Orazione funebre
in onore di
Teresio Giustetto

Novara, 12 febbraio 2004

Cari amici, 
da quando ho memoria, questa è la prima volta che, in occasione di una riunione di famiglia, o tra amici (che fosse un matrimonio, un funerale o una semplice festa di auguri), Papà non potrà prendere la parola e tenere la sua orazione.
Questo compito, da oggi in avanti, grava ora su di me, e spero di esserne all’altezza. 

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Papà mi aveva chiesto in un primo momento di rendere pubblica la notizia del suo ultimo viaggio solo a funerali avvenuti (se non da una ristretta cerchia di amici più cari), in quanto non sopportava la presenza di coloro che partecipano ai funerali spinti da sentimenti diversi dalla vera amicizia e dal sincero affetto per chi è partito e per chi rimane. Gli chiesi allora di stendermi l’elenco di coloro che avrei dovuto avvisare. Ci abbiamo provato, ma l’elenco era interminabile e così abbiamo convenuto che avremmo impiegato i canali tradizionali per avvisare tutti coloro che sicuramente avrebbero voluto essere avvisati per dare un ultimo sincero saluto a Papà, per molti il Tere, per molti altri il signor Giustetto, perché lui era veramente un Signore, un vero Signore nei modi, nei pensieri e nelle azioni.   

In questi giorni, le manifestazioni di cordoglio che ho ricevuto, fossero amici cari, semplici conoscenti o persone a me sconosciute, sono state unanimi nel ricordare le doti di cordialità e simpatia con le quali comunicava con gli altri, trovando con ciascuno il giusto modo di rapportarsi: dell’arte del Comunicare era un maestro.

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Ma non era solo il modo di esprimersi che colpiva (la semplice esteriorità), bensì i pensieri che comunicava, sempre centrati attorno ad alcuni concetti basilari: 

GIUSTIZIA     LIBERTA’     LEALTA’     DIGNITA’

Pietre angolari di un pensiero che è stato per Lui uno “Stile di Vita”, vissuta con coerenza esemplare, senza nessuna deroga, integralmente, fini alla fine.   

Di questa lezione di coerenza è stato indiscutibilmente un Maestro. 

Non vi erano compromessi, non vi erano ripensamenti. Le Pietre angolari erano inamovibili. 

Così è stato fin da quando, ventenne, ha combattuto nelle formazioni partigiane, e poi per tutta la vita, con l’impegno politico nel Partito Liberale e nelle associazioni di volontariato, sempre combattendo contro le ingiustizie e per i diritti di tutti. Cito solo “ASTREA” di cui ne è stato presidente, “I volontari della notte” a conforto dei bisognosi ricoverati negli ospedali, l’ “Associazione Tutela Diritti dei Malati”, e altre ancora. 

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Più volte ci siamo soffermati a filosofare sull’eternità e sull’immortalità dello Spirito. Papà era convinto che ciò che rimane di noi è il seme del nostro pensiero che fiorisce in coloro che vengono dopo di noi. Allora è un impegno per tutti noi che lo abbiamo conosciuto, di permettere a quel seme di fiorire dentro di noi, accogliendo la sua lezione delle quattro Pietre Angolari: 

GIUSTIZIA     LIBERTA’     LEALTA’     DIGNITA’ 

E quando l’avremo metabolizzata, con coerenza dovremo a nostra volta seminare lo stesso seme per costruire un mondo migliore, ossia 

lavorare per il Bene ed il Progresso dell’Umanità 

secondo un’espressione rituale mille volte sentita in quella grande scuola di pensiero e di vita che è la Massoneria. 

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Costruire un mondo migliore”. Questo era il sogno di Papà. 

Un mondo ove la Giustizia prevale sull’ingiustizia; la Bellezza (sia interiore che esteriore) prevale sull’abbrutimento; l’Intelletto prevale sulla stupidità umana. 

Per realizzare questo sogno, Papà ha combattuto tutta la vita, e molti di noi qui presenti sono stati suoi compagni di battaglia. Ma il sogno è ancora lontano dal diventare realtà. Ed io non posso fare altro che auspicare che tutti coloro che Lo hanno amato, ammirato od anche solo conosciuto, possano - ciascuno secondo la propria sensibilità - fare propria una parte del suo insegnamento e si impegnino moralmente per tramandarlo.   

Così il sogno di Papà sarà realizzato.   

Alessandro