b) - IL PROGETTO PER LA COPERTURA

Senza una appropriata conoscenza scientifica del bene e mancando di una competenza culturale specifica è stato predisposto un progetto che, anche nelle procedure e metodologie adottate, ha denunciato gravissime carenze.

Le successive evoluzioni progettuali (progetto definitivo ed esecutivo) non hanno voluto prendere in considerazione i ‘suggerimenti’ e/o le forti perplessità emerse in proposito, da fonti diverse ed in tempi molto vari e ‘non sospetti’, perseverando in una gestione complessiva del progetto che, si ritiene, sia andata ben al di là del lecito.

A titolo di sintesi riassuntiva di quanto maldestramente compiuto, risulta che il progetto sopra ricordato:

Non conteneva il rilievo della situazione esistente e la relativa documentazione inerente lo stato di fatto;

Non conteneva l’analisi del degrado;

Presentava elaborati approssimativi e lacunosi, quando non decisamente errati;

Ipotizzava scelte allarmanti e discutibili.

 

Le normative e leggi vigenti in materia di interventi di restauro, cui questo progetto sarebbe dovuto essere assoggettato, sostanzialmente risultano essere:

Comune di Novara PRG80, (l’edificio oggetto di trattazione viene qui specificamente identificato come vincolato ai sensi della L.1089/39).

Regione Piemonte, L.R. 5/12/77 n°56 “Tutela e uso del suolo”, (tale legge sancisce che, gli edifici individuati come sopra, sono soggetti esclusivamente a restauro e risanamento conservativo).

Regione Piemonte, Circolare P.G.R. 27/4/84 n°5/SG/URB “Definizione dei tipi di intervento edilizi e urbanistici”, (tale circolare precisa e definisce in dettaglio quali siano le sole opere ammesse e le relative modalità tecniche di esecuzione).

 

In particolare si fa riferimento e si rimanda esplicitamente alla Circolare Regionale sopraccitata, da uno stralcio della quale, risulta:
- il restauro conservativo, finalizzato principalmente alla conservazione, al recupero e alla valorizzazione dei caratteri degli edifici di interesse storico-artistico, architettonico o ambientale.
Il restauro conservativo è rivolto essenzialmente alla conservazione dei caratteri tipologici, strutturali, formali e ornamentali dell’opera e all’eliminazione delle aggiunte e superfetazioni che ne snaturano il significato artistico e di testimonianza storica. Di norma tali interventi devono essere eseguiti con l’impiego di materiali originari e di tecniche specifiche di conservazione e di ricostruzione, secondo i principi della scienza e dell’arte del restauro. Si è definito quindi esclusivamente il restauro di tipo conservativo, elencando le opere e gli interventi ammessi in coerenza con tale impostazione (la stessa assunta dall’art.24, relativo alla salvaguardia dei beni culturali e ambientali).

Tipo di intervento: RESTAURO CONSERVATIVO

Elenco analitico delle opere ammesse
riferite ai principali elementi costitutivi degli edifici.

A. FINITURE ESTERNE (intonaci, rivestimenti, tinteggiatura, infissi, elementi architettonici e decorativi, pavimentazioni, manto di copertura).

Opere ammesse: Restauro e ripristino di tutte le finiture.
Qualora ciò non sia possibile, sono ammessi il rifacimento e la sostituzione delle stesse con l’impiego di materiali e tecniche originarie, o ad esse affini, volti alla valorizzazione dei caratteri dell’edificio.
Non è comunque ammesso l’impoverimento dell’apparato decorativo.

B. ELEMENTI STRUTTURALI (fondazioni, strutture portanti verticali e orizzontali, scale e rampe, tetto).
Opere ammesse: Ripristino e consolidamento statico degli elementi strutturali.
Qualora ciò non sia possibile a causa delle condizioni di degrado, è ammessa la sostituzione degli stessi limitatamente alle parti degradate, con l’impiego di materiali e tecniche congruenti con i caratteri dell’edificio. (…) Non sono ammesse alterazioni (…) delle quote di imposta e di colmo delle coperture.

In questo contesto, gli ultimi lavori effettuati alle coperture dell’edificio, conseguenti al progetto sopra ricordato:

Hanno modificato la forma del tetto e variato le sue dimensioni;

Hanno stravolto la struttura della copertura favorendo la perdita della sua storica ed ormai rara tecnologia (orditura alla piemontese);

Hanno alterato i particolari costruttivi e decorativi dei diversi elementi;

Hanno cambiato i materiali originali senza competenza ed indiscriminatamente;

Hanno compromesso l’architettura dell’edificio.

A compendio di quanto precedentemente affermato, anche se evidentemente a solo titolo di limitata campionatura, di alcuni particolari delle opere condotte nell’attuazione del progetto di intervento sulle coperture di “Casa Bossi”, si riporta nelle successive pagine una piccola serie di ‘immagini omologhe di confronto’ tra il ‘prima’ ed il ‘dopo’ che si ritiene rappresentino, in modo emblematicamente significativo, lo scempio attuato.


NOTA DI ASTREA: Poiché le immagini sono a discreta definizione ed in numero elevato, chi non possiede un accesso veloce alla rete potrebbe avere difficoltà a scaricare questa pagina; pertanto abbiamo ridotto la loro dimensione, permettendo la loro visione a grandezza massima una alla volta, premendo il pulsante di avvio (sinistro per i non mancini).


Fotocolor 1-2 - La copertura di “Casa Bossi”: confronto tra due viste omologhe
rispettivamente del 23/5/1999 (allestimento cantiere) e 22/3/2000 (ad opere ultimate).



Fotocolor 3-4 - Il prospetto posteriore interno di “Casa Bossi”: confronto tra due
viste omologhe
rispettivamente del giugno 1998 (prima) e del marzo 2000 (dopo).



Fotocolor 5-6 - Particolari della testata posteriore destra in corso d’opera (foto del 5/10/1999) e della testata posteriore sinistra a lavori ultimati (foto del 22/3/2000).




Fotocolor 9-10 - Confronto tra due viste omologhe: particolare del lato destro del timpano di facciata e dei camini, rispettivamente del giugno 1998 e del marzo 2000.


Fotocolor 11-12 - Confronto tra due viste omologhe: parte destra dell’ultimo piano, all’angolo tra la facciata principale e la via Pier Lombardo, rispettivamente precedente il 1980 e del marzo 2000, a fine lavori.


Fotocolor 13-14 - Confronto tra due viste omologhe della copertura, rispettivamente: anteriore al 1980 e del 22/3/2000 (ad opere ultimate).



Fotocolor 15-16 - Confronto tra due viste omologhe del sottotetto del corpo principale dell’edificio, in una foto precedente il 1981, ancora con la struttura originaria (orditura alla piemontese) e dell’aprile 2001 (con le notevoli variazioni apportate).


Fotocolor 17-18 - Confronto tra due viste omologhe della copertura, con particolari della struttura originaria e suo incondizionato rifacimento non conservativo, rispettivamente del 1/7/1999 e del 7/9/1999 (durante le fasi di lavorazione).



Fotocolor 19-20 - Confronto tra due viste omologhe di dettaglio della parte centrale posteriore del tetto, rispettivamente del 29/7/1999 (in esecuzione) e del marzo 2000.



Fotocolor 21-22 - Accatastamento ‘accurato’ di travature originali smontate, ma non più riutilizzate (almeno in questo cantiere), ed opere in c.a. sulle murature perimetrali dei sottotetti, in immagini del 29/7/1999.



Fotocolor 23 - Dettaglio di un operaio che, mediante motosega, sminuzza le travi già agganciate dalla gru, per consentirne una rapida, agile e definitiva ‘rimozione’, in un’immagine del 7/9/1999.



Fotocolor 24 - Dalla catasta dei materiali di risulta delle demolizioni effettuate, spicca una trave (ancora dotata di specifica ferramenta originale), trafitta da una ‘punta’ ormai strappata dalla recinzione su cui era stata abbassata disinvoltamente, (immagine del 1/7/1999).



Fotocolor 25 - Particolare di un sistema pluviale ‘interno’, di raccolta e scarico delle acque piovane dal tetto, non riutilizzato, ma in parte demolito (foto dell’aprile 2001).



Fotocolor 26 - Particolare dell’accesso al sottotetto del corpo principale dell’edificio e di alcuni dettagli: uno scarico non riutilizzato ed almeno quattro camini troncati definitivamente senza più sbocco oltre la copertura, in un’immagine dell’aprile 2001.



Fotocolor 27 - Particolare di dettaglio della nuova orditura principale con specifiche risoluzioni decisamente uniche, in un’immagine dell’aprile 2001.



Fotocolor 28 - Vista d’insieme di una parte del sottotetto del corpo principale dello edificio, delle macerie, scarti e rifiuti ancora presenti e, in primo piano sulla polvere, i segni circolari inconfondibili delle ‘gocce’ di perdita della copertura (foto 7/4/2001).


Dopo le immagini con descrizioni didascaliche precedentemente riportate, che ci sembra parlino chiaro, qualora si volesse comprensibilmente cercare di attenuare i drastici esiti prodotti, adducendo subdole motivazioni quali obiettivo del progetto era far sì che almeno non piovesse più nell’edificio, si fa presente che gli specifici sopralluoghi condotti personalmente con collaboratori di fiducia, in data 29 marzo 2001 alle ore 17.20 (stava piovendo da circa 3 ore), 7 aprile 2001 alle ore 15.00 (era piovuto nella mattinata) e 19 aprile 2001 alle ore 18.00 (era in corso un acquazzone), volutamente effettuati durante il manifestarsi di precipitazioni piovose ed acquazzoni che potessero permettere di osservare direttamente eventuali perdite e/o mancanze di tenuta delle coperture e relativi sistemi accessori di pertinenza, hanno fatto rilevare diverse perdite (v. ad esempio il Fotocolor 28, precedentemente riportato), numerose infiltrazioni (ad esempio negli abbaini e camini rifatti), abbondanti ‘incursioni piovane’ dai camini non coperti e/o adeguatamente protetti (v. ad esempio il Fotocolor 29 sottoriportato), e soprattutto in corrispondenza di lavori assolutamente non eseguiti (come per la terrazza interna e l’atrium sottostante), o relativamente alla raccolta - incanalamento - smaltimento delle acque piovane. Se si convogliano gli scarichi concentrandoli alla base dell’edificio e permettendone liberamente l’incontrollato sfogo, come si può pretendere di preservare l’intera struttura dalle infiltrazioni e dall’umidità?

Che possa piovere all’interno dell’edificio e che ci siano ancora infiltrazioni è un dato di fatto accertato, ma ben più grave risulta il credere di aver sistemato e risolto tale questione e conseguentemente, anche a fronte dei relativi collaudi e certificazioni (?), ritenere di ‘poter stare tranquilli’ in proposito.

Fotocolor 29 - Particolare, dal sottotetto del corpo principale dell’edificio, del dettaglio di un camino rifatto e della sua precaria ed irrisolta copertura, che emblematicamente prefigura gli inevitabili conseguenti sviluppi (foto aprile 2001).
N.B. - Si noti la diretta visione del cielo, anche se l’immagine non rende efficacemente la realtà!

SOMMARIO