PARTE PRIMA

1- Un’architettura antonelliana a Novara: “Casa Bossi”

1.1 - CASA BOSSI NELLE ‘CITAZIONI’
            DELLA LETTERATURA SPECIFICA ANTONELLIANA

Vengono di seguito riportate tutte le diverse “citazioni” espressamente riferite all’antonelliana “Casa Bossi” di Novara, presenti nella vastissima letteratura specifica dedicata all’architetto Alessandro Antonelli ed alla sua opera.
In ordine cronologico, dal 1888 al 2001, sono riportati 24 contributi che, a diverso titolo, rappresentano un’importante sequenza di letture ed interpretazioni di questa architettura, in un contesto storico più che centenario.
Ogni saggio fornisce preziosi elementi di conoscenza che non possono non essere scrupolosamente considerati: sono infatti obiettivamente rilevabili contributi storici, interpretativi e documentari che, uniti al grande spessore scientifico e culturale di molti degli autori presenti, arricchiscono indiscutibilmente l’approccio complessivo al monumento ed alle problematiche ad esso connesse, affrontate in questo studio.
Come già ricordato nell’introduzione, non viene qui espressamente riproposto il contributo monografico già citato, al quale però, evidentemente, si rimanda.

 

Crescentino Caselli,
Necrologio per Alessandro Antonelli,
in: “L’ingegneria Civile e le Arti Industriali”, Torino, ottobre 1888, pp.160-163.

p.161: “Fabbriche eseguite in Novara. - Casa per i signori De-Santis, prospiciente la passeggiata dei Baluardi: anno 1860.”

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Arialdo Daverio,
La cupola di S. Gaudenzio.
L’opera del massimo architetto italiano del secolo XIX - Alessandro Antonelli,
Novara, Centro di Studi Antonelliani, Tip. Cattaneo, 1940.

Il volume comprende, a p.323, la riproduzione di un’immagine b/n della facciata principale.

p.163: “1860: CASA De-Sanctis, ora Bossi, in via Pier Lombardo 4. E’ questa la più bella casa di Antonelli, con la fronte sui bastioni verso le Alpi, l’interno colonnato che porta buona parte dell’edificio, il cortile aperto verso la Cupola. La pianta è sviluppata in ordine geometrico ed è indipendente dal tracciato stradale.”

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Vittorio Gregotti e Aldo Rossi,
L’influenza del romanticismo europeo nell’architettura di Alessandro Antonelli,
in: “Casabella-continuità”, Milano, n°214, febbraio-marzo 1957, pp.62-81.

Il saggio comprende, a p.80, la riproduzione di un’immagine b/n della facciata principale.

p.64-65: “Un discorso a parte meritano il palazzo dei Conti Callori a Torino e la casa Bossi a Novara, per la diversità del tema.
Nel palazzo dei conti Callori costruito in via dei Mille a Torino troviamo lo schema costruttivo che caratterizzerà la ‘casa delle colonne’ ma siamo lontani dall’unità stilistica di quella, poiché in questa costruzione i caratteri della casa d’affitto e del palazzo padronale si incrociano e, per così dire si intralciano. Una osservazione di questo tipo si può fare intorno alla casa Bossi a Novara. Dal compromesso tra i due tipi edilizi nasce una facciata in cui alcuni elementi come il pronao a colonne su quattro piani o il ritmo delle finestre sono amplificati al di là della misura loro propria. Questo compromesso si può indicare in tutta la concezione dell’edificio; mentre androne e cortile appartengono per importanza e concezione al linguaggio del palazzo, l’impianto delle scale e la sovrapposizione dei piani tra loro equivalenti indicano già chiaramente la presenza della casa d’affitto. Quest’opera è tuttavia, ed ancora per certi aspetti urbani, una delle esperienze più geniali dell’Antonelli: concepita su una maglia di pilastri che sostengono i piani superiori e che stabiliscono effetti di prospettiva ortogonale, essa presenta un esempio tra i più caratteristici dell’abilità costruttiva dell’Antonelli; il piano terreno libero ed aperto, la casa appoggiata su ‘fulcri’, le sottilissime volte delle scale.” 

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Renzo Marchelli,
Aspetti meno noti dell’Antonelli,
in: “Palladio”, rivista di storia dell’architettura, fascicolo I, nuova serie, anno VIII, 1958, gennaio-marzo, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, pp.39-46.

Il saggio comprende, a p.45, la riproduzione di un’immagine b/n della facciata principale.

p.43: “Anche il palazzo in via Pier Lombardo a Novara, del 1860 (fig.10), si inserisce in questa linea di sviluppo linguistico. Costruito su pilastri, orientato in modo autonomo rispetto alla linea della strada, libero dall’obbligato allineamento dei prospetti, presenta nella luce più favorevole gli splendidi risultati poetici conseguiti dall’architetto con grande ricchezza d’invenzione fantastica e animata tensione espressiva.”

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Roberto Gabetti,
Problematica antonelliana,
in: “Atti e Rassegna Tecnica della Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino”, Torino, nuova serie, Anno XVI, n°6 giugno 1962, pp.159-194.

p.177: “Restano suoi capolavori: (…) la casa De Sanctis Bossi sui bastioni di Novara (1860), che ha evidenti rapporti con la Villa Caccia di Romagnano Sesia.”

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Arialdo Daverio,
Classicismo e romanticismo nell’architettura di Alessandro Antonelli,
Estratto da: “L’Omar”, n°18, a cura della sezione di Novara di “Italia Nostra”, Novara, Tip. Fratelli Paltrinieri, maggio 1973 .

Il volume riporta l’identico testo già pubblicato (cfr. Daverio 1940).

Vedi: Arialdo Daverio 1940, p.163.

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Mario Federico Roggero,
Attualità dell’insegnamento di Antonelli,
in: “Edilizia”, Torino, 1961, n°1, prima parte: la formazione, pp.2-3; n°2, seconda parte: la Mole e San Gaudenzio, pp.2-3.

p.3: “Come aveva visto fare a Milano, nel palazzo Serbelloni-Busca, di cui riprenderà - ad esempio - il tema del timpano, utilitariamente traforato, nella casa Bossi a Novara o nell’asilo infantile di Bellinzago.”

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Guido Pezzana,
Alessandro Antonelli architetto novarese,
in: “Novara”, notiziario economico bimestrale della Camera di commercio industria artigianato e agricoltura di Novara, prima parte n°11-12, 1972, pp.71-80; seconda parte n°1, 1973, pp.8-20; parte terza n°3, 1973, pp.56-67.

L’articolo comprende, a p.15, la riproduzione di un’immagine b/n della facciata principale.

p.17: “A Torino casa Callori, vicina strutturalmente alle ricerche per la “casa delle colonne” non ne conserva poi la coerenza appesantita com’è dalla necessità di darle un tono di casa padronale. Identico il discorso, con qualche nota più positiva, per casa Bossi a Novara e per la villa Caccia di Romagnano Sesia. Entrambe rivelano la commistione tra elementi di casa d’affitto e villa padronale (più quella di Novara che quella di Romagnano): pronao e cortile ampio e maestoso per gli uni successione identica dei piani e impianto esterno per gli altri. Notevole per contro l’inserimento e la posizione delle due ville entrambe concepite per spaziare su vasti orizzonti e nelle giornate più luminose respirare quasi la frizzante aria alpina.”

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Franco Rosso,
la Mole Antonelliana, un secolo di storia del monumento di Torino,
Guida Illustrata, Museo Civico di Torino, 1976.

p.35: “Negli anni ’50 il sistema si dispiega in termini sempre più eterodossi ed autonomi, specificamente antonelliani. Nell’edilizia da pigione: casa Ropolo (1852, distrutta); casa Ponzio-Vaglia, Aghemo, Ferroggio (la “casa delle colonne”, 1853), la più chiara formulazione dei principi di assoluta scheletricità, flessibilità, corrispondenza fra interno ed esterno, che influenzerà potentemente l’edilizia non soltanto torinese; la casa Bossi di Novara (circa 1860).”

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Corrado Gavinelli, a cura di, in collaborazione con Giorgio Bandi e Edgardo Caimo,
Novara e Antonelli - Lo sviluppo urbanistico e architettonico di Novara nell’Ottocento e l’opera di Alessandro Antonelli,
Mostra iconografica / Novara - Palazzo Broletto , gennaio 1976, Quaderni di Psicon 1, Centro studi architettura, Rotografica Fiorentina, Firenze 1976.

Il volume riproduce, alle schede B66, B67 e B68 di p.51-52, tre disegni in copia eliografica b/n relativi a tre piante: piano terreno, primo e secondo, eseguiti nel 1974 da Giorgio Bandi ed Edgardo Caimo partendo da un rilievo prestato da Arialdo Daverio. (In proposito Cfr. ivi capitolo sui rilievi).

pp.51-52: “E’ il progetto antonelliano di edilizia privata novarese meglio eseguito e più interessante dell’architetto. Il caseggiato (eseguito nel 1860, di cui non sono stati ritrovati i disegni originali) è concepito, nella sua complessa maestosità e nella grandiosità dei vani, come una villa urbana (si consideri pertanto il riferimento con la Villa Caccia a Romagnano). Impostata su un vecchio edificio barocco di cui restano le forme più evidenti sul lato sinistro, la costruzione si caratterizza da un lato per la sua individualità edilizia e dall’altro per il proprio carattere urbanistico. Il pronao della facciata infatti istituisce un doppio confronto con la campagna oltre le mura (oggi occupata dallo sviluppo urbano) e con la cupola di San Gaudenzio nella città, collocandosi diagonalmente rispetto all’andamento del terreno sui baluardi; tale disposizione non solo utilizza una porzione di giardino antistante, ma si oppone al consueto allineamento con l’andamento poligonale del perimetro cittadino, per imporsi ad un rapporto con l’interno dell’abitato. La distribuzione tipologica dell’edificio, invece, rinuncia alla sua apparente simmetria esteriore e frontale, per comporsi in una spazialità di volumi poliedrici, pieni e vuoti, continuamente scanditi da sistemi diversi: scale, pareti e stanze, particolari architettonici minuti (i balconcini interni) e monumentali (le colonne). Soprattutto la struttura aperta dei colonnati nel trapasso dal cortile all’atrio fino all’uscita, definisce con più rigore quel rapporto già osservato tra edificio e ambiente urbano.”

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AA.VV., coordinatore Mario Crenna,
La cupola di San Gaudenzio - Una struttura verso l’alto,
Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1983.

Il volume riporta l’identico testo già pubblicato (cfr. Daverio 1940) integrandolo con la riproduzio-ne, alle pp.48-49, di due immagini b/n della facciata principale.

p.48: vedi Arialdo Daverio 1940, p.163.

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Ivana Zingariello,
Antonelli ultimo mago del mattone,
in: “Scienza & Vita nuova”, anno VII, n°7, luglio 1985, pp.112-113 e 117-119

p.118: “(…) e a Novara (Casa Bossi per esempio). Opere quest’ultime di fondamentale importanza per la formazione professionale dell’architetto perché - come spiega il professor Rosso - è proprio attraverso la revisione delle tecniche tradizionali delle case di abitazione che Antonelli mise a punto gli elementi del suo sistema, portati poi alle estreme conseguenze nella Mole.”

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Luciano Gallarini, a cura di,
La Cupola in clinica,
in: “Novaramese”, n°1, gennaio 1988, pp.35-39.

p.36: “Mi è capitato di vedere un testo scolastico tedesco per allievi edili in cui erano riprodotti gli archi ribassati antonelliani: nel caso specifico riferiti a Casa Bossi.”

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Franco Rosso,
la Mole Antonelliana - un secolo di storia del monumento di Torino,
Guida Illustrata, Città di Torino Musei Civici - 1976, seconda edizione riveduta e ampliata a cura di Rosanna Maggio Serra e Maria Perosino, Torino 1988.

Il volume riporta l’identico testo già precedentemente pubblicato nella I edizione (cfr. Rosso 1976).

p.34: vedi Franco Rosso 1976, p.35.

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Giovanni Quaglino,
Alessandro Antonelli e il suo tempo, pp.72-75;
in: “Illustrato”, supplemento al Corriere di Novara, n°40, del 26/5/1988.

L’articolo comprende, a p.75, la riproduzione di un’immagine b/n del cortile interno mentre, a p.84, un fotocolor della facciata principale.

p.74: “Accanto alla progettazione di una notevole serie di case d’abitazione a Torino e a Novara e in centri minori (tra le quali ricordiamo a Novara quella di c.so Cavour 17, casa Stoppani presso la Prefettura, Palazzo Avogadro, l’attuale Casa Bossi; (…)”

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AA.VV., a cura di Daniela Biancolini,
Il secolo di Antonelli, Novara 1798 - 1888,
Comune di Novara, catalogo della mostra,
Novara, Istituto Geografico De Agostini 1988.

Il testo, stralciato dal saggio di Luciano Re intitolato “Le Case di Antonelli a Novara” presente nel volume citato, comprende quattro immagini b/n p.174 (partricolare del timpano, della scala secondaria, della facciata e prospetti interni) ed un fotocolor p.238-239 (scorcio con la Cupola).

p.175: “Nel catalogo della mostra Museo Novarese si è recentemente proposto il problema della conservazione, attraverso un integrato intervento di riqualificazione funzionale, della Casa Desanti, poi Bossi, che costituisce, sotto l’aspetto tipologico, tecnico, formale, una tra le più rilevanti e singolari realizzazioni di Alessandro Antonelli, e la massima testimonianza in Novara della sua opera nel campo dell’edilizia privata.”

 p.189: “Di Casa Desanti, poi Bossi, la più imponente, complessa e compiuta delle architetture residenziali antonelliane in Novara, recentemente oggetto di analisi nell’ambito delle possibili sedi museali presentate nel catalogo della mostra Museo Novarese, pare qui opportuno limitarsi a richiamare alcune caratteristiche specifiche, rispetto agli edifici di cui ci si è finora occupati.
Innanzitutto, si tratta di un’opera più tarda di quasi una ventina d’anni, e di un edificio dove Antonelli conservò pochissime parti delle strutture edilizie preesistenti. Di là dalla proposta innovatrice nel costruito urbano dell’integrazione tipologica tra palazzo e villa, e dal ruolo morfogenetico dell’edificio nel paesaggio della città (di cui esalta un rapporto visuale diretto con l’allora campagna, al di sopra e al di là del tracciato dei bastioni)il suo confronto con le altre case antonelliane dimostra la ricorrenza dei temi compositivi e delle scelte spaziali, distributive, tecniche, formali, nella progressività delle ragioni della costruzione (la generalizzazione della struttura a fulcri, l’uso di volte a vela con l’apparecchio concentrico ai fulcri, le iterazioni dell’ordine dorico). Rispetto alle case torinesi intercorse, quali la ‘Casa delle Colonne’ e la Casa Antonelli di via Vanchiglia, Casa Bossi - nella sua singolarità distributiva e spaziale - pare rappresentare un episodio in certo qual senso ‘di ritorno’, rispetto alla ricerca delle nuove tipologie urbane di case d’affitto, a grande scala, flessibili e ripetitive. In realtà, anche di là del suo valore di opera d’arte, testimonia come anche a fronte di una condizione più tradizionale di committenza, di funzioni, di sito, Antonelli tragga occasione di dimostrare l’universalità e la flessibilità del suo sistema architettonico, proteso sì a sviluppare la città nuova, ma capace anche di rinnovare un tema apparentemente predeterminato quale quello del palazzo signorile con giardino, attraverso l’invenzione tipologica e l’intensità degli spazi anziché con lo sfarzo o l’eccentricità della decorazione.
Frattanto, iniziata già negli anni delle prime case private, la Cupola era, durante la costruzione di Casa Bossi, appena a metà della sua lunga storia, laboratorio aperto di inusitate, audaci sperimentazioni.
(…) Non il tempo, ma eventi e manomissioni, tutti prevedibili ed evitabili, hanno arrecato danni gravissimi a questo cospicuo patrimonio della cultura urbana novarese: (…) Casa Bossi - per le complesse ragioni esposte nel saggio citato - è in stato d’abbandono, se non proprio di sfacelo.
Solo la consapevolezza di tutti e la cura e la specificità degli interventi di conservazione, non proponibili oggi tanto come illusorio auspicio di restauri totalizzanti - eccettuata Casa Bossi, che necessiterebbe invece di un intervento integrale e urgente -, quanto piuttosto come adeguamento di ogni futuro intervento di manutenzione o sistemazione ad un progetto di progressivo recupero dei caratteri originari (essendo tuttora pienamente valida la funzionalità delle tipologie degli interni antonelliani), possono impedire un’ulteriore dispersione di queste testimonianze, necessarie in quanto ‘l’architettura - come scrisse Promis - ha d’uopo di raziocinio e di studio, cioè di giudizio e di memoria’.”

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AA.VV.,
Il secolo di Antonelli, Novara 1798 - 1988,
Comune di Novara/Assessorato per la Cultura Musei e Giovani, Museo giornale, Novara, Broletto Sala Arengaria, 7 maggio - 30 ottobre 1988, tip. Cugini Pagani, Magenta 1988.

Il testo, stralciato dal saggio di Luciano Re intitolato “Le Case di Antonelli a Novara”, presente nel Museo giornale, comprende a p.2, la riproduzione di un’immagine b/n della facciata principale.

p.2: “Casa Desanti, poi Bossi, costituisce la più imponente, complessa e compiuta delle architetture residenziali antonelliane in Novara. Si tratta di un’opera più tarda di quasi una ventina d’anni rispetto alle altre case, dove Antonelli conservò pochissime parti delle strutture edilizie preesistenti. Di là dalla proposta innovatrice dell’integrazione dei caratteri del palazzo con quelli della villa, e dal ruolo morfogenetico assunto dall’edificio nel paesaggio della città (di cui esalta un rapporto visuale diretto con l’allora campagna, al di sopra e al di là del tracciato dei bastioni), la accomuna alle precedenti esperienze la ricorrenza dei temi compositivi e delle scelte spaziali, distributive, tecniche, formali, nella progressività delle ragioni della costruzione (la generalizzazione della struttura a fulcri, l’uso di volte a vela con apparecchio concentrico ai fulcri, le iterazioni dell’ordine dorico), capaci anche di rinnovare il tema apparentemente predeterminato del palazzo signorile con giardino, attraverso l’invenzione tipologica e l’intensità degli spazi anziché con lo sfarzo o l’eccentricità della decorazione.”

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AA.VV.,
Alessandro Antonelli nel suo territorio,
1888 Centenario della morte dell’architetto Alessandro Antonelli 1988,
Pubblicazione in occasione della mostra fotografica e dell’itinerario antonelliano,
Arti Grafiche 4 & Uno, Cressa, ottobre 1988.

Le due citazioni sottoriportate risultano stralciate dai saggi di: Luciano Re, I “lavori e progetti” diversi di Alessandro Antonelli nell’area novarese, e di Corrado Gavinelli, Urbanistica Anto-nelliana, presenti nel volume citato rispettivamente alle pp.11-19 e pp.20-31.

p.17: “(…), o valenza aperta allo sviluppo sistematico della tipologia edilizia (casa Rizzotti, casa Giovanetti e casa Bossi a Novara), (…)”

p.30: “(..) una particolare illustrazione di tale fenomeno è riscontrabile nella pressocché equidisponibile collocazione percettiva della cupola gaudenziana a Novara, la cui proiezione profilata sullo skyline urbano è riferibile al rapporto dimensionale con il campanile dell’Alfieri vicino, alla copertura ideale della Casa Bossi e del Duomo, ed al possibile posizionamento sui tetti dell’intero tessuto urbano allorché la si scorge all’interno dei cortili nelle vie cittadine oppure dalla stessa campagna circostante.”

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Franco Rosso,
Alessandro Antonelli 1798 - 1888,
Milano, Electa, 1989.

Il testo comprende anche una “scheda” di sintesi dell’opera (p.200), 5 fotografie b/n dell’edificio (p.94 androne, pp.200-201 scala secondaria, androne, cortile, fronte sul Baluardo) e due riproduzioni dei Rilievi Bordino (Pianta del sotterraneo e del piano terra) a p.200.

pp.98-99: “…il progetto della casa Desanti (poi Bossi), anch’essa a Novara, s’è incarnato in un edificio che sia pur malandato è giunto fino a noi. Consentendoci, superato lo iato incolmabile che esiste fra l’architettura disegnata e quella realizzata, di toccare con mano complessità, ricchezza, duttilità del linguaggio antonelliano sullo scorcio degli anni cinquanta. La casa Desanti, progettata e realizzata (la data è incerta) grosso modo tra il 1858 e il principio del successivo decennio, si pone, tra le opere mature dell’Antonelli, come una delle più intensamente poetiche. E’ un edifico signorile, puramente residenziale, in cui viene messa a profitto con consumata abilità l’ubicazione oltremodo felice, al margine della città, in posizione dominante, dal ciglio del baluardo occidentale, sulla piana sterminata. Un edificio che si pone a metà strada tra la villa unifamiliare e la casa d’affitto urbana. Lo si vede già da come si dispone rispetto al passeggio dei baluardi, trionfando sulle servitù a cui ogni casa urbana è costretta a soggiacere. Non s’allinea con quel viale; altrimenti sarebbe diventata una casa come tutte le altre, a diretto contatto con la via, e di forma intimamente irregolare, perché il viale ed il vicolo (di Sant’Agata a quel tempo, e non ancora prolungato fin sul baluardo) s’incontrano ad angolo acuto. La fronte principale subisce quindi una lieve rotazione, che la rende pressappoco normale al vicolo. Con conseguenze facili ad immaginare: le maniche (ed il reticolo che le governa) diventano perfettamente ortogonali, inserendosi senza troppo sconcerto fra le preesistenti costruzioni; e fra casa e viale ecco comparire una zona di respiro, un tranquillo giardino triangolare ad uso dell’alloggio del pianterreno. La natura particolare dell’edificio è denunciata, ancora, da suo protendersi alla conquista del paesaggio, accogliendo all’esterno, oltre ai tre piani fuori terra, un piano attico e la grandiosa loggia a colonne libere che l’imparenta, più che con qualunque altra casa d’abitazione antonelliana, con la villa Caccia. E poi, da un impianto che non risente della smania di trar profitto da ogni palmo di spazio disponibile; e da quel richiudersi, un po’ sdegnoso, su se stessa, rifiutandosi al commercio e al movimento.
Ma soprattutto, ed è il suo connotato più nuovo ed esaltante, la casa Desanti traduce nel suo interno la passione antonelliana di questi anni per gli spazi porticati, per i peristili a colonne libere. L’ossessione, voglio dire, d’una architettura non più di pieni contrapposti ai vuoti, ma di vuoti grandiosi, spazialmente e luministicamente suggestivi, ricavati nelle viscere dei pieni. Basta internarvisi, da vicolo di Sant’Agata, attraverso il dimesso androncino preesistente: ci si trova nel ventre d’una manica profondissima (28 metri) e grandiosa, in una selva di colonne, d’interasse variabile per adattarsi alle preesistenze, che Antonelli con mirabile maestria compositiva converte in una successione di spazi centralizzati. Dapprima un ambiente tetrastilo in penombra, blandamente rischiarato da un cavedio sulla destra; poi un restringimento asimmetrico, a cui fa capo sulla sinistra, aprendovisi interamente, l’invaso della scala maestra; infine il portico in piena luce che ne orla la corte, alla quale s’accede di lato, sfiorando il rango longitudinale di fulcri. Sequenza serrata e continua di spazi dal fascino ineguagliabile, volta a volta dilatati o compressi, in cui la complessità prevale sull’uniformità e l’inafferrabilità sulla intelligibilità immediata. Spazi che dan luogo a prospettive plurime, che si rinnovano senza tregua, in cui la colonna libera domina incontrastata, modulando, con una infinità di delicati passaggi tonali, luci ed ombre. All’arricchimento spaziale fa complemento l’arricchimento decorativo. Non c’è più traccia di rigorismo, d’impersonalità. Qui tutto è fluido, vivo, modellato con libertà e spiritosa trasgressione. Come nelle mensole, ad esempio, dei balconi esterni, pensate come proiezioni nello spazio dei triglifi, su cui risvolta la cornice a dentelli; o nelle parastine lunghissime che affiancano le finestre al pianterreno. Oppure ancora nelle paraste che sul limitare dell’androne carraio si convertono in colonne, per adeguarsi al discorso puramente colonnare dell’interno.”

p.200: “Di questo splendido edificio, non ci è giunto alcun disegno originale. E i dati a nostra disposizione non potrebbero essere più poveri. Sappiamo che il Desanti acquista il terreno, in parte fabbricato, il 9 luglio 1857; e che nel 1864 l’immobile è già edificato. La casa Desanti, perfettamente integra fino a vent’anni fa, langue da tempo in uno stato di vergognoso abbandono.”

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Luciano Re,
La riplasmazione antonelliana di Palazzo Avogadro,
in: “Novara - notiziario economico”, Bimestrale della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Novara, n°1, 1990, pp.37-102.

pp.37-38: “In questo senso, Palazzo Avogadro entra come un tassello necessario nella casistica presentata dal patrimonio architettonico antonelliano di Novara, tutto così inequivocabilmente unitario nei suoi principi metodologici, risolutivi di realtà tutte diverse: dal Duomo totalmente ricostruito, alla Cupola che afferma la sua immagine dominante sulle insigni presenze delle opere del Tibaldi e dell’Alfieri, alla Casa Bossi (in sostanza tutta realizzata ex-novo appoggiandosi su un modesto spigolo di fabbricato preesistente), alla Casa Giovanetti, che risulta nella sua incompiutezza quasi una stratigrafia del procedere della riplasmazione, alla Casa Rizzotti (dove l’intervento antonelliano si è congelato al momento stesso del suo avvio), alla scomparsa Casa Stoppani, dove solo il confronto con i disegni di progetto poteva rivelare entro la compiuta forma classica la rimodellazione degli spazi e delle masse murarie dell’antico Collegio degli Oblati, finalizzata all’obbiettivo tipologico della nuova residenza borghese d’affitto.”

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Marino Ferrari,
Alessandro Antonelli,
in: “Frames”, n°37, aprile-maggio 1992, pp.26-31.

L’articolo comprende, alle pp.26,27 e 30, le riproduzione rispettivamente di: “Ipotesi di ripristino cromatico della facciata principale secondo la decorazione ottocentesca (F.Bordino)”, un’immagine storica b/n della facciata principale ed un’immagine b/n dell’androne.

p.29: “(…) Il laterizio, materiale povero, acquista nobiltà. Lo ritroviamo nel progetto del teatro di Novara e nella casa Desanti-Bossi. Il laterizio permette all’Antonelli di realizzare con poesia i vuoti ed i pieni, le ombre e le penombre in un equilibrio inusitato, facendo loro corrispondere affascinanti spazi di vita coronati da ampie decorazioni. Un edificio nobile, questo, che contribuisce a chiarire e a sottolineare il “continuo architettonico” dell’Antonelli, assunto nella componente metodologica formata dal rapporto tra l’idea dello spazio aulico e la formazione della tipologia strutturale. Casa Desanti-Bossi può essere tranquillamente affiancata all’asilo infantile De Medici di Bellinzago. Ciò che in essi può apparire ridondante è invece essenziale: la qualità tipologica e costruttiva sono l’espressione della qualità funzionale. Entrambi costituiscono l’opportunità per stimolare e realizzare poi la “relazione sociale”: gli schemi geometrici costanti sono le matrici della imposta delle colonne e dei muri che delimitano e formano lo spazio unitamente agli archi ed alle volte. Le tecniche costruttive sono di volta in volta la espressione della tradizione costruttiva locale assunta a sistema aulico: l’intuizione della tradizione viene trasformata con la tenacia e la ricerca in disciplina. Anche la composizione dell’involucro di facciata non è aprioristicamente formale: è invece la logica conseguenza e deduzione della reale portata distributiva dell’intero edificio; anche le decorazioni, come gli zoccoli, le paraste, i riquadri bugnati etc. danno completezza allo scheletro della fabbrica. Addirittura nella Casa Desanti Bossi i quattro rosoni posti sui quattro assi mediani della volta a padiglione hanno sottostanti riportati volti opportunamente ombreggiati in relazione alla luce delle aperture. Fra interno ed esterno c’è relazione. La stessa relazione che ha caratterizzato i percorsi nei quali l’Antonelli ha affrontato tutti i suoi progetti, anche modesti. La relazione tra gli edifici ed il contesto urbano interessato è sempre stata segnalata dalla volontà di creare una parte integrante e non un corpo estraneo, un elemento organico e palpitante in grado di segnare un passaggio armonioso tra il passato ed il futuro, a costo di scontrarsi con le remore politiche di una socilatà alla quale l’innovazione architettonica sembrava essere inibita dalla stessa idea di grandiosità. E’ la contraddizione di questo secolo, il contrasto formale tra la staticità delle forme e la dinamicità della ricerca assidua dei suoi stessi principi.”

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Valeria Balossini,
Lungo le tracce lasciate dall’Antonelli,
in: “Sestante”- Itinerari nel Novarese e nel VCO, a cura di Attilio Barlassina,
pp.94-99, traduzione inglese a fronte, Tipografia artigiana, Novara, dicembre 1998.

(volume monografico con la riproposizione, in veste più curata, di alcuni itinerari che “Sestante”, la rivista di Promoturismo, srl costituita dalle Camere di commercio di Novara e del VCO, ha suggerito nelle sue varie edizioni).

p.96: “Sempre a Novara, ma per i privati, Antonelli si prodigò nella costruzione di Casa Avogadro (attuale Camera di commercio, in via Avogadro) e Casa Desanti più nota ai novaresi come Casa Bossi (la cui bella facciata a “Quinta teatrale” si affaccia sul baluardo Quintino Sella), sul cui degrado da molti anni si discute.”

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Corrado Gavinelli,
Il novarese palazzo Avogadro,
Interventi storici e lavori antonelliani in ulteriori osservazioni critiche,
in: Cento anni al servizio delle Imprese (1899-1999), Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Novara, Novara (s.d., 2000?).

p.5: “(…); ma ugualmente non ha trascurato di immedesimarsi in un prodotto di risultato imponente e di consistente portata architettonico-costruttiva (determinata dalle stesse dimensioni vaste ed estese dell’edificio preesistente), denotato da una caratterizzazione del tutto unica e singolare, paragonabile esclusivamente, tra le esecuzioni residenziali novaresi, alla successiva e non topograficamente lontana Casa De Sanctis-Bossi, ed agendo comunque con modalità realizzative di netta distinzione fisica da altri e più ridotti palazzi coevi che egli ha edificato all’interno del tessuto cittadino di Novara.”

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Gabriella Colletti,
Il sentimento sublime nell’architettura di Alessandro Antonelli,
in: al Tacuìn di Nuares 2001,
La mia Novara, Fotocomposizione e stampa Nuova Tipografia S.Gaudenzio s.p.a, Novara 2000.

p.VII: “Il modulo quadrato è una costante nell’orientamento della pianta dei palazzi antonelliani, del tutto indipendenti dal tracciato stradale, come possiamo rilevare nella Casa Bossi a Novara.”

p.1: “1860: casa De Sanctis, poi Bossi, in via Pier Lombardo n.4. E’ questa la casa più bella edificata da Antonelli, con la fronte dei bastioni verso le Alpi, l’interno colonnato e il cortile aperto verso la cupola di San Gaudenzio. Casa Bossi è esempio di ordine compositivo e razionalità. Viene qui definito il “Principio moderno dell’orientamento dell’edificio”, di derivazione leonardesca. Ciò che conta è la pianta d’ordine geometrico dell’edificio e non il tracciato stradale. Pertanto Antonelli non allinea la casa sulla strada; essa è indipendente dal tracciato stradale.”

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