4.3 - IL PROGRAMMA DEGLI INTERVENTI

A livello metodologico la successione delle tre fasi progettuali, conoscenza-restauro-rifunzionalizzazione, risulta a questo punto consolidata, facilmente comprensibile e condivisa, almeno nei suoi contenuti operativi e nella sequenza concettuale ma, in questo preciso contesto, appare necessario adottare una logica strategia di attuazione delle diverse fasi progettuali, nell’ordine sostanzialmente individuabile in:

Arrestare il processo di degrado.

Avere idee chiare e precise per decidere in proposito ed effettuare le scelte.

Procedere consapevolmente nell’attuazione del progetto di conservazione.

Relativamente al problema dell’arresto del processo di degrado, attualmente ancora in atto, occorre fare una considerazione preliminare di carattere etico e metodologico.
Se i lavori inerenti l’ultimo intervento alle coperture dell’edificio sono derivati da precisi obiettivi, dato che apertamente dichiaravano “…che la scelta progettuale è pertanto riconducibile ad un preliminare intervento di preservazione del monumento…” (v.11/11/1998) e di conseguenza la preposta Soprintendenza comunicava “…si accetta l’inserimento della lastra sottocoppo, come intervento a carattere provvisionale…” (v.1/2/1999), derogando peraltro puntuali indicazioni precedentemente formulate in proposito (v.3/9/1998), sembra lecito e molto opportuno riflettere, su quanto il professor Luciano Re, con una semplice osservazione proposta durante il “Convegno sul restauro di Casa Bossi” (v.27/6/2000), invitava ciascuno a compiere “…ora non ci piove più …ma a quale prezzo è stato pagato questo risultato?”.
Sul fatto che non sia vero che ora non piove più all’interno della struttura e su quale prezzo sia stato irreversibilmente pagato per questo intervento, non è ormai più il caso di soffermarsi ulteriormente, ma è indispensabile piuttosto fare tesoro di quanto purtroppo accaduto e, da qui, muoversi con maggior attenzione.

In questo contesto appare opportuno progettare il sistema degli interventi volti all’arresto del processo di degrado in atto e, contemporaneamente, individuare le opere per la messa in salvaguardia generale dell’intero complesso, definendone un programma di attuazione che, con onestà intellettuale, individui obiettivi precisi dimostrandosi operativamente corretto, nelle modalità e nei tempi.

Parallelamente a quest’azione preventiva ed a compendio della già citata serie di approfondite analisi specifiche necessarie per il completamento della conoscenza particolareggiata di tutti i diversi elementi che concorrono a definire compiutamente il monumento, risulterebbe oltremodo utile predisporre un elaborato progettuale di massima, a cui riferire le ipotesi generali effettuate sul riuso e permettere l’inizio di un processo evolutivo di successive di verifiche oggettive, più strutturate e leggibili nel complesso contesto d’insieme.

Si ritiene quindi opportuna la predisposizione di un progetto preliminare di rifunzionalizzazione generale dell’antonelliana Casa Bossi, elaborato ai sensi della L.109/94, che …definisce le caratteristiche qualitative e funzionali dei lavori, il quadro delle esigenze da soddisfare e delle specifiche prestazioni da fornire e consiste in una relazione illustrativa delle ragioni della scelta della soluzione progettata in base alla valutazione delle eventuali soluzioni possibili…(Cfr. art.16, comma 3, L.109/94), aggiornato sulle integrazioni specifiche dell’art.248 della L.216/95, ed espressamente basato sul sistema di precise indicazioni, da un lato teorico-concettuali, dall’altro metodologiche e di individuazione funzionale, che il presente lavoro contribuisce ad individuare e definire.

Questa particolare elaborazione progettuale deve avere il preciso obiettivo di permettere la sua continua verifica e consentire l’aggiornamento della sua costante evoluzione, relativamente ai due elementi fondamentali che la informano e determinano:

La conoscenza specifica, dettagliata ed approfondita (proveniente dagli studi operati e dalle indagini da effettuarsi)

La flessibilità architettonica dell’edificio.

Relativamente agli studi ed alle indagini particolari si rimanda ai paragrafi specifici presenti in altre parti del presente lavoro, mentre appare invece opportuno approfondire il concetto di ‘studio della flessibilità architettonica’.

Con questo preciso termine si intende indagare le virtualità evolutive del monumento, derivanti dal particolare schema strutturale e costruttivo suo proprio: il sistema antonelliano.
L’analisi della flessibilità architettonica si pone come strumento essenziale per la valutazione delle possibilità di trasformazione funzionale della fabbrica, indipendentemente da specifici problemi di riuso e quindi a supporto metodologico per l’individuazione delle effettive potenzialità presenti.
L’indagine definirà i limiti estremi delle possibilità di intervento sul manufatto architettonico evidenziandone la flessibilità minima e quella massima, rispettivamente indicanti:

il grado più elevato (sostanzialmente determinato da considerazioni di carattere statico-strutturale)

il grado più limitato (essenzialmente determinato da considerazioni strettamente attinenti la conservazione).

Tale indagine non definisce il progetto, ma concorre precisamente a determinarlo, permettendone in fieri, la possibilità di continua e costante verifica della compatibilità.
L’analisi della flessibilità architettonica assume così l’importante significato di contributo alla valutazione dei vari singoli elementi, inquadrandoli in un ambito più generale e nel contesto più ampio del loro insieme.
Allo stesso modo garantisce all’elaborazione progettuale l’indispensabile fase successiva di metodica ed ininterrotta opera di minuziosa ‘messa a punto’ definitiva, del complesso progetto di rifunzionalizzazione generale.

Così, le diverse conoscenze particolari esperite in modo dettagliato ed approfondito, unite alla coscienza della flessibilità architettonica del monumento, suffragano adeguatamente le scelte di specifico intervento che, sostanzialmente, possono essere definite e raggruppate come segue:

Opere preliminari necessarie

Riguardano essenzialmente il completamento, la correzione e l’integrazione dell’intervento effettuato alle coperture, da estendersi alla verifica-consolidamento-restauro delle strutture dei lucernari delle scale.

Opere conseguenti

A fronte delle considerazioni derivanti dall’ormai già affidato incarico di ‘indagine statica per il risanamento delle strutture’, che si ipotizza e presuppone con esiti confortanti, si potrà intervenire sulle facciate, (peraltro già comprese nel predetto incarico), esterne ed interne, con tutta la cura ed attenzione del caso.
Naturalmente subordinando tali interventi alle problematiche strutturali eventualmente emergenti ed abbinando questi, alla necessaria correzione degli errori presenti sui prospetti compiuti in fase di intervento sulle coperture, stante la contemporanea necessità di allestimento di opere provvisionali e ponteggi, di non indifferente incidenza economico-generale.

Opere successive

Come per le facciate ed in loro sintonia, se non contemporaneamente ad esse, si procederà al restauro dei porticati interni, dei vani scala, androni, cortili e giardino, concludendo quello che potrebbe definirsi il ripristino originario dell’immagine esteriormente visibile del monumento.

Opere sugli interni

Le opere che riguardano gli interventi interni all’edificio, a seguito di quanto precedentemente elencato ed in conseguenza di specifiche operazioni provvisionali e di salvaguardia mirata, come di protezione e di controllo, potranno essere previste ed attuate con maggior proprietà ed efficacia quando il progetto di rifunzionalizzazione avrà nel frattempo raggiunto il livello definitivo, anche e soprattutto, grazie ai diversi contributi finalizzati, appositamente prodotti allo scopo.
In questo contesto molte opere potranno essere comunque già effettuate, a patto che esista quella ‘sensibilità architettonica’ più volte evocata, che ne guidi e controlli precisamente l’attuazione pratica.
Sono infatti necessarie (e risulterebbero molto opportune, in certi casi addirittura urgenti), opere di pulizia generale con rimozione dei vari ‘brandelli di finiture’ posticce, grossolanamente quanto in modo improprio stratificatesi nel corso degli ultimi deleteri usi incompatibili dell’edificio (ad esempio porzioni di carte da parati e/o pannelli di conglomerati lignei ormai fatiscenti e pericolanti). Dovranno altresì essere rimosse, in questo contesto di pulizia generale e con le modalità ricordate, tutte le parti di impianti elettrici, termici, idrico-sanitari, definibili ‘di fortuna’, così come tutte le diverse superfetazioni riguardanti tramezzature posticce, rivestimenti ultimamente sovrapposti, ecc.

Opere comuni alle diverse fasi individuate

Nel corso di ciascuna operazione sopra elencata capiterà, indifferentemente, di trovarsi di fronte a ‘reperti’, a parti di edificio o suoi elementi, di non facile ed immediata identificazione, (come ad esempio porzioni di lastre lapidee, manufatti granitici, particolari metallici, lignei, laterizi, ecc.) che, a seguito dei numerosi vandalismi di cui è stato progressivamente oggetto l’edificio, od in conseguenza a smontaggi maldestri comunque effettuati, o dopo piccoli crolli, spostamenti, ecc., risultano diffusi e disordinatamente dispersi.
E’ importante recuperarli, conservarli, catalogarli ed immagazzinarli insieme, per poterne ricostruire la specificità e l’originaria posizione, quindi reinserirli nel processo di restauro, dopo averne precisamente accertate le qualità e la specifica funzione loro propria.
Anche dall’attenzione preventiva posta a questi piccoli tasselli del complesso programma di restauro, si possono ricavare importanti indicazioni che permettono di favorire, davvero, il processo di conservazione, garantendo quel contributo di permanenza originaria in situ, che rappresenta di per sé, una azione di tutela reale e concreta.

 

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