CONSIGLIO CIRCOSCRIZIONALE SACRO CUORE

proposta per la riqualificazione dell'area ex Fornace Bottacchi

Giugno 1995

 

1. Premessa.

Ormai da anni è in atto una lenta ma irreversibile rivoluzione dei criteri di intervento sul patrimonio storico - architettonico, che ha determinato il passaggio da una attenzione riservata al restauro del monumento emergente alla conservazione dell'intero ambiente costruito.
L'approfondimento e il crescente affinarsi del dibattito sulla "cultura materiale" fa oggi assumere rilevanza a tutti quegli oggetti che testimoniano una attività (la produzione di beni) tradizionalmente confinata al di fuori delle culture artistiche. Così considerati, i manufatti industriali entrano con pieno diritto a far parte del patrimonio culturale di una società, si pongono come fondamentali testimonianze di civiltà in quanto componenti essenziali della cultura materiale che li ha prodotti e usati e hanno la rilevante caratteristica, se recuperati correttamente, di portare su di sè quella parte del passato tradizionalmente rimasta esclusa dai libri di storia. Di archeologia industriale e dei suoi ambiti interdisciplinari si paria già da tempo; quello invece di cui non sempre si parla esaurientemente è della destinazione futura dei manufatti industriali, di quelle strutture produttive che la rivoluzione industriale ha lasciato nel territorio a testimonianza delle prime fasi del suo processo produttivo e che il più delle volte, persa la loro primitiva funzione, vengono fatte cadere in rovina al fine di giustificarne poi la definitiva rimozione.
Molte ragioni, dunque, suggeriscono, nel confuso quadro di approccio ai progetti di recupero, la priorità di definire riferimenti precisi sull'opportunità di coniugare ottiche di osservazione e intenzionalità necessariamente diverse.
E' auspicabile la discesa in campo di criteri conoscitivo - decisionali molteplici e diversificati, in grado di soddisfare localmente peculiari condizioni e corrispondenze nell'operare sull'esistente.
Ogni sistema insediativo di qualunque natura, ampiezza, configurazione e uso, restituisce sempre delle prestazioni (ad esempio sicurezza, fruibilità, benessere, durata) che ammettono di essere variamente valutate. Tali prestazioni sono il risultato complesso dei vari processi connessi all'utilizzazione del sistema stesso che è possibile, anzi indispensabile, valutare per una corretta azione che tenderà a ritenerle accettabili (conservazione) o da migliorare (trasformazione).
Tale concezione prestazionale, che regola usualmente la valutazione dell'utilità del sistema per decidere cosa e perchè conservare o trasformare, fornisce informazioni indispensabili ma non sufficienti. Un diverso ragionamento deve rivolgersi, infatti, a individuare i valori di natura culturale, emotiva e simbolica che agiscono come importanti motivazioni nel giudizio sull'esistente e nell'orientare le azioni di conservazione e trasformazione.
Il riconoscimento di questi valori indirizza l'approccio al caso dell'area dell'ex Fornace Bottacchi, la cui natura e storia si presenta come caso emblematico del sistema insediativo urbano della città e di cui è divenuto necessario esplorare le condizioni, le vocazioni, le potenzialità.

 

2. Caratteristiche dell'area.

L'area dell'ex Fornace Bottacchi, pur presentandosi in posizione decentrata rispetto ai percorsi di maggior frequentazione del popoloso quartiere del Sacro Cuore, assume grande rilevanza nel contesto urbano cittadino per la prossimità al nucleo antico e la facilità di accesso anche dai luoghi periferici.
E' vincolata dalla Sovrintendenza come testimonianza storica di archeologia industriale di particolare significato per le tradizioni locali del territorio.
La proprietà comunale, di circa 2.000 mq di superficie con 900 mq di superficie coperta attuale, è limitata alla parte ovest del complesso dell'antica fabbrica preesistente; è registrata al foglio catastale n° 98 del Comune di Novara, mappali n° 356, n°717 e n° 714.
Confina a nord con la via Garrone, a est con la proprietà Brezzi, a sud con la palestra comunale di viale Verdi e a ovest con la via Fornara. Insistono sull'area alcuni edifici accomunati dal sistema costruttivo tradizionale composto da muratura in mattoni pieni portanti faccia a vista e copertura a falde in legno con rivestimento di tegole.

 

3. Breve descrizione dell'area.

Lo stato di abbandono in cui versano ormai da decenni l'area e gli edifici annessi, ha determinato uno stato di forte degrado che ha compromesso la staticità degli edifici in modo serio: si sono succeduti in tempi diversi crolli di varia entità per cui si è proceduto a preventive demolizioni e puntellamenti di alcune parti strutturali quando motivi di sicurezza lo richiedevano.
La proprietà ha deciso di avviare interventi atti al pieno recupero dell'area predisponendo inizialmente una indagine diagnostica e relazione statica a cui seguiranno le opere di consolidamento e ripristino degli edifici esistenti, e pulizia di tutta l'area dalla vegetazione spontanea e dai materiali di risulta accumulatisi nel tempo.
Rimane aperta la determinazione delle specifiche destinazioni d'uso degli spazi, edificati e non, che dovrà mirare ad un recupero funzionale efficace e nello stesso tempo rispettoso delle caratteristiche peculiari del sito.
Si descrive, di seguito, lo stato di fatto attuale con alcune note sulle funzioni storiche originarie dei manufatti (la numerazione si riferisce alla TAVOLA I allegata):
1. Alloggio del custode; costruito dopo il 1870 a cui era attigua una tettoia per il deposito dei prodotti finiti;
2. Forno discontinuo a legna con intercapedine perimetrale praticabile e locale antistante voltato, anch'essi aggiunti dopo il 1870;
3. Patio;
4. Laboratorio dell'argilla - sala d'impasto, di decantazione dell'argilla e di lavorazione; nell'ambiente a ovest avveniva la raffinazione e l'eliminazione delle impurità con successivi passaggi in una lunghissima serie di vaschette ancora esistenti;
5. Portici, composti da due ali, a ovest e a nord. Utilizzati anche come deposito della legna per il forno;
6. Deposito tettoia per il ricovero degli attrezzi, carri, etc.;
7. Area libera della corte. Utilizzata anche come deposito dell'argilla grezza.
8. Piccola corte rustica della casa padronale di Teodosio Bottacchi.

 

4. Una proposta per la riqualificazione.

La riqualificazione dell'area pubblica come luogo di interesse cittadino necessita di destinazioni che, da un lato valorizzino il recente passato di un luogo di lavoro testimone delle tradizioni artigianali-industriali della zona novarese, dall'altro inseriscano il complesso nel contesto attuale della città tramite la fruizione da parte dei cittadini di uno spazio propositivamente attivo.
Dunque il dovere di conservare, per quanto possibile, l'integrità del patrimonio culturale si deve coniugare con il problema forse più difficile dell'archeologia industriale, quello del riuso di alcune delle componenti della struttura tipologica per destinazioni compatibili che ne assicurino un restauro economicamente contenuto entro un margine di tempo ragionevole.
In quest'ottica si muove questa ipotesi di intervento che fonda la sua novità proprio nella proposta di uno spazio culturale non passivamente museificato, ma di aggregazione attraverso il lavoro; il lavoro degli artigiani, di chi cioè crede alla realizzazione della propria persona attraverso la creatività del lavoro manuale, spesso umile, sempre difficile, e alla trasmissione delle proprie capacità a chi, soprattutto i giovani, da questa esperienza diretta Può trarre insegnamento e occasione di inserimento nel mondo del lavoro.
All'interno di uno spazio suggestivo, a "misura d'uomo" sarà possibile realizzare una attività produttiva concreta, "di bottega", accanto a spazi e ambienti dedicati a percorsi didattici, tempo libero e spettacolo; la diversificazione delle destinazioni muove ad un maggior coinvolgimento della collettività, che non si limita semplicemente all'uso di un nuovo spazio pubblico in alternativa ad altri già esistenti, ma viene inserita in un "luogo", cioè uno spazio dotato di un carattere distintivo, che si presenta come un "unicum" nella città, che coniuga attività produttiva, culturale e di svago.
Tutto ciò , sempre nel massimo rispetto delle caratteristiche storiche del luogo che, seppur decontestualizzato da un intorno avulso ormai da tracce significanti (se non quelle stesse della fornace attualmente di altra proprietà a est, e dell'edificio prospiciente a nord), si propone come punto focale della memoria tangibile del nostro passato.
E' d'obbligo ribadire l'assoluta urgenza dell'intervento per evitare il definitivo collasso delle strutture esistenti, per cui, essendo imprescindibile un recupero di ampio respiro come auspicato al punto 1, i tempi e i modi devono essere stabiliti con una programmazione temporale che tenga presente le esigenze e le risorse della proprietà.

 

4.1 Una soluzione minimale.

Una prima proposta, dunque, coinvolge il costruito insistente oggi sull'area, in cui si riconoscono due caratteristiche ben distinte: gli ambienti che tipologicamente testimoniano il passato produttivo e gli ambienti di servizio alla produzione vera e propria, senza destinazione specifica.
I primi, dislocati a sud - ovest sono (con numerazione di riferimento alla TAVOLA II allegata):
2. l'edificio del forno, formato da un ambiente di ingresso attraverso il quale si accede all'intercapedine perimetrale che si sviluppa intorno alla camera di cottura;
4. la sala di decantazione dell'argilla, un ambiente voltato a cinque campate, che mantiene le caratteristiche originarie, come citato al precedente punto 4 in riferimento alla TAVOLA I.
Questi ambienti vengono recuperati all'uso museale mantenendone le caratteristiche originarie e attrezzando le pareti con pannelli esplicativi (fotografie, disegni e scritti) sull'archeologia industriale con riferimento particolare all'attività e storia nel novarese; tali materiali, insieme agli stessi ambienti e ad alcuni oggetti recuperati, utensili e prodotti, introdurranno alla storia produttiva del nostro territorio. L'accesso e i percorsi della sala di decantazione saranno regolati dal camminamento esistente lungo il suo perimetro, adeguato con opportuna protezione di sicurezza, lasciando a vista la zona centrale con la successione delle vasche.
Gli ambienti di servizio, dislocati a sud - est dell'area, sono quelli destinati all'attività artigianale - artistica (vedasi nn°4-5 -6 rif.to alla TAV.l; nn°5 - 6-7 rif. to alla TAV. II).
Sono spazi di varia metratura (330 mq complessivi al piano terreno e 190 mq al primo piano) in parte anche voltati, organizzati su due piani; è possibile ricavare circa una decina di laboratori adibiti ad attività artigianali - artistiche di qualità, tipiche delle nostre zone e non, che abbiano comunque attenzione particolare per lavorazioni di tipo tradizionale e antico oggi divenute ormai pratiche di un ristretto numero di operatori.
Gli artigiani avranno la possibilità di vendita dei loro prodotti sul posto e saranno anche a disposizione del pubblico ad orari determinati, per dimostrazioni pratiche, a fini didattici ma non solo, sui procedimenti del lavoro effettuato.
Gli spazi aperti sono (con numerazione di riferimento alla TAVOLA Il allegata):
1. il cortile interno; oggi prevalentemente non costruito, viene liberato dai ruderi dell'angolo nord - ovest (alloggio del custode - n°rif.to TAV. I) e viene attrezzato a verde (con piantumazione locali) con arredo urbano particolareggiato (pavimentazione, sedute, illuminazioni) consono al luogo (uso di materiali tradizionali come il ferro e la ghisa, il legno, l'acciottolato o il lastricato per il sedime).
3. il patio interno esistente viene mantenuto come possibile collegamento tra gli ambienti descritti e la zona dei porticati a est.
8. piccola corte rustica; raccoglie nell'intorno le botteghe artigiane, potrà essere adibita a spazio espositivo temporaneo per mostre artistiche e manufatti artigiani.

 

4.2 Una soluzione organica.

La proposta seguente non è una possibile alternativa alla precedente, ma ne è la logica prosecuzione, ampliamento e completamento, in un'ottica più ampia di integrazione con il tessuto connettivo della città.
Infatti alla destinazione prioritaria del nucleo principale dell'area su cui si fonda la riqualificazione, si affiancano altre possibilità contenute nella morfologia storica dell'area, che un impegno programmatico a lunga distanza rende possibile realizzare per la piena valorizzazione di un'area più volte definita "più unica che rara" nel nostro territorio.
Per semplicità di lettura si elencano qui di seguito le destinazioni specifiche degli spazi, comprendendo anche le voci già utilizzate nella TAVOLA Il, con la numerazione di riferimento alla TAVOLA III allegata.
1. A nord. Tettoia con copertura a due falde su pilastri e muro perimetrale esterno lato via Garrone (14 x 20 mt).
Attualmente demolita, Può essere adibita a sala polifunzionale per conferenze, incontri e spettacoli anche all'aperto con predisposizione di una parete vetrata apribile sul lato interno verso il cortile. La capienza prevista è di circa 250 persone.
2. Angolo nord-ovest. Alloggio del custode. Attualmente in pessime condizioni, è un piccolo edificio a due piani formato da due vani principali (4,5 x 3,5 mt) con due altri ambienti minori (2 x 3,5 mt.; 2 x 5 mt.).
A questi è possibile aggregare uno spazio (6 x 12 mt), in parte già esistente, adiacente alla tettoia di cui al punto 1.
Può essere adibito a spazio di ristoro - bar.
3. A est. Resti di un portico già esistente nel 1867( 5 x 9 mt). Attualmente scomparso, si pensa di ricostruirlo ampliando lo spazio coperto fino al perimetro del forno (10 x 14 mt). E' adibito ad aula didattica per proiezioni ed esposizione museale con pannelli esplicativi sull'archeologia industriale.
4. A sud. Sala di decantazione dell'argilla (5 x 24 mt). Ambiente suggestivo tra i meglio conservati. In alternativa alla destinazione museale conservativa, con apposita pavimentazione trasparente, può essere adibita ad esposizioni artistiche e sala per piccole conferenze. E' dotata di scala interna di collegamento al piano primo, dove si predispongono gli ambienti per le associazioni culturali.
5.A sud. Forno discontinuo a legna. Ambiente tra i meglio conservati nella struttura muraria, fa parte del percorso didattico museale con possibilità di visite passando lungo l'intercapedine che circonda la camera del forno vera e propria. Anche qui dei pannelli esplicativi sull'uso industriale del manufatto ne illustreranno il funzionamento.
6.7. Angolo sud-est. Deposito tettoia portici e laboratorio di lavorazione dell'argilla.
Spazi di varia metratura (330 mq complessivi al piano terreno e 190 mq al primo piano) in parte anche voltati organizzati su due piani, saranno adibiti a laboratori artigianali-artistici (circa una decina) con la possibilità di vendita dei prodotti sul posto. Gli artigiani saranno anche a disposizione del pubblico, ad orari determinati, per dimostrazioni pratiche sui procedimenti del lavoro effettuato.
Gli eventuali locali a disposizione al primo piano. Se i lavori di consolidamento renderanno possibile usufruire anche dei locali al primo piano, questi potranno essere destinati alla sede di associazioni culturali presenti sul territorio che ne faranno richiesta e che potranno accedere anche alla sala di decantazione di cui al numero 4 per la loro attività con il pubblico.
8. A sud. Patio annesso al forno (7 x 5 mt). Rimane tale come spazio di collegamento tra il museo, la sala espositiva e i laboratori.
9. A est. Piccola corte rustica della casa padronale (10 x 10 rnt). Rimane uno spazio aperto intorno al quale si raccolgono i laboratori; potrà inoltre essere adibito a spazio espositivo temporaneo per mostre artistiche e manufatti artigiani.
10. Cortile interno (22 x 25 mt). E' uno spazio non costruito che è destinato a collegare le varie funzioni del sito, a luogo di sosta,incontro e intrattenimento per il pubblico. Per renderlo idoneo a tale uso, si propone l'adozione di arredo urbano particolareggiato (pavimentazione, sedute, illuminazione) consono al luogo (uso di materiali tradizionali come il ferro, la ghisa e il legno per le sedute e l'illuminazione, l'acciottolato o il lastricato per il sedime). Tale sistemazione si potrà estendere anche alle vie di accesso alla Fornace, via Fornara e via Garrone, che possiedono numerose caratteristiche tecniche ed ambientali, che le predispongono al coinvolgimento (indiretto) nella riqualificazione.
L'ingresso da via Fornara rimane il principale accesso all'area delimitata sulla via, a ovest, dal ripristinato muro di recinzione in mattoni con il passaggio ad arco preesistente.

 

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