Tribuna Novarese

 

Casa Bossi: la confusione regna sovrana

 

Era arrivato al Comune in quanto l’Istituto Dominioni, cui era stato lasciato in eredità da Carlo Bossi nel 1951, non era più in condizione di manutenerlo. La Casa si degradava sotto gli occhi meravigliati di tutti i cittadini e il Comune, invece di mostrarsi proprietario premuroso ed operativo, tentò invece subito di farne ciò che lo spirito del testamento sostanzialmente contrastava: venderlo. Il dibattito consigliare e la presa di posizione del Ministero competente bloccarono l’operazione. Per dieci anni Casa Bossi continuò il suo costante sfaldamento esteriore ed interno, col tetto che cadeva e l’interno che veniva martoriato da furti mirati.

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Sembra impossibile, ma il Comune proprietario, per muovere una mano misericordiosa verso quella rovina, dovette vederselo imporre da stanziamenti regionali, nel 1997 e nel 1999, per un miliardo e settecento milioni, vincolati al rifacimento delle coperture, al recupero delle facciate e al consolidamento strutturale. A risanamento del tetto, avvenuto nell’aprile 2000, si sono però dovuto muovere subito Astrea e Italia nostra, valutando quell’intervento “come di natura spensierata a menomazione d’un edificio d’autore“, chiedendo che gli sfregi operati vengano corretti. L’Assessore al patrimonio riconosce la poca avvedutezza di alcune operazioni e si decide, sembra, a ricercare una collaborazione esterna da parte dell’arch. Bordino, cui il Comune aveva già dovuto rifondere settantotto milioni per la “copiatura“, fatta dagli uffici, di una sua diligente relazione sulla Casa.

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L’ultimo “Illustrato del Corriere di Novara” ha presentato due interviste agli Assessori Martinoli e Tuniz. Il primo dichiara che entro fine anno si dovrebbe arrivare al progetto definitivo per le facciate.
Tuniz invece parte con una ben dura premessa: “Il Comune di Novara non può economicamente permettersi di spendere 15miliardi a fondo perduto, anche se per una nobile causa come questa. Per tale ragione abbiamo deciso di rivolgerci ai privati. Faremo un pubblico bando, pronto fra qualche settimana, e daremo in uso l’edificio per 50-100 anni a chi affronti l’onere economico della ristrutturazione“.

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A parte la curiosità di vedere come saranno rispettati i tempi di cui si sono fatti carico gli Assessori, oso aver molti dubbi sull’esito di quel bando. Era una tesi già viva dieci anni fa, che oggi risalta fuori con una concessione per 50-100 anni, ciò di ben incerta fragilità propositiva. D’altronde questa amministrazione è in riflessione da oltre tre anni. Nel 1998 l’Assessore ai lavori pubblici, avv. Cardinali, scriveva in sede di bilancio preventivo: “Sia il Broletto che Casa Bossi saranno argomento di seminari propositivi diretti a reperire la soluzione dei problemi, che riguardano i due edifici“. E il discorso restò lì.
Il nuovo Assessore competente, Martinoli, nel 1999, presenta il problema così, oltretutto con prosa non molto chiara: “Sul fronte Casa Bossi si valuteranno con il Consiglio Comunale (fine quindi delle argomentazioni seminariali!) le opportunità di bandire project-financing che prevedano la messa a disposizione del cespite per il periodo necessario all’ammortamento del necessario intervento, cercando nel “privato” la condizione per un più immediato recupero alla vita cittadina dell’opera antonelliana“.
Non servirebbe un correttore delle bozze?!
Nel 2000, siamo al terzo passaggio di competenze in tre anni, e la stringata relazione è dell’Assessore Tuniz: “Per Casa BosSi e per l’ex Fornaci Bottacchi, (altra accoppiata, rispetto a quella col Broletto di iniziative in lunga sofferenza d’attesa) saranno avviate le procedure per un appalto concorso che permetta di individuare e dare adeguata fruizione e sistemazione a queste importanti strutture“. La ricerca è veramente stressante e leggeremo presto la realtà del 2001.

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Un’ultima precisazione per˜. Ma lo sanno gli Assessori citati che il loro collega, Avv. Agnesina, è impegnato a portare avanti, in sede di Prusst, un intervento su Casa Bossi per 5,5 miliardi (non pi 15?) da parte di una Fondazione Bossi da costituire entro il prossimo dicembre? Tale Fondazione, sostenuta dal Kiwanis Club di Novara, si ripromette di raccogliere il finanziamento tramite l’emissione di 11000 quote da £ 500.000 l’una. I tempi operativi dovrebbero essere i seguenti: per il dicembre 2001 progetto e concessione; per il dicembre 2003 fine dei lavori ed inaugurazione del Centro culturale di livello europeo, che la Fondazione gestirebbe anche a proprio carico.

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A questo punto quale sarà il percorso giusto e la finalità qualificata?
O saremo arrivati a un incrocio blocca traffico?

 

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