Bruno Lattanzi


Il documento che segue è esattamente quanto fattoci pervenire dal candidato. Non è stata apportata alcuna modifica ne aggiunta. ASTREA pertanto non si assume alcuna responsabilità per i contenuti. ASTREA possiede l'originale del documento inviato dal candidato.


Bozza di programma per le elezioni comunali di Novara

Il Partito della Rifondazione Comunista di Novara si è impegnato in un confronto programmatico stringente con forze politiche, sociali, associazioni, movimenti della sinistra novarese e di una più diffusa opinione democratica attenta alla vivibilità cittadina. A questo scopo ha individuato alcuni obiettivi qualificanti sui quali continuare il confronto che nascono dalla natura stessa della critica che il PRC muove all’operato della giunta di centrosinistra che ha governato la città in questi ultimi anni.
Il nostro è un giudizio molto severo perché il centrosinistra novarese ha, in primo luogo, mancato l’obiettivo di dare una scossa, di imprimere una svolta al modo di amministrare che ha caratterizzato per lunghi anni il governo della città fino a consegnarla alla Lega e determinando un crescente distacco e un diffuso astensionismo di donne e uomini e di ampie aree della cultura di sinistra, democratica e progressista di Novara.
Non si tratta, quindi, di un giudizio critico su singole cose fatte o non fatte, pure presente e legittimo, ma di una critica più di fondo a un modo di amministrare che

Tutto ciò è aggravato dal fatto che questi sono stati gli anni in cui il processo di trasferimento di deleghe e poteri verso il sistema delle autonomie locali ha conosciuto una notevole accelerazione, molto spesso in nome di un federalismo tutto ideologico e privo di un adeguato trasferimento di risorse finanziarie e professionali, alimentando per questa via processi assurdi di privatizzazione ed esternalizzazione di servizi e funzioni. In tutto ciò Novara ha completamente mancato un ruolo positivo e intelligente di capofila di un territorio (la città da sola rappresenta un terzo della provincia) in grado di coagulare volontà, intelligenza e risorse per caratterizzare i processi di decentramento come avvicinamento ai cittadini di un partecipato potere di decidere e di una partecipata azione di controllo sull’uso delle risorse.
Per il PRC amministrare una città significa anche:

Questo ordine di ragionamenti rappresenta per il PRC il fine politico di un programma di governo della città che si deve sostantivare in punti programmatici concreti che assumano come obiettivi di fondo rispetto ai quali orientare tutte le azioni tre questioni:

  1. La piena occupazione, il lavoro e la sua qualità;

  2. La salvaguardia dell’ambiente e la valorizzazione del territorio;

  3. Il rispetto e l’esercizio dei diritti fondamentali delle persone.

 

Sanità e assistenza

Si è sviluppato negli ultimi mesi uno strano dibattito su un nuovo ospedale a Novara che è diventato la palestra per interventi di segno diverso e di tipo elettoralistico. Si tratta di un dibattito pericoloso perché indicativo di come gli interessi forti (si pensi al business che una tale opera, dalla progettazione alla realizzazione, muoverebbe) possano saldarsi a una visione tutta medicalizzata della salute falsando così le priorità d’intervento e di dislocazione delle risorse nella sanità.
Altre sono, e non solo per il PRC, le priorità della sanità novarese. In primo luogo la costruzione e l’operatività dei distretti, intesi come circolazione organizzativa e territoriale delle attività sociosanitarie.
Il distretto deve essere il luogo

È pertanto necessario animare un confronto e un’iniziativa partecipata che determinino prioritariamente la dislocazione su questo fronte delle risorse necessarie e si ponga anche esplicitamente la finalità di ricostruire un intervento di controllo e di indirizzo della politica e delle istituzioni elettive sulla gestione della sanità (e dell’assistenza), che rischia ormai la totale autoreferenzialità.
Per l’Ospedale Maggiore di Novara c’è poi l’esigenza di affrontare in modo diverso il problema della localizzazione universitaria sapendo che le legittime esigenze di qualificazione accademica e di ricerca non possono essere messe, di fatto, in concorrenza con la struttura ospedaliera. Le esigenze territoriali di salute devono diventare l’asse attorno al quale riprogrammare esigenze, aspirazioni e risorse professionali.
Per quel che riguarda, più specificamente, l’assistenza è necessario istruire un confronto serio, coinvolgendo in primo luogo le associazioni rappresentative degli utenti, sui processi intervenuti nei servizi, ricostruendo in alcune situazioni momenti di gestione diretta. Contestualmente, poi, vanno costruiti i parametri (capitolati d’appalto, applicazioni contrattuali, risorse professionali, dati qualitativi che non partano soltanto dal massimo ribasso) per una forte selezione nella gestione dei servizi, diventata molto spesso un veicolo di precarizzazione del lavoro e scarsa qualità del servizio con il fiorire di pseudoaziende e pseudocooperative.

 

Le aziende ex-municipalizzate

Il PRC non ha condiviso i processi di aziendalizzazione-privatizzazione che hanno interessato le aziende municipalizzate perché guidati prevalentemente e ideologicamente dall’obiettivo di ridimensionare l’intervento pubblico e da criteri di economicità strettamente aziendalistici che esternalizzano e scaricano sulla collettività costi pesantissimi (l’ambiente, il traffico, la vivibilità urbana, la sicurezza, ecc.). Non era obbligatorio farlo così rapidamente, ma le decisioni assunte dalla giunta di centrosinistra di Novara stanno ormai mutando in S.p.A. l’assetto delle ex-municipalizzate. Nella situazione che si è definita è importante che, con convinzione, si tenti di mantenere totalmente pubblico il pacchetto azionario, almeno fino a quando la legislazione nazionale lo consente, e, in ogni caso, si attuino le azioni necessarie per far svolgere a queste aziende un decisivo ruolo di indirizzo, gestione e governo dei processi di riforma dei settori decisivi per la qualità e la vivibilità di una città e del suo territorio quali il ciclo dei rifiuti e il trasporto locale.
Per quanto attiene all’ASSA, il Comune deve affrontare e risolvere una questione aperta da anni. “Padrone” dell’ASSA, “azionista di maggioranza” del Consorzio Rifiuti del Basso Novarese, ha accettato supinamente, quando non alimentato, un costante conflitto tra le due entità. L’azzeramento dei vertici di Consorzio e ASSA sono il passaggio obbligato da un lato per la costruzione del Consorzio unico su base provinciale e dall’altro per caratterizzare l’ASSA su una politica di raccolta e smaltimento dei rifiuti che faccia della raccolta differenziata spinta, anche in città, il perno di un ciclo dei rifiuti rispettoso dell’ambiente e dell’economicità per gli utenti. È proprio attorno al una seria riorganizzazione del ciclo dei rifiuti che va guidato un progetto di ristrutturazione aziendale dell’ASSA. In questo senso gli assetti proprietari dovranno essere la logica conseguenza di un’impostazione che ne faccia lo strumento di indirizzo, governo e gestione del ciclo dei rifiuti del Consorzio. Si tratta di un processo che riguarda in primo luogo i vertici aziendali, le loro competenze e la loro capacità di mettere il patrimonio rappresentato dall’ASSA nelle condizioni di acquisire le capacità di decidere e guidare i processi di innovazione repentini e continui che caratterizzano una tecnologia relativamente recente come il trattamento industriale del ciclo dei rifiuti.
Analogamente si pongono per l’AMA-SUN problemi e scelte capaci di confrontarsi con i processi di decentramento e di liberalizzazione che investono il trasporto locale, avviato a diventare di totale competenza della provincia, mentre la Regione assumerà la totale competenza del trasporto ferroviario locale. Questi nuovi assetti devono misurarsi con i problemi di mobilità di persone e merci, della sicurezza, del traffico cittadino, dell’ambiente e del territorio. In più Novara, che rappresenta un nodo ferroviario molto importante con una ricca rete di ferrovie locali che rischiano l’abbandono, subirà l’impatto dell’Alta Velocità. In questo contesto occorrono scelte precise. Per noi i punti guida sono:

In tutto questo l’AMA-SUN rappresenta uno strumento importante, non l’unico, e decisivo per governare, indirizzare e gestire i processi che investiranno nei prossimi anni il trasporto localee cittadino. La sua riorganizzazione, la sua ristrutturazione, i suoi assetti dirigenziali e le competenze esistenti o da costruire e, infine, i suoi assetti proprietari, devono rispondere a questo ordine di questioni. Del tutto coerente con questa impostazione è l’organizzazione di un’iniziativa politica in grado di dettare profonde modifiche al disegno di legge del governo che cancella gli spazi per scelte diverse dalla privatizzazione “ideologica” e più rispondenti a situazioni diversificate.

 

Politiche di bilancio

Il PRC ritiene avventuristica e pericolosa l’impostazione che la giunta di centrosinistra ha dato alle sue politiche di bilancio, in particolare per ciò che attiene alle entrate e alla capacità di sostenere e rafforzare i livelli dell’attuale spesa pubblica garantendo i servizi alla collettività. Fin dall’inizio del suo mandato la Giunta ha scelto percorsi sbagliati ancorché dagli esiti prevedibili. Nell’ambito di un processo avviato da alcuni anni, a partire dalla legge 142 i comuni sono stati sempre più investiti da un grado di autonomia crescente, anche se spesso più teorico che reale. Ciò si è in pratica tradotto in progressivi, ma sostanziali, tagli di trasferimenti statali compensati da un crescente grado di autonomia impositiva. La capacità di amministrare si deve quindi sempre più misurare con la capacità di adeguate politiche di spesa correlate ad autonome entrate. Questo comporta una grande responsabilità anche a livello locale per le politiche redistributive ed eque dei redditi e dei patrimoni. Il centrosinistra fin dall’inizio del suo mandato, nell’agosto del 1997, ha deciso di delegare a strutture private attività primarie nel campo delle politiche delle entrate affidando a terzi con trattativa privata le attività di liquidazione e accertamento sugli immobili e su altri tributi. Le conseguenze sono state disastrose. A parte il “disastro contabile”, evidenziato già nel 1998, con un buco superiore ai quattro miliardi (che non ha ridotto le centinaia di milioni di profitti dei privati cui sono state affidate attività connesse alle politiche delle entrate) il Comune ha abdicato a un suo ruolo fondamentale come quello di garantire giustizia ed equità sociale e fiscale. Nella sostanza non si è voluto organizzare in proprio una delicata e propulsiva funzione (magari coinvolgendo le rappresentanze dei lavoratori interessati), riorganizzando i servizi a partire da una ridefinizione appropriata delle dotazioni organiche potenziando, dove necessario, gli stessi servizi con nuove e qualificate assunzioni.
L’esternalizzazione di servizi così importanti e delicati è divenuta quasi un “modello”, tanto da essere successivamente estesa anche ad altri settori ugualmente delicati come quello della gestione delle strutture per i portatori di handicap, con appalti al ribasso e un conseguente abbassamento nella qualità dei servizi. Contestualmente si è dato avvio all’introduzione di una massiccia flessibilità del personale senza precedenti e che ha determinato una ribellione “storica”, come lo sciopero generale dei lavoratori del Comune nel marzo 1999 che aveva tra i bersagli anche il ruolo concertativo assunto dai sindacati della funzione pubblica. La giunta di centrosinistra, oltre a perseguire, nei fatti, politiche neoliberiste con attacchi allo stato sociale e ai diritti dei lavoratori, ha innalzato la pressione fiscale a svantaggio dei ceti più deboli, dei lavoratori dipendenti e di chi produce ricchezza. Novara è stata tra i pochi comuni ad aver utilizzato fin da subito la possibilità facoltativa di applicare l’addizionale IRPEF nella misura massima. Per incapacità e mancanza di progettualità, poi, l’amministrazione comunale non ha saputo impedire il costante lievitare della tassa sui rifiuti a fronte di un servizio di organizzazione e raccolta arretrato rispetto a quello della maggioranza dei comuni della provincia e di una consistente evasione facilmente contrastabile con l’incrocio di dati a disposizione (fino a qualche anno fa dall’incrocio tra le partite delle utenze elettriche e quelle dei rifiuti risultava uno scarto di ben settemila unità!).
Nell’ambito delle politiche di bilancio la proposta del PRC si articola su due punti fondamentali:

  1. un’azione tesa a ridurre spese non sufficientemente giustificate (consulenze esterne, progettazioni per opere pubbliche a esterni, ecc.) come è stato anche per il City Manager o per l’affidamento a terzi di incarichi dirigenziali pur in presenza di una sufficiente dotazione organica;

  2. un’azione tesa a promuovere una campagna per recuperare evasioni tributarie, rifiuti, IRAP e altre imposte e tasse comunali, soprattutto quando vi sono riscontri certi attraverso l’incrocio di dati diversi, e per l’Ici con l’aggiornamento delle destinazioni d’uso e delle nuove rendite catastali. È prioritario che tali iniziative di recupero non siano più affidate a società esterne che già tanto hanno lucrato sugli aggi provocando un impatto negativo e oneroso sui cittadini. È invece importante che il recupero delle evasioni si attui attraverso una riorganizzazione e potenziamento delle strutture e dei procedimenti amministrativi dell’Ente.

Questa riorganizzazione si rende oltremodo urgente e attuale anche ai fini di quello che il Comune sarà tenuto a fare nei confronti delle nuove strutture del Ministero delle Finanze che dal 1° gennaio 2001 si è ristrutturato con una vera e propria organizzazione di stampo privatistico (!) sostituendo le Agenzie Fiscali agli uffici per la gestione di imposte, catasto e demanio. Questo nuovo sistema assegna compiti in così delicate e fondamentali materie a forme di carattere privatistico basate sull’autoreferenzialità (stante il valore marginale del rapporto con il Ministero) e sull’autofinanziamento determinato dall’inglobamento di una parte del gettito recuperato che relega il cittadino al rango di un “fattore della produzione”. In sintesi c’è il concreto rischio di consegnare i cittadini, soprattutto le fasce più deboli, in mano ai forti potentati economici, autoreferenti e autofinanziati. Per queste ragioni è auspicabile l’istituzione nelle Agenzie di organismi di controllo e verifica simili alla Camera Penale presso i tribunali e a forme di collaborazione attiva con il Comune prevedendo la ricostituzione di forme di controllo democratico analoghe ai vecchi Consigli Tributari con la presenza delle organizzazioni rappresentanti i lavoratori, le categorie produttive, i ceti più svantaggiati e i consumatori. Un’attiva collaborazione del Comune sul recupero dell’evasione dell’IRPEF con l’introito di una quota di quanto recuperato può rappresentare un efficace strumento di lotta all’evasione fiscale e, nel contempo, una risorsa. Ciò, d’altra parte, si rende necessario anche per verificare la corretta e diversificata contribuzione sulla base dei redditi per i servizi a domanda individuale (asili nido, mense, trasporti, rette per anziani, ricoverati, ecc.) garantendo l’accesso ai servizi e alle prestazioni sociali tramite una corrette ed equa applicazione dell’ISEE (indicatore della situazione economica equivalente).
A questo proposito proprio per garantire l’accesso ai servizi e alle prestazioni sociali secondo il sistema di partecipazione previsto dal D.L. 109/98 è indispensabile che nel regolamento applicativo siano previsti principi di

Va perseguita una politica tariffaria che introduca elementi di salario minimo sociale al fine di favorire i disoccupati e i ceti sprovvisti di reddito
Sull’ICI il PRC ribadisce le proposte già formulate nel programma delle precedenti elezioni comunali, tese a eliminare o ridurre in maniera sostanziale la tassa sulla prima casa per redditi medio-bassi. L’esenzione assoluta dell’ICI sulla prima casa è un obiettivo che il Comune di Novara può perseguire, anche se esso va riferito alle categorie (A/3, A/4, A/2) di tipo medio popolare, escludendo dall’esenzione assoluta i villini e le case di lusso. Tutto ciò è possibile rideterminando l’aliquota per la prima casa al 4‰ con deduzioni fino a £. 500.000 (che porterebbe all’esenzione totale per le abitazioni con un valore fino a £. 125.000.000). Gli importi attuali derivati dall’ICI sulla prima casa oscillano tra il 23% e il 30% degli incassi totali ICI e potrebbero essere compensati applicando l’aliquota del 7‰ e verificandone l’effettiva attuazione sulle abitazioni sfitte (è stata prevista per l’anno 2000 ma scarsa risulta l’effettiva capacità di verifica). Particolare attenzione va poi posta al recupero dell’ICI derivante dalle aree edificabili.
Infine, come già detto, è necessario ai fini di un’equa politica di giustizia fiscale e di ridistribuzione dei redditi l’immediato ripristino di tali funzioni nella potestà dell’Ente con il completamento della dotazione organica e l’eliminazione di ogni forma di rapporto precario. L’utilizzo di risorse interne va avviato contestualmente alla costruzione di professionalità che sulla questione della lotta all’evasione proprio con le risorse recuperate possono, nei fatti, autofinanziarsi.

 

Scuola: punti programmatici essenziali.

Nidi
Attualmente l’offerta del servizio può soddisfare solo una piccola parte delle richieste. E’ prioritario ampliare strutture e numero degli addetti onde, nell’immediato, garantire la fruizione del servizio a tutti gli utenti che sono in lista di attesa; in tempi più lunghi l’obiettivo che si intende perseguire è il raggiungimento di almeno il 50% della popolazione interessata.

Materne
Occorre difendere e valorizzare la presenza e la qualità delle scuole materne municipali verso le quali va il gradimento dell’utenza novarese, prevedendo, progressivamente, una drastica riduzione dei finanziamenti a favore delle scuole materne private convenzionate, al fine di potenziare l’offerta pubblica del servizio.

Obbligo
Rafforzare e qualificare l’offerta di laboratori, biblioteche, strutture sportive sul territorio, al fine di offrire opportunità educative ad implemento delle attività didattiche della scuola pubblica, in modo tale da raccordare l’esperienza scolastica con il territorio.

Handicap
Dopo il passaggio alle dipendenze dello stato degli operatori scolastici, occorre verificare che tutti gli utenti continuino a fruire dei servizi necessari, in caso contrario si propone di ripristinare il servizio integrativo per l’assistenza specializzata ai portatori di handicap.

Tariffe
Occorre rivisitare tutto il sistema tariffario improntandolo a maggiore equità contributiva, prevedendo scaglioni di reddito per milione, in modo tale da rendere le tariffe direttamente proporzionali all’effettivo reddito netto delle famiglie

Trasporto studenti
Tenuto conto dell’innalzamento dell’obbligo scolastico a 15 anni, occorre estendere la gratuità del servizio pubblico di trasporto a tutti gli allievi in età di obbligo, al fine di consentire l’effettivo godimento del diritto allo studio

Scambi e soggiorni
Potenziare l’offerta dei soggiorni estivi ed invernali e degli scambi scolastici garantendone il più ampio utilizzo da parte degli allievi appartenenti a famiglie a basso reddito.

 

Decentramento e partecipazione

L’amministrazione di Novara ha articolato, nel corso degli anni, il proprio territorio in 13 Circoscrizioni cittadine. Esse, operando quali organismi di partecipazione, decentramento, consultazione e gestione di alcuni servizi di base, hanno sviluppato certamente un ruolo indifferibile per una buona amministrazione comunale e cioè, dove sono state in grado di farlo, hanno allargato la platea della partecipazione ed innescato dinamiche di coinvolgimento degli strati popolari.
Democrazia, partecipazione e decentramento sono infatti valori sui quali deve poggiare la convivenza delle comunità locali.
Le riforme istituzionali di questi ultimi anni e la crisi della politica degli anni ‘90 hanno visto indebolirsi il ruolo stesso degli organismi di controllo e di partecipazione che negli anni precedenti avevano permesso conquiste e diritti, soprattutto in una fase in cui fenomeni di urbanizzazione selvaggia si connettevano ad una maggiore consapevolezza delle proprie condizioni sociali e a momenti di rivendicazione per una maggior qualità della vita nel territorio urbano e dei servizi.
L’introduzione di più ampi meccanismi di delega istituzionale, come ad esempio l’elezione diretta dei Sindaci e la concentrazione dei poteri nelle mani degli esecutivi -compreso il ruolo sempre più discrezionale dei dirigenti-, non solo si è rivelato inefficace nell’avvicinare i cittadini alle istituzioni ma ha nei fatti esautorato e bloccato lo sviluppo di molti organi di partecipazione e il processo stesso di decentramento.
Non solo. Dal 1996 ad oggi, nonostante le buone parole dell’attuale amministrazione, sono state ridotte le risorse verso i CDQ. Infatti, mentre nel 1996 la spesa generale raggiungeva i 755 milioni, nel 1999 era invece di soli 429 milioni nonostante siano aumentati sia il numero dei Consigli convocati (da 138 a 156) sia quello delle delibere approvate (da 208 a 325).
La revisione dello Statuto del Comune, quindi, deve saper riaprire l’intera discussione sulla democrazia-partecipazione-decentramento necessari a spezzare i processi di delega che tendono ad allontanare il cittadino come protagonista centrale. Qualsiasi ipotesi di revisione deve porre in essere: l’aumento dei poteri, delle risorse e della rappresentanza sociale. Solo attraverso tali principi è possibile ottenere quella partecipazione qualificata necessaria a rendere le Circoscrizioni strumenti efficaci alla soluzione dei bisogni reali.
Vanno respinte, su questa base, tutte quelle ipotesi di modifica del sistema elettorale per le Circoscrizioni che, con l’obbiettivo di garantire la stabilità, finiscono per essere completamente slegate dalle reali rappresentanze sia politiche sia sociali presenti, finendo per rappresentare gli interessi di gruppi autoreferenziali e accentuando in tal modo quel fenomeno di degrado della politica che si esprime nella personalizzazione di essa, dove popolarità e fama contano più di idee, progetti e risultati concreti.
Il meccanismo elettorale proporzionale è l’unico in grado di rappresentare una partecipazione realmente democratica e qualificata.
Anche nell’azione amministrativa delle stesse Circoscrizioni occorre ridare ad esse un ruolo centrale nell’elaborazione delle scelte dell’amministrazione, attivando precisi ed indifferibili pareri obbligatori su alcune scelte e introducendo vincoli precisi.
Il progressivo distacco dei Consigli Circoscrizionali dalla gestione della macchina comunale e le scelte politiche di rendere inefficaci alcuni percorsi, anche in base all’attuale statuto, ha reso per alcuni versi le Circoscrizioni semplici erogatrici di contributi ad associazioni e movimenti operanti nel territorio, senza una reale capacità di programmazione degli interventi e delle risorse mentre non risulterebbe sufficiente, seppur necessario, affidare alle Circoscrizioni piccoli lavori manutentivi.
L’ambizioso obbiettivo che ci poniamo è quello di rilanciare le Circoscrizioni come organismi di indirizzo dell’attività amministrativa sul proprio territorio, introducendo la logica delle conferenze di servizi su questioni che riguardano l’insieme di più soggetti pubblici (Es. Comune, ASSA, SUN, Servizi Sociali, Farmacie, ASL, altre Circoscrizioni) e superando organismi, quali il Comitato di Coordinamento delle Circoscrizioni, o proposte inefficaci, quali l’inserimento dei Presidenti nel Consiglio Comunale come consiglieri “esterni”.
Le Circoscrizione, qualunque sia il proprio numero nella città, devono intervenire nella fase di indirizzo politico, di studio preliminare e di progetto. Anche lo stesso Statuto che si vorrebbe modificare prevede appunto una fase preventiva che, per chiare volontà politiche, nella maggior parte dei casi è disattesa.
L’unico elemento necessario a ridare senso alla partecipazione popolare è quello di aumentare ruolo e autorevolezza dei Consigli di Circoscrizione introducendo vere e proprie Giunte di quartiere in grado di rapportarsi direttamente con gli altri soggetti istituzionali. E’ necessario che, nella fase della stesura dei programmi elettorali, siano chiare le proposte e gli indirizzi di gestione delle Circoscrizioni anche aldilà delle competenze ad esse assegnate proprio perché, in relazione al rapporto con l’amministrazione comunale, devono essere in grado di formulare proposte che vengano poi realizzate sul proprio territorio.
Sul piano della gestione delle risorse occorre aumentare sia la capacità di spesa sia la possibilità di progettare interventi pluriennali.
Anche sulla questione dell’ambiente è necessario introdurre una delega specifica alle Circoscrizioni, delega che andrebbe ad aggiungersi a quelle già in atto: assistenza, cultura, sport, manutenzioni.
Delega che dovrebbe essere intrecciata a tutte le tematiche inerenti la città, proprio perché una miglior qualità dell’ambiente si lega sempre di più ad una migliore qualità della vita in generale.
Va inoltre affrontato il problema delle sedi e delle strutture attualmente inadeguate agli stessi compiti attualmente affidatele. Perciò proponiamo che il Consiglio Comunale approvi ogni due anni una relazione sullo stato delle sedi e delle strutture delle Circoscrizioni unitamente ad un programma di adeguamento delle stesse.

 

Una città da vivere

Anche su questo aspetto occorre invertire le politiche finora attivate. La logica tesa al miglioramento del centro cittadino rischia di non tener conto delle esigenze di una larghissima parte della città, e cioè di quella maggiormente abitata, che necessita invece di interventi mirati ad una riqualificazione urbana, ambientale e dei servizi.
Assistiamo da un lato ad un accentramento di strutture e servizi dislocate nel centro cittadino mentre interi territori mancano di servizi, di spazi aggregativi, di aree verdi e di svago. La stessa dislocazione degli esercizi commerciali è indicativa e sintomatica. Mentre il centro detiene il record assoluto in termini di punti vendita, nelle periferie i negozi lasciano il passo a Centri commerciali con la conseguente svalorizzazione di interi quartieri in termini di accessibilità e vivibilità, soprattutto per gli anziani, dove il commercio al dettaglio (soprattutto generi alimentari e farmaci) potrebbe invece svolgere anche un ruolo sociale non indifferente. Il centro, nonostante abbia una popolazione inferiore agli altri quartieri e dinamiche immobiliari tendenti ad escludere sempre più massicciamente i ceti medio-bassi, risulta essere il quartiere più vivibile in termini di servizi mentre la crescita di nuovi aggregati urbani (Es. a S. Agabio o nell’area di S. Rita) rischiano di trasformarsi in quartieri dormitorio dove riemergeranno fenomeni di degrado sociale e di abbandono soprattutto tra gli anziani e di emarginazione per i ceti più bassi della popolazione. Infatti, mentre diminuiscono le dinamiche di crescita della popolazione dagli 0 ai 29 anni, aumentano le altre fasce d’età soprattutto quella dai 74 in su passata dagli 8074 del 1996 agli oltre 9000 attuali.
Ripartire dalle periferie significa considerare la città nel suo complesso e non solo per il suo centro, immaginando un piano di sviluppo urbanistico armonico e policentrico, dove il cittadino assuma un ruolo centrale rispetto agli interessi molto spesso speculativi che gravano sulla città e sul territorio.
Anche su questo aspetto, si gioca il ruolo delle Circoscrizioni che devono essere messe in grado di intercettare e rispondere alle esigenze della popolazione, soprattutto in quei quartieri dove spesso essa è l’unico luogo di aggregazione sociale, dotandole di risorse ad hoc soprattutto con interventi di tipo assistenziale e di inserimento sociale, anche in collaborazione con associazionismo e volontariato che non possono e non devono sostituirsi al ruolo di indirizzo proprio dell’ente pubblico.


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