Power Institute della California (Istituto fondato da società produttrici di energia elettrica) ha dichiarato: ''Diventa sempre più chiaro che esiste qualcosa che influenza la vita umana vicino alle linee elettriche ad alta tensione, con particolare riguardo alla leucemia dei bambini''.Per quanto riguarda l'azione dei CEM a frequenza elevata (radiofrequenze e microonde) sono ben conosciuti gli effetti termici, dovuti alla dissipazione in forma di calore dell'energia assorbita dai tessuti, cui si dimostrano particolarmente sensibili le gonadi maschili (con riduzione della fertilità) e il cristallino, che può opacizzarsi. L'esposizione a radiazioni con densità di potenza superiore a 10 milliW/cm2 può provocare inoltre alterazioni della permeabilità della membrana, delle funzioni ghiandolari, dei sistemi emopoietico, immunitario, nervoso (SSK 1992; Berhardt-Matthes1992).
Effetti non termici (cefalea, astenia, irritabilità, elettrofosfeni) sono stati rilevati da alcuni Autori in seguito all'esposizione a microonde (Kuhene 1985; Keilmann 1985). In laboratorio effetti atermici sulle cellule germinali di Drosophila melanogaster sono stati documentati con microonde aventi una densità di potenza di 10 microWatt/cm2 (Nimtz, 1983), e sui cromosomi giganti di Acricotopus lucidus con microonde a densità di potenza inferiore a 5 milliW/cm2 (Kremer et Al., 1983).
Soltanto nel gennaio 1997 è apparsa sull'American Journal of Epidemiology la prima vasta indagine epidemiologica sull'incidenza del cancro eseguita in occidente nei pressi di una trasmittente radiotelevisiva, quella di Sutton Coldfield, in Gran Bretagna. Vi si dimostra un incremento di leucemie negli adulti (particolarmente di quelle linfatiche) con un significativo declino del rischio con l'aumento della distanza dal trasmettitore (particolarmente per la leucemia linfatica cronica). Il massimo della densità di potenza equivalente, misurata nei punti di rilevamento a 2,5 m. dal suolo, era di 0,013 W/m2 (1,3 microWatt/cm2) per le frequenze televisive e di 0,057 W/m2 (5,7 microWatt/cm2) per le frequenze radio in FM (Dolk et Al. 1997a). Una successiva indagine, eseguita dallo stesso autore su 20 altri trasmettitori della Gran Bretagna e pubblicato nel medesimo fascicolo della rivista (Dolk et Al. 1997b), non ha dato gli stessi significativi risultati e fornisce loro, al massimo, un debole supporto.


RISULTATI DELLE RICERCHE


Tutti gli autori concordano sul fatto che gli effetti sulla salute vadano attribuiti alla componente magnetica del campo, sia perche` gran parte delle indagini si riferiscono a situazioni caratterizzate da alte correnti elettriche piuttosto che da alte tensioni, sia perche` la componente elettrica viene schermata dai muri delle case o da altri ostacoli come alberi, siepi, recinzioni. Le principali ricerche in corso sono state pubblicate nel biennio 1993-94, mentre nei primi studi gli autori si limitavano solitamente a classificare le case in termini di distanza da linee ed installazioni elettriche, le ricerche più recenti hanno contemporaneamente misurato i livelli dei campi elettrici e magnetici nelle case ( al momento dell'effettuazione dell'indagine ) e stimato la loro intensità` nel corso del tempo, avvalendosi dei dati storici sul carico delle linee e tenendo conto della configurazione degli elettrodotti e della loro distanza dalle case. Questi studi, caratterizzati da un'accurata valutazione dell'esposizione a campi ELF e dagli altri fattori di rischio dei tumori in esame, indicano in modo coerente un incremento di rischio di leucemia infantile in relazione ad esposizione a livelli di induzione magnetica superiori a 0.2 micro tesla. L'incremento della leucemia infantile risulta confermato da ricerche condotte con diverse metodologie epidemiologiche, mentre gli studi non positivi sono generalmente caratterizzati da una bassa potenza statistica. Lo studio di Feychting e Ahlbom (1993), inoltre suggerisce l'esistenza di una relazione dose-risposta. L'ipotesi di un ruolo causale dei campi ELF nell'insorgenza della leucemia e di altri tumori e` stata saggiata anche in alcuni studi relativi ad esposizioni professionali, di cui vengono brevemente descritti i risultati. In uno studio caso-controllo di popolazione condotto in Svezia, hanno evidenziato un incremento dell'incidenza della leucemia linfocitica cronica in funzione del livello di esposizione a campi magnetici, a partire da valori medi giornalieri della induzione magnetica pari a 0.2 micro tesla. Un successivo studio degli stessi autori ha evidenziato un significativo incremento di tumori ipofisari fra i macchinisti delle ferrovie svedesi, esposti verosimilmente a campi magnetici superiori ad 1 micro tesla. Negli USA, Matanoski ed altri hanno descritto un incremento di mortalità` per leucemia fra i lavoratori di una società telefonica, in relazione a valori di picco piuttosto che a valori medi di esposizione a campi magnetici. Sempre negli USA hanno effettuato uno studio caso-controllo relativo a diversi tipi di neoplasie nell'ambito dello studio di una coorte di dipendenti di una società elettrica. Non sono state osservate significative associazioni fra esposizione a campi magnetici ed insorgenza di leucemie, linfomi e tumori cerebrali. Lo studio franco-canadese di Thriault ha mostrato un accresciuto rischio di leucemia per i lavoratori di tre società elettriche con esposizione media a livelli di induzione magnetica superiori a 0.2 micro tesla; tale aumento, tuttavia, raggiunge la significatività statistica solo per la leucemia acuta non linfoide. Ancora negli USA, infine hanno effettuato uno studio di coorte relativo a cinque società elettriche; non e` stata confermata la relazione fra esposizione a campi magnetici e leucemia, mentre si e` documentato un incremento dei tumori cerebrali in funzione dell'esposizione cumulativa. Sulla base di una valutazione critica delle evidenze scientifiche, si ritiene credibile un'interpretazione casuale dell'associazione fra leucemia infantile ed esposizione a campi magnetici a 50/60 Hz, anche se permangono problemi interpretativi legati alle dimensioni numeriche degli studi sinora condotti e alle possibili variabili di confondimento. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), comunque, non ha sinora valutato la cancerogenicità dei campi elettromagnetici e, quindi, ogni confronto con il suo sistema di classificazione delle evidenze di cancerogenicità rimane ipotetico. Concorre ad annettere carattere di probabilità, e non di certezza, al ruolo eziologico dei campi magnetici nell'induzione dei tumori, il fatto che non vi sia tuttora accordo sul possibile meccanismo biologico d'azione dei campi stessi. Un'ipotesi interpretativa, avanzata da alcuni autori, suggerisce, come già detto, che il campo magnetico perturbi il sistema endocrino, abbassando il livello della melatonina, attraverso un'azione sulla ipofisi (Wilson, 1988; Reiter, 1992; Repacholi, 1994). Bassi livelli di melatonina sono associati ad incrementi di rischio cancerogeno con meccanismi probabilmente diversi (diminuzione della risposta immunitaria, innalzamento dei livelli di ormoni gonadici con effetti sui tumori della mammella o della prostata ormono-dipendenti, amplificazione del danno ossidativo del DNA in presenza di una diminuzione dei livelli di melatonina, in funzione delle forti proprietà antiossidanti di tale ormone). Questa ipotesi avrebbe il pregio di fornire elementi interpretativi anche per altri due filoni di studi epidemiologici. Si tratta, in primo luogo, di una serie di ricerche sul tumore della mammella che mostra un incremento nei soggetti di sesso maschile esposti professionalmente a campi elettromagnetici (Tynes e Andersen, 1990; Demers 1991; Matanoski et al., 1991; Loomis, 1992). Va precisato che vi sono anche studi su popolazioni di lavoratrici, ma questi ultimi mostrano risultati contraddittori, e sono comunque meno probanti perche` non tengono adeguatamente conto dei fattori di rischio extralavorativi per il tumore della mammella nella donna. Il secondo ambito di ricerca concerne i quadri di depressione e cefalea osservati con accresciuta prevalenza fra i soggetti residenti in proprietà confinanti con la fascia di rispetto degli elettrodotti, che potrebbero rientrare fra gli effetti della desincronizzazione della ritmicità endocrina circadiana, dovuta all'azione dei campi elettromagnetici sulla secrezione ipofisaria di melatonina.


EFFETTI BIOLOGICI E SANITARI DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI


I possibili effetti dovuti all'esposizione ai campi elettromagnetici, vengono studiati con metodi diversi. Per lo studio degli effetti sanitari sono fondamentali le indagini epidemiologiche, ma vengono condotti anche studi sperimentali con ricerche in vitro ed in vivo, valutazioni basate su modelli matematici o con l'uso di manichini di adeguate proprietà chimiche e fisiche. Ciascuna di queste modalità di ricerca presenta limiti e fornisce risposte parziali e non conclusive. Studi sperimentali. Sono stati studiati i possibili effetti all'esposizione a campi elettromagnetici su moltissimi sistemi biologici: sono state segnalate interazioni con il sistema emopoietico, cardiovascolare, endocrino, immunitario, nervoso. Possibili interferenze con i processi di differenziamento, crescita e sviluppo dell'organismo di tessuti ed apparati sono stati evidenziati solo in seguito all'esposizione sperimentale a campi creati artificialmente, con intensità non comparabile con quelle che si riscontrano in prossimità delle linee elettriche ad alta tensione, sia con sperimentazione in vitro che in vivo. Gli studi sperimentali in vitro sono fondamentali per la comprensione dei meccanismi biologici a livello cellulare e molecolare coinvolti nell'interazione tra campi elettromagnetici e sistemi viventi. Sono state osservate varie anomalie imputabili all'esposizione a campi elettromagnetici ELF. E' ad esempio dimostrato che l'esposizione a campi elettromagnetici può alterare lo scambio dallo ione calcio attraverso la membrana cellulare, modificando perciò la sua concentrazione intracellulare ed interferendo con i processi di relazione tra cellule, il riconoscimento ed il differenziamento. Questi fenomeni potrebbero essere correlati con l'ipotetica azione cancerogena. Un altro meccanismo biologico che potrebbe avere un ruolo significativo nei fenomeni di cancerogenesi coinvolge la melatonina, ormone prodotto dall'epifisi in relazione al ciclo giorno-notte. E' stata più' volte osservata nell'uomo un'associazione tra secrezione di melatonina e cancro, in particolare mammario e prostatico: i livelli ematici di melatonina tendono a diminuire in alcuni casi di cancro, mentre aumentano in seguito ad alcuni tipi di chemioterapia. Alcuni dati indicano che la melatonina potrebbe inibire la crescita di tumori, ma la sua produzione potrebbe essere a sua volta modificata da esposizione ai campi ELF. Al momento i risultati sperimentali ottenuti in vitro non permettono tuttavia di attribuire "plausibilità biologica" agli ipotizzati fenomeni di carcinogenesi. Ricordiamo che la carcinogenesi viene descritta come un fenomeno composto di due fasi. La prima ("iniziazione") coinvolgerebbe direttamente il materiale genetico (DNA), ma non consisterebbe ancora in un vero fenomeno neoplastico in quanto ne mancano le tipiche manifestazioni. Occorre infatti l'azione successiva di un "agente promotore" di varia natura avente scarsissime o nulle proprietà cancerogene in se', ma in grado di "promuovere" lo sviluppo in senso tumorale di cellule precedentemente iniziate. Si può ritenere che i campi ELF, se venisse dimostrata l'associazione con qualche tipo di tumore, non agiscano come iniziatori ma come promotori del fenomeno. E' importante quindi mettere a punto strategie di sicurezza che provvedano innanzitutto a ridurre la presenza di agenti "iniziatori" nell'ambiente e nei luoghi di vita e di lavoro e, più in generale, che gli interventi risanatori prevedano un ordine dipendente dalla pericolosità' e dal costo. Studi epidemiologici. Le indagini epidemiologiche non sono di facile valutazione per vari motivi: numerose variabili interferiscono e si sovrappongono sia negli ambienti di vita che di lavoro, per cui eventuali patologie riscontrate sono tipicamente multifattoriali e difficilmente imputabili a una sola causa. Inoltre nel caso dei campi ELF non vi sono parametri biologici precisi e affidabili per caratterizzare gli effetti sull'uomo; l'esposizione e' ubiquitaria, per cui gli studi caso-controllo sono spesso poco rappresentativi e non specificano l'esposizione a campi elettromagnetici ad altre frequenze (principalmente radioonde). Nel caso degli effetti biologici dovuti all'esposizione a campi ELF, la relazione causale e' resa incerta in primo luogo dal fatto che le dimensione numeriche degli ipotizzati incrementi di alcune patologie sono, estremamente esigui e in secondo luogo dalla difficoltà' di stabilire un’eventuale correlazione positiva tra aumento dell'esposizione e incremento dell'incidenza di alcune patologie. Uno studio molto citato a sostegno dell'atteggiamento normativo restrittivo, quello di Feychting ed Ahlbom di Stoccolma, che individua una tendenza alla correlazione tra campi magnetici dovuti alle linee elettriche ed un incremento dei casi di leucemia infantile (0-14 anni), riguarda 39 casi complessivi di leucemia infantile nell'arco di 25 anni su una popolazione di circa 450 mila abitanti (i casi complessivi di leucemia comprendenti anche gli adulti per la stessa popolazione e nello stesso arco di tempo sono 364). Inoltre dall'analisi dei dati dello studio in questione risulta che l'incidenza dei casi di leucemia infantile causati dagli elettrodotti sarebbe stato di alcuni casi in 25 anni su 450 mila persone. Il numero ridotto dei casi fa comprendere l'errore di valutazione possibile. Generalmente, viene considerato (OMS, 1987) un rischio accettabile per la popolazione una fatalità' (ossia un tumore con esito mortale) compresa tra 1/100.000 ed 1/1.000.000. Tale "dose", che può' indurre questa bassa frequenza di risposta, viene detta dose virtualmente sicura (VSD=virtually safe dose) Stima dei rischi per la durata della vita associati ad alcune attività o fenomeni naturali: Cause di morte Rischio Cancro 2.0x10-1 Incidenti stradali 1.5x10-2 Annegamento 2.5x10-3 Disastri naturali 1.4x10-3 Incidenti con aerei 7.0x10-4 Incidenti con elettricità' 3.0x10-4 Incidenti da fulmine 3.0x10-5 Negli ultimi anni sono comparse alcune decine di studi che valutano la possibilità di correlazione tra l'esposizione a campi elettromagnetici ed i tumori. Gli studi sul possibile incremento del rischio di insorgenza di neoplasie riguarda sia categorie particolarmente esposte per ragioni occupazionali che gruppi della popolazione caratterizzati da particolari esposizioni residenziali. Solo una parte di questi riporta risultati statisticamente significativi e si può' cercare di qualificare l’entità' del rischio di neoplasia, che quelli positivi sembrerebbero indicare. Si definisce "rischio relativo" il rapporto tra l'incidenza della malattia negli episodi a fattore di rischio (nel caso specifico a campi ELF) e l'incidenza nei soggetti non esposti. Quanto più' il valore di rischio relativo cresce rispetto all'unita', tanto maggiore e' il peso del fattore di rischio. Occorrono inoltre test statistici per verificare se l'associazione esposizione-malattia e' reale o e' dovuta al caso. Spesso si ricorre alla determinazione di un intervallo fiduciale ovvero dei limiti di confidenza. Se il limite inferiore dell'intervallo comprende il rischio relativo di 1 il risultato (cioè l'associazione esposizione-malattia) non e' significativo.

 

EFFETTI CANCEROGENI

Il CANCRO è sicuramente la malattia più temuta fra tutte, e c’è chi lo definisce il male del secolo.

Che cosa è esattamente il cancro?

Innanzitutto, con il nome di cancro, vengono abitualmente indicate numerose specie diverse di tumore, e più esattamente di tumori maligni. Il tumore è una malattia in cui le cellule, come si dice in linguaggio figurato, "impazziscono", cioè si trasformano, diventano diverse da quelle sane e si moltiplicano in modo incontrollato, senza più obbedire alle "regole" della normale moltiplicazione cellulare. Questo fatto, naturalmente, può provocare danni gravissimi all’organismo, spesso con conseguenze mortali. I tumori vengono abitualmente divisi in due grandi categorie : TUMORI BENIGNI e TUMORI MALIGNI.

 

- I TUMORI BENIGNI

In un tumore benigno le cellule sono solo leggermente diverse dal tessuto che le circonda. La loro moltiplicazione è lenta e può arrestarsi spontaneamente. Il tumore benigno non invade il tessuto normale adiacente, e le sue cellule non si diffondono per l’organismo. I tumori benigni si possono guarire o asportare chirurgicamente, e non si riformano. Sono pericolosi solo in pochi casi; per esempio, quando provocano emorragie ( cioè fuoriuscita di sangue per lesioni di vasi sanguigni), oppure quando si forma nel cranio e, crescendo, comprimono il cervello.

 

- I TUMORI MALIGNI

Le cellule dei tumori maligni sono profondamente diverse da quelle normali. Il tumore maligno cresce rapidamente, invadendo i tessuti circostanti, dopo l’asportazione chirurgica se sono rimaste nei tessuti delle cellule tumorali, può riformarsi. I tessuti maligni provocano un grave decadimento di tutte le funzioni dell’organismo che molto spesso conduce alla morte. Il cancro può diffondersi dal luogo di origine ad altre parti dell’organismo. Le cellule maligne vengono trasportate dal circolo sanguigno o dal circolo linfatico, raggiungono altri organi dove si fermano, si moltiplicano e producono infine un tumore del tutto simile a quello di partenza. Questo processo di diffusione si chiama metastasi (cambio di luogo).

 

- PERCHE’ LE CELLULE "IMPAZZISCONO"?

Scoprire perché una cellula normale diviene una cellula tumorale è il più grande obbiettivo della ricerca medica di oggi. Obbiettivo che non è stato ancora raggiunto ma al quale ci si avvicina continuamente sia pure a piccoli passi. Quello che si sa con certezza è che ci sono sostanze capaci di fare "impazzire" le cellule, queste sostanze che provocano il cancro sono dette cancerogene. Se ne conoscono moltissime, e moltissime di esse sono prodotte dall’industria chimica. Il fumo delle sigarette contiene sicuramente sostanze cancerogene e le statistiche dimostrano che i fumatori si possono ammalare di cancro ai polmoni con molte maggiori possibilità rispetto ai non fumatori, ma, come abbiamo già visto prima, anche onde magnetiche ed elettromagnetiche possono provocare il cancro.

 

- TERAPIE

I mezzi per la diagnosi dei tumori consistono, oltre che nelle visite mediche, in ricerche radiologiche endoscopiche, bioptiche e citologiche. La terapia dei tumori, sia benigni che maligni, è ancora oggi essenzialmente chirurgica; ma, mentre l’intervento è sempre possibile e porta guarigione nei tumori benigni, lo stesso non può dirsi per quelli maligni, che si diffondono a distanza con metastasi e per i quali si dovrà ricorrere ad una terapia medica o fisica. Nel campo della terapia fisica si impiegano le radiazioni ionizzanti; in quello della terapia medica, l’uso del cortisone e dei suoi derivati, degli ormoni sessuali maschili e femminili e dei chemioterapici ad azione antimitatica, ha dato spesso risultati abbastanza lusinghieri per quanto riguarda le remissioni della sintomatologia locale e generale e la durata della malattia stessa.

 

- LEUCEMIA

La leucemia è una malattia dei tessuti emopoietici caratterizzata da proliferazione incontrollata e irregolare dei globuli bianchi del sangue, accompagnata da infiltrazioni da parte di cellule immature e atipiche nei vari organi emopoietici e da comparsa di tali cellule anche nel sangue circolante. La presenza di cellule immature ne sangue circolante non si verifica però sempre, per cui si tende a sostituire il termine di leucemia con quello di leucosi. La malattia può interessare tutti i tipi cellulari del parenchima emopoietico, per cui si avranno: la leucemia del parenchima mieloide, la leucemia del parenchima linfaide, la leucemia di quello emoistioblastico o del sistema reticolo-istiocitorio e, per ultimo, quel processo a carico della serie eritroblestica, nota come mietosi eritremica e eritremia. L’etiologia della leucemia dell’uomo è ancora sconosciuta, anche se per gli animali si sono potuti rilevare dei dati che fanno ritenere che l’affermazione sia di natura virale.


NORMATIVA RIGUARDO I CAMPI ELETTROMAGNETICI A BASSA FREQUENZA

- INDICAZIONI INTERNAZIONALI

Il problema dei possibili effetti dei campi elettromagnetici sulla salute e' stato affrontato nella sede che si ritiene più autorevole, e cioè l'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.), che ha pubblicato nel 1984 un rapporto "Extremely low frequency fields" e nel 1987 uno "Magnetic fields", entrambi nell'ambito del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP). Più recentemente nel 1990, e sempre sotto gli auspici dell'O.M.S. e dell'UNEP, e' stato pubblicato il rapporto redatto dall'International Non-Ionizing Radiation Committee (INIRC) dell'International Radiation Protection Association (IRPA), frutto di un accurato lavoro svolto da un gruppo di esperti internazionali tramite un'attenta analisi critica dei problemi ed un minuzioso esame dei dati disponibili sull'argomento, con il suggerimento dei limiti per l'esposizione sia al campo elettrico che magnetico del personale esposto e della popolazione. Nel documento si individuano come fonte di eventuali effetti biologici le correnti indotte all'interno del corpo. Tra 1 e 10 mA/m2 sono riportati solo effetti biologici di scarsa entità. Gli effetti si fanno evidenti e via pericolosi da 10 mA/m2 fino al di sopra dei 1000 mA/m2 ove vi sono rischi sanitari gravi. Nel rapporto in questione viene tra l'altro osservato che le correnti endogene nel corpo arrivano tipicamente fino a 10mA/m2, anche se, durante certe funzioni, le stesse possono essere anche molto più alte. Da queste considerazioni e dai dati sperimentali nasce il criterio base adottato per la definizione dei limiti per i campi elettrici e magnetici. Questo criterio consiste nel limitare a non più di 10 mA/m2 la densità delle correnti indotte nella testa e nel tronco da un'esposizione continua a campi elettrici e magnetici a 50/60 Hz. Per indurre nella parte superiore del corpo umano una densità di corrente media di 10 mA/m2 a 50 Hz occorrerebbe un campo elettrico di circa 25 kV/m o un campo magnetico di circa 5 mT. L'INIRC/IRPA ha tuttavia ritenuto opportuno, in via prudenziale, adottare dei margini di sicurezza più larghi e che tenessero conto in modo differenziato, come sempre, della popolazione e dei lavoratori professionalmente esposti. Peraltro l'INIRC/IRPA non ha ignorato l'esistenza di alcuni studi epidemiologici che suggeriscono una possibile associazione tra l'esposizione a campi magnetici e un aumento dell'incidenza di tumori tra bambini , adulti o gruppi professionali. Pero' il punto di vista al riguardo e' il seguente: "Sebbene alcuni studi epidemiologici suggeriscono una possibile associazione tra l'esposizione a campi a 50/60 Hz e neoplasia, altri non ne indicano alcuna. Non solo non e' dimostrata una tale associazione, ma i dati attuali non ne forniscono alcuna base per una definizione del rischio sanitario che sia utile ai fini dello sviluppo di limiti di esposizione.

 

- NORMATIVA COMUNITARIA E NAZIONALE

La Direzione V della CEC al fine della preparazione di una direttiva comunitaria sulla protezione dei lavoratori da agenti fisici, e per quanto riguarda i campi elettromagnetici, ha invitato tre istituti - Istituto Superiore di Sanità (I), National Radiological Protection Board (UK) e Institut fur Strahlenhygiene/Bundesamt fur Strahlenschutz (D) -, che operano nei rispettivi paesi nel campo della protezione da radiazioni non ionizzanti, a formulare proposte in merito. Le proposte avrebbero dovuto basarsi, ove possibile, sulle attività dell'INIRC/IRPA che rappresentano l'opinione della comunità scientifica e assicurano un collegamento con altre organizzazioni internazionali quali l'O.M.S. e l'International Labour Office. Il gruppo di esperti incaricato di elaborare la proposta suddetta ha concluso la sua attività predisponendo un documento che contiene suggerimenti in merito alla individuazione di limiti per l'esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici. In particolare vengono proposte "restrizioni di base" sulle grandezze primarie che, a seconda della gamma di frequenze considerate, caratterizzano l'interazione dei campi elettromagnetici con gli esseri viventi. Per le basse frequenze (da 1 Hz fino a 100 kHz) la grandezza primaria e' identificata con la densità di corrente indotta ai corpi. Le restrizioni di base relative alle frequenze d'uso degli elettrodotti individuano un limite di 4 mA/m2 (quindi resta ampiamente protettivo il limite INIRC/IRPA di 0.1 mT) e, al fine di eliminare effetti dovuti alla percezione delle cariche elettriche, viene suggerito un limite per il campo elettrico di 5 kV/m. Per il resto, salvo qualche modesta differenza anche nella filosofia con cui e' stato affrontato il problema, nella sostanza i suggerimenti contenuti nel rapporto in questione appaiono allineati con quelli dell'INIRC/IRPA. E' stata recentemente ultimata nel Comitato 111 del CENELEC (Comite' Europeen de Normalisation Electrique) un progetto di normativa per la protezione della popolazione e dei lavoratori dai campi elettromagnetici. In Italia dopo i DM 21/3/88 e 16/1/91 del Ministero LL.PP. e il DPCM 23/4/92, riguardanti le norme tecniche, ed il loro aggiornamento, per la disciplina delle costruzioni e dell'esercizio di linee elettriche aeree esterne, siamo arrivati all’entrata in vigore del nuovo DM del 10/9/98 n°381 proposto dal Ministero dell'ambiente e che reca norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana. . Per superare alcune incongruenze tra la definizione dei limiti di campo e distanze prefissate dalle abitazioni più restrittive, e' stata istituita dal Ministero dell'ambiente una commissione di esperti, tra cui ISS, ENEA, ISPESL, CEI, ecc., che, pur con ritardo, sta elaborando con alcuni tecnici rappresentanti delle Regioni, un aggiornamento del testo. Va infine ricordato che in ambiente industriale e anche domestico si trovano numerose sorgenti di campi magnetici che danno origine a campi più elevati di quelli determinati da linee e stazioni elettriche. Recentemente e' stato completato uno studio C.N.R. per lo sviluppo e la messa a punto di un sistema per la determinazione dell'esposizione ai campi elettrici e magnetici ELF, che utilizza modelli e misure opportunamente integrate, in grado di valutare i contributi al campo magnetico totale sia delle sorgenti esterne, cioè ettrodotti, che delle sorgenti interne, cioè elettrodomestici, nelle abitazioni. Questo potrebbe rivelarsi uno strumento importante per lo sviluppo di ulteriori studi, consentendo di valutare in modo attendibile la reale esposizione della popolazione in studio.

 

Normative vigenti

In base agli effetti nocivi dovuti all'Inquinamento Elettromagnetico, tutte le Nazioni hanno dovuto emanare leggi che limitano l'esposizione umana ai campi elettromagnetici e che impongono criteri di sicurezza alle apparecchiature che li generano.

In particolare in Italia sussistono le seguenti leggi e direttive :

1) DM 10/9/98 n°381 (Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di
radiofrequenza compatibili con la salute umana)

2) 9231CEE (per la sicurezza delle apparecchiature)

3) DLGS 626/1994 per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori

4) ENV50166-1/2 ( per l'esposizione umana ai campi elettromagnetici )
che sono state approvate dal CENELEC e riportate dal CEI nelle normative 111-2/3 entrate in vigore dal Maggio 1995.

5) Legge quadro sull'Inquinamento elettromagnetico - Decreto Ronchi.

6) Recente Rapporto Istituto Superiore di Sanità.

7) Recente Rapporto ISPESL.

 

D.M. n° 318

DECRETO DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE 10 settembre 1998, n. 381.

Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana.


IL MINISTRO DELL'AMBIENTE
D'INTESA CON

IL MINISTRO DELLA SANITA'

E

IL MINISTRO DELLE COMUNICAZIONI

Vista la legge 31 luglio 1997, n. 249, articolo 1, comma 6, lettera a), n.15, il quale dispone, tra l'altro, che il Ministero dell'ambiente d'intesa con il Ministero della sanità e con il Ministero delle comunicazioni, sentiti l'Isituto superiore di sanità e l'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA), fissa i tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana, tenendo anche conto delle norme comunitarie;

Visto il parere favorevole dell'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente;

Visto il parere dell'Istituto superiore di sanità nel quale, pur condividendosi l'esigenza di una politica cautelativa che individui obiettivi di qualità anche al di là dell'adozione di limiti di esposizione mirati alla tutela degli effetti acuti, sono state manifestate perplessità, in considerazione dell'attuale stato di conoscenza scientifica, nei riguardi dell'adozione di misure più restrittive specifiche per l'esposizione a campi modulati in ampiezza:

Ritenuta la necessità di riservare misure più cautelative perlomeno nei casi in cui si possono verificare esposizioni a campi elettromagnetici per tempi prolungati, da parte di recettori sensibili non esposti per ragioni professionali;

Visto il parere espresso dalla conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le provincie autonome nella seduta del 7 maggio 1998, con il quale si esprime parere favorevole allo schema di decreto, subordinandolo all'accoglimento di due proposte di modifica, rispettivamente all'articolo 4, comma2, ed all'articolo 5, comma1 ;

Ritenuto di non accogliere la proposta di emendamento all'articolo 4, comma2, in quanto renderebbe meno certa e sicura la tutela della popolazione per effetti a lungo termine conseguenti ad esposizione prolungata;

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 31 agosto 1998;

Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri, a norma dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1998, n. 400, del 10 settembre 1998, n. prot. UL/98/16640;

ADOTTA

il seguente regolamento:

Art. 1.

Campo di applicazione

1. Le disposizioni del presente decreto fissano i valori limite di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici connessi al funzionamento ed all'esercizio dei sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra 100 kHz e 300 GHz.

2. I limiti di esposizione di cui al predetto decreto, non si applicano ai lavoratori esposti per ragioni professionali.

Art. 2.

Definizioni ed unità di misura

1. Le definizioni delle grandezze fisiche citate nel decreto e le corrispondenti unità di misura sono riportate in allegato A che, unitamente agli allegati B e C, è parte integrante del presente decreto.

Art. 3.

Limiti di esposizione

1. Nel caso di esposizione al campo elettromagnetico i livelli dei campi elettrici, magnetici e della densità di potenza, mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti, non devono superare i valori di tabella 2.

 

TABELLA 2

LIMITI DI ESPOSIZIONE PER LA POPOLAZIONE AI CAMPI ELETTROMAGNETICI

 

Frequenza f (MHz) Valore efficace di intensità di campo elettrico E (V/m) Valore efficace di intensità di campo magnetico H (A/m) Densità di potenza dell'onda piana equivalente (W/m2)
0,1 - 3 60 0,2 -
>3 - 3000 20 0,05 1
>3000 - 300000 40 0,1 4

 

2. Nel caso di campi elettromagnetici generati da più sorgenti, la somma dei relativi contributi normalizzati, definiti in allegato B, deve essere minore dell'unità.

Art. 4.

Misure di cautela ed obiettivi di qualità

Fermi restando i limiti di cui all'articolo 3, la progettazione e la realizzazione dei sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra 100 kHz e 300 GHz e l'adeguamento di quelle preesistenti, deve avvenire in modo da produrre i valori di campo elettromagnetico più bassi possibile, compatibilmente con la qualità del servizio stesso al fine di minimizzare l'esposizione della popolazione. Per i fini di cui al precedente comma 1, in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori, indipendentemente dalla frequenza, mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico, 0,016 A/m per il campo magnetico intesi come valori efficati e, per frequenze comprese tra 3 Mhz e 300 GHz, 0,10 W/m2

per la densità di potenza dell'onda piana equivalente. Nell'ambito delle proprie competenze, fatte salve le attribuzioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, le regioni e le province autonome disciplinano l'installazione e la modifica degli impianti di radiocomunicazione al fine di garantire il rispetto dei limiti di cui al precedente articolo 3 e dei valori di cui al precedente comma, il raggiungimento di eventuali obiettivi di qualità, nonché le attività di controllo e vigilanza in accordo con la normativa vigente, anche in collaborazione con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per quanto attiene all'identificazione degli impianti e delle frequenze loro assegnate.

 

Art. 5.

Risanamenti

Nelle zone abitative o sedi di attività lavorativa per lavoratori non professionalmente esposti o nelle zone comunque accessibili alla popolazione ove sono superati i limiti fissati al precedente articolo 3 e all'articolo 4, comma 2, devono essere attuate azioni di risanamento a carico dei titolari degli impianti. Le modalità ed i tempi di esecuzione per le azioni di risanamento sono prescritte dalle regioni e province autonome, secondo la regolamentazione di cui al precedente articolo 4, comma 3. La riduzione a conformità da svolgere nell'ambito dell'attività di risanamento deve essere effettuata in accordo a quanto riportato nell'allegato C.

Art. 6.

Entrata in vigore

Il presente decreto entra in vigore dopo sessanta giorni dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Roma, 10 settembre 1998 p. Il Ministro dell'ambiente CALZOLAIO p. Il Ministro della sanità BETTONI BRANDANI p. Il Ministro delle comunicazioni VITA Visto, il Guardasigilli: FLICK Registrato alla Corte dei conti il 28 ottobre 1998 Registro n.1 Ambiente, foglio n. 250

ALLEGATO A

DEFINIZIONI ED UNITA' DI MISURA

Campo elettrico E:

si definisce campo elettrico una quantità vettoriale che, in ogni punto di una data regione di spazio, rappresenta il rapporto fra forza esercitata su una carica elettrica di prova q ed il valore della carica medesima. L'unità di misura del campo elettrico nel sistema S.I. è il volt/metro (V/m) Campo magnetico H: si definisce campo magnetico una quantità vettoriale-assiale definita in ogni punto di una data regione di spazio in modo tale che il suo rotore sia eguale alla densità di corrente elettrica totale, compresa la corrente di spostamento. L'unità di misura del campo magnetico nel sistema S.I. è l'ampere/metro (A/m)

Densità di potenza elettromagnetica S:

è la potenza elettromagnetica che fluisce attraverso l'unità di superficie, normale alla direzione di propagazione. Nella regione di campo lontano S è legata al valore efficace del campo elettrico Eeff ed al valore efficace del campo magnetico Heff dalle relazioni essendo l'impendenza dello spazio libero L'unità di misura della densità di potenza elettromagnetica nel sistema S.I. è il watt/metro-quadro (W/m2). Frequenza f: numero di cicli o periodi nell'unità di tempo. L'unità di misura della frequenza nel sistema S.I. è l'hertz (Hz): sono di uso frequente i multipli kilohertz (1 kHz=103 Hz); megahertz (1 MHz=106Hz); gigahertz (1GHz=109 Hz) Media sull'intervallo temporale (t1, t2): per una grandezza p(t) variabile nel tempo è data dalla espressione: Valore efficace: di una grandezza periodica a(t) si definisce valore efficace l'espressione Onda piana: è una distribuzione di campo elettromagnetico propagativo, in cui in ogni punto i vettori campo elettrico e campo magnetico sono perpendicolari fra loro e giacciono su piani perpendicolari alla direzione di propagazione. Regione di campo lontano: regione di spazio, sufficientemente lontano dalla sorgente, nella quale il campo elettromagnetico ha una distribuzione con le caratteristiche dell'onda piana. L'estensione di questa regione dipende dalle dimensioni massime lineari D dell'elemento radiante e dalla lunghezza d'onda del campo stesso. Si assume che la regione di campo lontano inizia ad una distanza dalla sorgente maggiore della quantità r eguale alla maggiore fra le quantità e Obiettivi di qualità: sono valori di campo elettromagnetico da conseguire nel breve, medio e lungo periodo, usando tecnologie e metodiche di risanamento disponibili, al fine di realizzare obiettivi di tutela.

ALLEGATO B

MODALITA' ED ESECUZIONE DELLE MISURE E DELLE VALUTAZIONI

Ai fini della verifica del rispetto dei limiti di cui all'articolo 3 e dei valori di cui all'articolo 4, comma 2, le intensità dei campi elettromagnetici possono essere determinate mediante calcoli o mediante misure. Le misure sono comunque necessarie ogni volta che i calcoli facciano prevedere valori di campo elettrico o magnetico che superano 1/2 dei limiti suddetti. Le misure dei valori dei campi elettromagnetici devono essere eseguite secondo le norme C.E.I. ed in mancanza di queste devono essere eseguite secondo le norme di buona tecnica, emesse in materia dagli organismi internazionali, oppure indicate da Enti ed Associazioni, anche stranieri, di riconosciuta competenza. Valori normalizzati delle misure In presenza di più sorgenti, il limite complessivo di esposizione è 1, da ottenere come somma dei contributi normalizzati delle singole sorgenti: tali contributi sono determinati, dividendo il quadrato del valore misurato del campo elettrico oppure del campo magnetico per il quadrato del valore limite corrispondente oppure, per le frequenze comprese fra 3 MHz e 300 GHz, dividendo la densità di potenza per il corrispondente valore limite. La procedura da seguire per la riduzione a conformità è descritta nell'Allegato C.

ALLEGATO C

RIDUZIONE A CONFORMITA'

La riduzione dei contributi dei campi elettromagnetici generati da diverse sorgenti, che concorrono in un dato punto al superamneto dei limiti di esposizione di cui allo art. 3 e dei valori di cui all'articolo 4, comma 2, deve essere eseguito nel modo seguente: indicando con Ei il campo elettrico della sorgente i-esima, Li il corrispondente limite desunto dalla tabella 2, con Di la densità di potenza della sorgente e DLi il corrispondente limite desunto dalla tabella 2, si calcolano i contributi normalizzati che le varie sorgenti producono nel punto in considerazione nel modo seguente: (1) oppure, per frequenze f > 3 MHz Ci=Di/DLi Se la somma (2) supera il valore 1 i limiti di esposizione non sono soddisfatti ed i vari segnali Ei vanno pertanto ridotti in modo che risulti C<= 0,8 ai fini di maggior tutela della popolazione. In via preliminare si individuano con Ri quei contributi C i che singolarmente superano il valore 0,8 : a ciascuno dei corrispondenti segnali Ei deve essere applicato un coefficiente di riduzione che soddisfa la relazione Se la somma supera il valore 0,8 i vari segnali Ei devono essere ridotti in modo che risulti C <= 0,8. Dall'insieme dei contributi da normalizzare devono essere esclusi i segnali che danno un contributo inferiore a 1/100 indicati convenzionalmente con l'espressione: Quindi la (2) può essere scritta: (3) Ponendo nella (3) si ottiene: (4) essendo il coefficiente di riduzione ed Ej , E n i nuovi valori, ridotti a conformità, dei campi elettrici.

NOTE

AVVERTENZA:

Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. Note alle premesse: - Il testo del comma 6, lettera a), n. 15, dell'art. 1, della legge 31 luglio 1997, n. 249, recante:«Istituzione dell'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo», è il seguente: «6. Le competenze dell'Autorità sono così individuate: a) la commissione per le infrastrutture e le reti esercita le seguenti funzioni: 1)-14) (omissis); 15) vigila sui tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana e verifica che da tali tetti, anche per effetto congiunto di più emissioni elettromagnetiche, non vengano superati. Il rispetto di tali indici rappresenta condizione obbligatoria per le licenze o le concessioni all'installazione di apparati con emissioni elettromagnetiche. Il Ministero dell'ambiente, d'intesa con il Ministero della sanità e con il Ministero delle comunicazioni, sentiti l'Istituto superiore di sanità e l'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA), fissa entro sessanta giorni i tetti di cui al presente numero, tenendo conto anche delle norme comunitarie». - Il testo del comma 3, dell'art. 17, della legge 23 agosto 1988, n. 400 recante: «Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri», è il seguente: «3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del Ministro o di un'autorità sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di più Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione».


CONTROLLI

Lo strumento di misura di un campo magnetico fornisce il valore del vettore induzione magnetica B in una determinata porzione di spazio. L'induzione B è direttamente proporzionale all'intensità del campo magnetico H e si presenta con caratteristiche di grandezza vettoriale aventi la stessa direzione e Io stesso verso del vettore H. Indicando con m un opportuno valore sperimentale, si può scrivere la relazione di proporzionalità tra B e H nella formula:

B = m H

Il fattore di proporzionalità m viene detto "permeabilità magnetica" ed il suo valore dipende dalla natura del mezzo fisico in cui ha sede il campo. Il valore della permeabilità magnetica nel vuoto risulta:

m 0=4p 10-7 [H/m] ( Henry / metro )

L'intensità del campo H viene misurata in: [H] = A/m (Ampere / metro). Por ogni altro mezzo fisico si pone usualmente:

m = m 0 m r

assumendo la costante numerica m r = m / m 0 a rappresentare la "permeabilità magnetica relativa" del mezzo fisico considerato rispetto a quella del vuoto. In questo caso la relazione di proporzionalità tra B ed H è espressa nella formula:

B=H m 0 m r

Sia l'intensità del campo H che la densità di flusso B sono grandezze vettoriali. Per avere un'idea dell'ammontare dell'intensità del campo magnetico in un lungo conduttore percorso da corrente, verrà utilizzata la seguente formula:

H=I / 2p r

Considerando l'aria il mezzo fisico in cui ha sede il campo, si può' scrivere la densità di flusso come :

B = H m 0 = I m 0 / 2p r

Dall’equazione precedente si evince che con una corrente I = l A. ad una distanza dal conduttore r = 20 cm, si ottiene un’induzione magnetica B = lm T. Si inserisce, per tanto, l'importanza della distanza tra conduttore e punto di osservazione per la determinazione della densità di flusso che risulta, quindi, inversamente proporzionale alla distanza : più ci si allontana dal conduttore più diminuisce la densità di flusso. L'equazione appena descritta vale per un solo conduttore. Nella realtà questa soluzione non si presenta quasi ma perché i cavi di alimentazione e le installazioni domestiche viaggiano quasi sempre in coppia: uno di andata e l'altro di ritorno. Per questa combinazione si può determinare la densità del campo magnetico con la seguente equazione :

B = ( I m 0 / 2p r ) [ d / ( r2 - ( 0,5 d ) 2 ]

In cui d rappresenta la distanza tra i due conduttori. Dal confronto con l'equazione si nota che per un conduttore, il campo diminuisce : con I = l A, r = 20 cm e d = 5 mm, B diventa = 25 nT .

 

PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO

 

La misura di un campo magnetico alternato, per mezzo della tensione indotta nella bobina captatrice, segue la legge di induzione. La tensione indotta in un bobina sottoposta ad un flusso variabile è detta dalla formula:

e = N d f (t) / dt

dove N e' il numero di spire della bobina e f (t) il flusso magnetico che attraversa la bobina il funzione del tempo. Dato un campo di induzione B ed una superficie A, si definisce flusso f del vettore B attraverso la superficie A, l'insieme d tutte le linee di forza B che attraversano la superficie A e si indica :

f = B A

Considerando un andamento sinusoidale del flusso in funzione della frequenza, risulta con buona approssimazione una tensione totale ai capi della bobina captatrice peri a :

E = N A 2p f B

Si può affermare pertanto che la tensione indotta nella bobina captatrice dipende dall'area della bobina attraversata dal campo B, dal numero di spire della bobina stessa e dalla frequenza con cui varia il campo B. Questa tensione è massima quando la superficie è perpendicolare alle linee di campo B.

 

IL CIRCUITO ELETTRICO 

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R 1-4: resistori da 10 kOhm

R 2-3-6-12-13: resistori da 100 kOhm

R 5-11: resistori da 1 kOhm

R 7-15: resistori da 6.8 kOhm

R 8: resistore da 56 kOhm

R 9: resistore da 12 kOhm

R 10: resistore da 680 kOhm

R 14: resistore da 2,7 kOhm

R 16: resistore da 220 kOhm

C 1-9-10: cond.ceramici da 100 nanoF

C 2-3-6-8: cond. elettrolitici da 10 microF 25V

 

C 4: cond. in poliestere da 1 microF

C 5: cond. in poliestere da 12 nanoF

C 7: cond. elettrolitici da 1 microF 100V

IC1: CD4013

IC2: TL084

IC3: LM3915

D 1-4-13: diodi Schottky BAT43

T1: BC558

IC1: CD4013

L1: Bobina

TA1: pulsante n.o.

 

Nello schema elettrico di questo rivelatore di campo magnetico, l'alimentazione viene inserita tramite il pulsante TAl che insieme a IC1, Tl e pochi altri componenti costituiscono un circuito "Toggle". Il chip ICl è utilizzato come flip-flop di tipo D e, tutte le volte che viene premuto il pulsante TAl, il suo ingresso di clock passa dallo stato logico basso a quello alto, portando l’uscita Q (pin l) a zero. L'uscita Q1 (pin 2), collegata all’ingresso D tramite il circuito di ritardo R2-C2, fa in modo che il valore del segnale all’uscita Q cambi ad ogni impulso di clock. II transistor Tl lavora come interruttore e fornisce la tensione di alimentazione al resto del circuito tutte le volte che Q cambia stato. Il diodo led Dl in serie alla resistenza R5 segnala che il circuito è alimentato. Gli operazionali IC2A-B-C rappresentano rispettivamente lo stadio amplificatore, il filtro passa basso e il raddrizzatore. Il primo stadio, realizzato con l'amplificatore operazionale IC2A, amplifica la tensione alternata, che giunge dalla bobina captatrice Ll, di 9,2 volte il valore captato ( 1 + R8/R7 ). AI condensatore C4 giunge la tensione alternata che viene applicata al circuito passa-basso costituito da IC2B. Questo filtro svolge la funzione di linearizzazione, perchè la tensione indotta sale al crescere della frequenza, per cui questo dislivello viene compensato dal filtro. La frequenza limite viene assicurata da C5 e R1O e corrisponde a circa 20 Hz. Sul condensatore C6 arriva il segnale filtrato che viene applicato al circuito raddrizzatore realizzato con IC2C. L'utilizzo dei diodi Schottky (D2 e D3) permette un raddrizzamento di frequenza fino a 100 kHz. Il valore medio della tensione presente sul punto di giunzione fra R16 e C7, viene applicato a pin 5 di IC3 che, a sua volta, è collegato ad una serie di led i quali presentano la misura nel campo che va da 0,22 m T fino a 5 m T. L'integrato IC3 del tipo LM3915 possiede un riferimento di tensione interno di 1,25 V fra i pin REFOUT e REFADJ. Grazie la divisore di tensione Rl4-R15, sul pin 8 (REFADJ) è presente una tensione di 3,5 V che giunge all'inseguitore di tensione IC2D con. funzione di riferimento per 1'intero circuito.


CONCLUSIONI

Le evidenze di cancerogenicità dei campi elettromagnetici (CEM) ancora non del tutto convincenti sono cosi riassumibili:

a) Gli studi epidemiologici suggeriscono che i campi elettrici e magnetici a bassa frequenza (50/60 Hz) vadano classificati come "probabili cancerogeni" anche se la positiva associazione tra esposizione a tali campi e alcuni tipi di tumore, quali la leucemia infantile e, in alcuni studi, i tumori cerebrali e mammari nel maschio, appare di modesta entità e non è sufficiente a stabilire un nesso causale tra esposizione ed effetto patogeno.

b) L'esposizione ai campi ad alta frequenza (radiofrequenze, microonde) sembra rappresentare un possibile fattore cancerogeno per l'uomo, sia pure di modesta entità, con bersagli dell'azione oncogena simili a quelli citati per le ELF, anche se i dati disponibili sono assai più scarsi di quelli relativi alle basse frequenze.

Pur in assenza:
a) di dimostrazioni epidemiologiche definitive;
b) di adeguate conferme sperimentali;
c) della conoscenza sul meccanismo di azione oncogena, che dà plausibilità biologica all'associazione;
d) della conoscenza della relazione esposizione-risposta, da cui si può ricavare l'unità di rischio cancerogeno e limiti di esposizione correlati da determinati eccessi di rischio cancerogeno;
si possono suggerire, nello spirito del principio della cautela, le seguenti raccomandazioni relative all'intensità dei capi.
Si suggeriscono, pertanto, le seguenti linee prudenziali per quanto riguarda le azioni degli organi competenti alla tutela della salute pubblica:

A) frequenza estremamente bassa (ELF), 50 Hz (esposizione continua della popolazione generale):

A.1) nuovi edifici o luoghi residenziali in prossimità di linee o impianti per la distribuzione dell'energia elettrica:
- si suggerisce di tendere, per quanto possibile, a minimizzare i valori di campo magnetico prendendolo, in modo cautelativo, come riferimento di limite superiore dell'induzione magnetica l'intervallo 0.1 - 0.3 microTesla, considerato come provvisorio e meramente indicativo in base alle attuali conoscenze. Questo intervallo di valori può anche essere inteso come 0.2 microTesla +/- 50% (intervallo che tiene conto delle difficoltà nella valutazione del campo).
Per il campo elettrico non viene dato un preciso valore, perché, nel caso di linee ad alta tensione, il fattore principale nel rischio cancerogeno sembra legato al campo magnetico; inoltre il campo elettrico viene notevolmente schermato dalla struttura abitativa e dallo stesso corpo umano.

La scelta di intervallo di esposizione è dovuta alle poche conoscenze quantitative esistenti per gli effetti di questo tipo di campi. A titolo di esempio si usano intervalli anche per situazioni meglio conosciute nel potenziale cancerogeno, quali l'asbestro, in cui il coefficiente di rischio cancerogeno fornito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per esposizione inalatoria a 1f/l per l'intera vita è, relativamente all'induzione di mesoteliomi: 10^-5 - 10^-4.
A maggior ragione l'adozione di un intervallo è giustificata nel caso in cui l'evidenza qualitativa di cancerogenesi non è ancora piena (sufficiente) e i dati quantitativi sui livelli di esposizione, in questo caso maggiormente problematici nella metodologia di misura, sono ancora carenti.

I valori limite di esposizione suggeriti arano fino al 1998 ben inferiori a quelli dettati dalla normativa vigente (100 microTesla), la quale era basata solamente sulla prevenzione degli effetti acuti e non su quelli a lungo termine (eventualmente cancerogeni). L’entrata in vigore del DM 10/9/98 n°381 invece, prevede valori limiti di esposizione inferiori a 2 microTesla basata finalmente sulla prevenzione degli effetti a lungo termine.

 

Per essere coerenti con questi suggerimenti occorre adottare alcune norme tecniche di cautela:

- modificare i sistemi di costruzione delle abitazioni e di collocazione delle sorgenti domestiche di energia elettrica
- modificare le modalità di costruzione e distribuzione delle linee elettriche ad alta tensione (linee interrate, compatte, in cavo aereo). Lo sviluppo attuale di linee elettriche ad alta tensione è imponente in Italia: oltre 7000 Km.

- La distanza delle abitazioni da linee elettriche ad alta tensione deve essere dettata in funzione dei valori di campo suindicati in relazione al tipo di linea, di configurazione dei cavi ecc., che deve essere valutata di volta in volta dagli esperti. Si raccomanda inoltre che nella definizione dei piani regolatori vengano identificati corridoi adeguati per il trasporto e la distribuzione dell'energia elettrica. Si raccomanda, infine, che i progetti siano di volta in volta accompagnati da una valutazione di impatto ambientale e sanitario.

- E' bene che le nuove cabine di trasformazione MT/MB (media tensione/bassa tensione) siano costruite all'esterno degli edifici. La distanza, anche secondo il parere espresso recentemente dal Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente, si dovrà calcolare facendo riferimento al D.M.L.L.P.P. 16.1.1991.
- Edifici o linee elettriche già esistenti (se diversi da scuole o altri locali pubblici o privati in cui i bambini stazionano per lunghe ore nella giornata, per i quali valgono i limiti suggeriti per i nuovi edifici):

 

Norme di cautela personale:
- prima di acquistare una abitazione verificare se in prossimità vi sono linee ad alta tensione, cabine di trasformazione e misurare i campi elettromagnetici all'interno
- non dormire sotto una termocoperta elettrica in funzione, ciò vale maggiormente per donne gravide o bambini. Il letto può essere preriscaldato.
- seguire le immagini televisive ad almeno un metro di distanza dallo schermo del televisore, prestando maggiore attenzione alle parti laterali e posteriore del televisore
- utilizzare il phon poco frequentemente, per brevi periodi, tenendolo il più possibile lontano dal capo
- limitare l'uso del rasoio elettrico
- evitare che i bambini stazionino in vicinanza di ferri da stiro, forni elettrici e in prossimità di lavastoviglie, tostapane, frullatori, tritatutto, macinacaffè, apriscatole, radioregistratori
- mantenere la massima distanza possibile tra utilizzatore e apparecchio per aereosol durante il funzionamento

- non sostare in prossimità di forni a microonde, specialmente se bambini o donne in età fertile: la distanza deve essere almeno 1 m;
- al fine di evitare interferenze e fibrillazioni, i portatori di pacemaker devono collocare il cellulare GSM (frequenze di circa 900 MHz) lontano dallo stimolatore. I telefoni cellulari possono interferire con i distributori automatici di denaro, il funzionamento di ascensori, porte automatiche , casse e pese elettroniche, airbag-abs in auto, gli strumenti di controllo degli aerei;
- non usare i cellulari in locali di diagnostica medica e terapia intensiva. Attenzione anche alle possibili interferenze con i dispositivi acustici;
- (per i maschi) evitare il posizionamento del telefono cellulare vicino ai testicoli (es. tasche anteriori dei pantaloni ecc.)

- i telefoni cellulari non vanno usati in auto o nelle abitazioni perché, in aggiunta ai divieti già stabiliti per le auto, in generale, l'intensità di emissione aumenta e peggiora la qualità della comunicazione;
- poiché una frazione stimabile tra il 30% e il 50% dell'energia irraggiata dal telefono cellulare viene assorbita dalla testa dell'utente, si raccomanda, nell'uso del telefonino, di estrarre sempre l'antenna e di alternare l'orecchio nella ricezione di successive telefonate;
- i telefoni senza filo per uso interno alle abitazioni danno luogo ad esposizioni molto più basse (potenza 0.01W) rispetto a quelle dei cellulari.

Tabella 2. Esposizione tra le pareti domestiche. (Per tutti gli elettrodomestici i valori sono riferiti ad una distanza di 30 cm)

 

Campo magnetico (microTesla)

Campo elettrico (V/m)

Sotto una linea a 380 kV

20

5000

In una classica abitazione

1

10

In aree urbane

0.1

50

In aree rurali

0

0.05

Frigorifero

1

60

Frullatore

500

50

TV a colori

500

30

Aspirapolvere

100

15

Fornello elettrico

100

5

Asciugacapelli

2500

1

Trapano elettrico

500

1

 

La riduzione del campo elettrico in ambiente domestico si può ottenere con varie modalità:

a) installare un disgiuntore di rete (bioswitch), che sostituisce la tensione alternata (220 V) con una bassa tensione continua (9 V) tutte le volte che a valle c'è assenza di carico; questo per ridurre il campo elettrico. Il disgiuntore viene disattivato nel momento in cui anche uno solo degli apparecchi collegati in rete viene acceso;

b) staccare dalle prese elettriche gli strumenti non in uso;

c) non far passare cavi elettrici dietro la testata del letto e tenere ben distanti le prese elettriche ai lati del letto;

d) non posizionare il letto a ridosso di una parete che confini con un quadro elettrico o con apparecchi elettrici fissi, nella stanza attigua, che producano intensi campi (es. lavatrice, lavastoviglie, scaldabagno, ecc.).

e) posizionare radiosveglie, orologi e lampade da comodino alimentati dalla rete domestica, ad almeno 50 cm di distanza dal guanciale durante le ore di riposo.
Queste valutazioni tengono conto delle evidenze scientifiche note al momento attuale e saranno aggiornate man mano che le conoscenze evolveranno. Al momento possiamo solo supporre un ruolo promovente e co-cancerogeno per questi tipi di radiazioni non ionizzanti, che non sembrano per ora dotate di potenziale genotossico. La forza dell'associazione tra esposizione e comparsa di tumori è debole, mal stimabile, ma le informazioni disponibili fanno ritenere che il loro contributo alle cause del cancro sia modesto. Certamente l'elettrosmog è una delle varie forme di inquinamento urbano (chimico, fisico, biologico) che potrà interagire con gli altri inquinanti e microinquinanti cancerogeni.


 

INFO

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Ultimo aggiornamento

  06/06/2000