4.2 - LE FASI DEL PROGETTO DI RESTAURO

Il progetto di restauro architettonico nasce e si articola nel momento in cui, esperita la conoscenza specifica delle determinazioni storiche ed estetiche, valutate le condizioni dei materiali costitutivi, le alterazioni e i danno subiti, individuate le situazioni ambientali che minacciano la sopravvivenza dell’opera, accoglie in sé i dati complessivi riconosciuti come occasione e fondamento vincolante per esprimere la propria “creatività” … La progettazione dunque non è né separata né autonoma dalla conoscenza storica e materiale, estetica e conservativa, rispetto a cui si deve sapersi subordinare e dare delle risposte adeguate. Non si vuole certo negare o mortificare il ruolo specifico delle conoscenze e della cultura architettonica, del passato e del presente. Semplicemente si vuole porre l’attenzione sul fatto che, se di restauro e di conservazione di un edificio storico si tratta, nulla può essere consapevolmente e programmaticamente rivolto a tradire il senso e la qualità dell’opera e dei suoi materiali costitutivi. (v. M.Cordaro, 1986, op. cit., p.7).

In questo contesto un corretto intervento progettuale di restauro conservativo può essere sostanzialmente inquadrato in tre diverse fasi fondamentali:

Il cantiere della conoscenza

Le opere di restauro

Gli interventi di rifunzionalizzazione

Queste tre fasi ordinatamente elencate, costituiscono i tre diversi ambiti di sintesi operativa del progetto complessivo.
Esse risultano necessariamente dipendenti fra loro e reciprocamente interconnesse, pur caratterizzandosi tuttavia con particolarità proprie, autonome ed indipendenti.
A titolo esemplificativo: se è sostanzialmente vero che senza una destinazione d’uso precisamente individuata, difficilmente la rifunzionalizzazione può trovare una pratica ed effettiva attuazione, inconfutabile appare il fatto che alcune opere di conservazione, non necessariamente interferiscono con le scelte di riuso ed anzi, molto spesso, risultano essere opere da fare, indipendentemente e comunque.

La prima fase, quella della ‘conoscenza’, abbraccia tutto ciò che interviene a definire il bene architettonico e permette di poterne comprendere l’essenza, apprezzandone le qualità.
Riguardano questa fase tutta la serie di ricerche analitiche molto dettagliate ed approfondite che concorrono a ricostruire, documentare ed interpretare il monumento, nella sua complessità e stratificazione storica.

Devono quindi essere parte sostanziale di questa fase:

Le analisi ambientali (relazioni tra sito, città, territorio) e storica (gestazione, nascita, costruzione, trasformazioni ed evoluzioni del monumento nel suo contesto culturale).

I rilievi architettonici (diretti ed indiretti) per la definizione geometrica, dimensionale, materica, ecc.

Le analisi architettoniche (strutturali, statiche, compositive, distributivo-funzionali, linguistiche, propriamente specifiche, ecc.)

Le valutazioni del contesto (considerazioni socio-economiche, culturali, tradizionali, locali, ecc.)

Le analisi del degrado (individuazione, rilievo e documentazione dei difetti, dissesti delle strutture e degrado dei materiali, delle loro cause intrinseche ed estrinseche).

Le considerazioni di sintesi complessiva delle varie analisi particolari per riconoscere ed accertare, nel suo insieme, tutta la condizione esistente.

La seconda fase, quella del ‘restauro’, concerne tutti gli interventi finalizzati principalmente alla conservazione, al recupero ed alla valorizzazione dei diversi caratteri dell’edificio, nei suoi aspetti propriamente architettonici, storici ed estetici.
Gli interventi di restauro devono quindi essere precisamente indirizzati alla conservazione dei caratteri tipologici, strutturali, formali ed ornamentali dell’opera mentre contemporaneamente sono rivolti alla cauta eliminazione delle aggiunte improprie e delle superfetazioni che snaturano il significato artistico e la testimonianza storica del bene.
In quest’ottica tali interventi non possono che essere eseguiti da maestranze estremamente specializzate e condotti essenzialmente con l’impiego dei materiali originari, applicati con le tecniche costruttive storiche, o comunque specifiche e compatibili.
In dettaglio gli interventi di restauro possono essere sintetizzati in opere di:

pulitura

consolidamento

protezione

riparazione e/o reintegrazione

integrazione

liberazione

La terza fase, quella della ‘rifunzionalizzazione’, rappresenta nel contesto del processo di restauro, l’anello di congiunzione ed il possibile tramite di vera diretta fruizione tra la conoscenza del bene e la sua effettiva reale conservazione.
Questa fase deve essere certamente successiva alle due precedenti ed essere determinata come coerente e diretta conseguenza delle stesse.
Sulla base delle profonde valutazioni effettuate nel ‘cantiere della conoscenza’ dovranno essere verificate le ipotesi di riuso, valutandole essenzialmente con il parametro determinante della compatibilità. In questo preciso ambito va ulteriormente sottolineato che, se la conoscenza complessiva del bene delinea i valori e le vere motivazioni che determineranno il suo possibile riuso adeguato e sostenibile, è assolutamente necessario ‘adattare’ la nuova funzione al monumento e non procedere inversamente.
La fase della rifunzionalizzazione riguarda quindi, essenzialmente, il progetto della messa a norma di agibilità e sicurezza dell’intera struttura, che dovrà essere condotta nel più ampio rispetto del monumento, operando con una progettazione specifica scrupolosa, organica ed attenta dei rapporti esistenti fra spazio-funzione ed arredo-impianti, per favorire la convergenza delle diverse competenze tecniche verso un’unica prioritaria finalità: Casa Bossi.

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