Documento rielaborato in formato html (web). I testi sono identici a quanto pubblicato. Per la visione dell'originale è possibile rivolgersi ad ASTREA oppure allo stesso Corriere di Novara. Ringraziamo il direttore dott. Luciano Lombardi per averci autorizzato a riportare nel nostro sito i brani contenuti nella pubblicazione.


 
 
  ATTUALITA' Di  Lalla  Negri  e  Gianni  Trovati    

 


Intervista all'architetto Bordino Di  Gianni  Trovati  

Lui, l’architetto Franco Bordino, ha giurato fedeltà a casa Bossi dal lontano 1978, ai tempi in cui era ancora studente in Architettura. L’incuria, che già allora caratterizzava il monumento e che di anno in anno é progressivamente aumentata, é stata seguita da Bordino con un puntiglio quasi maniacale. << Ho fatto più foto a casa Bossi che non alle mie figlie >>, ha scherzato Bordino guardando fuori dalla finestra del suo studio di via Rivolta, dal quale si gode di una bellissima vista sulla cupola, quasi ci fosse un monito diretto dell’Antonelli a non smettere di vegliare sulla sua opera.
<< Già all’epoca - ha ricordato Bordino - si registrava uno stato di abbandono disarmante: polvere e ragnatele la facevano da padroni e addirittura il civico istituto “Dominion”Ó, ente proprietario dell’edificio, ignorava chi e quanti fossero gli affittuari degli appartamenti >>.
In quel periodo era iniziata una primaria attività di documentazione, << grazie alla famiglia della pittrice futurista Olga Biglieri, che mi aveva autorizzato a visitare il loro appartamento. Ero tornato poi qualche anno dopo, quando il piano terreno era occupato dal centro culturale ”Rousseau” e da un centro diurno per persone portatrici di handicap: l’edificio sarebbe poi passato di proprietà al Comune dopo lo scioglimento del “Dominioni” (avvenuto nel 1989, ndr) in virtù di un’apposita legge che regolava i lasciti di istituti >>.
Bordino, che si é anche laureato con una tesi sullo storico monumento, é stato il primo e finora unico professionista a occuparsi dell’analisi e dei rilievi dell’edificio antonelliano, << un gioiello dell’architettura civile che risponde pienamente alle caratteristiche proprie del genio che lo ha progettato: tra queste l’agile struttura del piano interrato, in cui sono i soli pilastri - e non i muri - l’elemento portante. Al di là del mio lavoro non esistono disegni originali, planimetrie o rilievi scientifici dei vari piani. Né esisteva, prima che lo realizzassi io, alcuno studio monografico sulla storia e sulle caratteristiche dell’edificio >>.
Frutto di questo intenso lavoro di ricerca é stato lo scritto dal titolo “Casa Bossi: un monumento antonelliano a Novara“, pubblicato nel 1984 dalla rivista della Camera di Commercio “Novara” e da cui é stato ricavato un estratto (integrato con fotografie e disegni) tirato in circa quattrocento copie, che Bordino subito mise a disposizione dell’Amministrazione comunale novarese, di amici, studenti e anche colleghi interessati all’argomento. L’obiettivo della pubblicazione <<era creare una situazione di scambio culturale: e l’iniziativa, infatti, fino a oggi ha creato numerosissimi contatti, soprattutto tra gli studenti universitari anche non novaresi. La mia relazione - ha precisato Bordino - aveva comunque un’impostazione storico-divulgativa e voleva essere uno stimolo alla conoscenza di casa Bossi, ma non era stata concepita come supporto tecnico per un eventuale progetto. C’é chi ne ha fatto un buon uso e chi ne ha fatto un uso scorretto spacciandolo per proprio, dagli studenti che lo citavano nelle loro tesi fino ai professionisti incaricati dall’Amministrazione comunale di lavorare al recupero del monumento >>.
Si arriva così alla tristemente nota vicenda della “copiatura” (o della “trascrizione“, per dirla con le parole dell’allora assessore ai Lavori pubblici Nando Cardinali della relazione: siamo nel 1997. << Quando ho saputo che il lavoro, che io stesso avevo offerto gratuitamente agli amministratori qualche anno prima, era stato spacciato per proprio da qualcun altro - ha commentato Bordino - ho dapprima cercato di far sapere in via informale l’accaduto a chi di dovere. Visto che non ho ricevuto alcun tipo di risposta, mi sono rivolto agli amministratori attraverso il mio legale >>.
Dall’episodio, amplificato anche dai decisi interventi dell’associazione “Astrea“, si levò subito un polverone che vanificò i tentativi del Comune di minimizzare i fatti e costrinse gli amministratori, oltre che a riconoscere pubblicamente la “copiatura“, a proporre un accordo economico (pari a settantotto milioni) con il vero autore della relazione.
<< Io non ho mai avanzato pretese riguardo un eventuale riconoscimento economico - ha rimarcato Bordino - e ho anzi accettato tutti gli “sconti” che sono stati fatti sulla proposta iniziale. Chiusa questa questione ho continuato a interessarmi di casa Bossi, che ho avuto modo di visitare per l’ultima volta nel 1996, prima che fosse abbandonata definitivamente a episodi di vandalismo come la distruzione dei camini presenti nei saloni >>.
Si arriva così ai restauri del tetto conclusisi nell’aprile di quest’anno. Restauri che hanno lasciato segni indelebili: quelli su casa Bossi (che si é ritrovata con camini e abbaini “innovativi” e grondaie in rame ingombranti quanto inesistenti nel progetto originale) e quelli sul suo appassionato cultore, le fotografie del quale hanno rinnovato le ire di “Astrea” e sollevato quelle dell’Ordine degli Architetti.
Come si ricorderà, “Astrea” e l’Ordine sono stati i promotori di un convegno, tenutosi lo scorso giugno, durante il quale, alla presenza di alcuni amministratori comunali (gli assessori alla Cultura Dorino Tuniz e al Patrimonio Luigi Martinoli) e dei docenti universitari Franco Rosso Luciano Re (i massimi studiosi dell’Antonelli), Bordino ha presentato una serie di documenti fotografici che testimoniavano lo scempio perpetrato ai danni di casa Bossi.
Primo “frutto” delle pubbliche denunce del professionista novarese é stato un esposto alla Procura della Repubblica da parte di “Astrea“, che con questo atto ha chiesto esplicitamente di indagare sulle violazioni contro la legislazione che disciplina gli interventi su monumenti di interesse artistico e architettonico (come é casa Bossi secondo il Prgc del 1980).
Negli ultimi tempi é comunque circolata in città la notizia di una presunta collaborazione tra l’Ente comunale e l’architetto Bordino. << Con Martinoli - ha puntualizzato Bordino - ho avuto solo una breve e informale chiacchierata agli inizi d’agosto. Durante il colloquio ho ribadito la mia verità su tutta la vicenda e lui mi ha detto di ritenere opportuna una mia consulenza per i futuri interventi sull’edificio. Su questo aspetto, come ho ribadito allo stesso assessore, attendo una proposta scritta, alla quale risponderò per iscritto. A tutt’oggi (25 ottobre, ndr) non ho ricevuto alcuna comunicazione a riguardo dal Comune di Novara >>.
Ma che cosa può diventare casa Bossi secondo Bordino? << Il primo aspetto da ricordare é che, secondo le volontà testamentarie di Ettore Bossi, non é possibile vendere l’edificio a privati. Personalmente ritengo che l’unica soluzione praticabile sia quella di un utilizzo misto pubblico e privato da definire. Ci potrebbero essere parti pubbliche, come uffici o allestimenti, e spazi privati adibiti a piccoli alloggi di prestigio. Tutte le altre proposte finora formulate mi sembrano boutade dettate da una mancata conoscenza dell’edificio. Al di là di ogni possibile soluzione - ha detto a conclusione l’architetto novarese - ritengo sia indispensabile la realizzazione di un alloggio per il custode per evitare che possano ripetersi atti vandalici come in passato >>.

Ma perché Casa Bossi è un gioiello dal punto di vista storico e architettonico? 
<< L'edificio é tradizionalmente conosciuto col nome di “Casa Bossi“, rappresenta uno dei migliori esempi di architettura civile ottocentesca >>.
E’ l’incipit della relazione che l’architetto Franco Bordino già nel lontano 1984 mise a disposizione dell’Amministrazione comunale.
Relazione (interamente diffusa su Internet da “Astrea“, oltre che pubblicata con il titolo “Casa Bossi: un monumento antonelliano a Novara” dalla rivista della Camera di Commercio “Novara” e dalla quale é stato ricavato un estratto, arricchito da ulteriori fotografie e disegni, tirato in circa quattrocento copie) che mette in luce tutti gli aspetti e le particolarità dello storico edificio dal punto di vista architettonico, costruttivo e artistico: queste caratteristiche sono state in questo modo rese “immortali” prima che il tempo, l’incuria e l’indecisione possano danneggiarle irreversibilmente.
E lo studio di Bordino, il documento monografico probabilmente più completo su Casa Bossi, merita una lettura per capire e apprezzare questo patrimonio novarese: molti, infatti, conoscono le vicende più recenti, i fatti clamorosi, gli esposti e le pubbliche denunce legati alle sorti del nobile palazzo. Molti lo hanno visto “invecchiare” dall’esterno, testimoni impotenti con il passare degli anni di un’anta caduta, di un vetro rotto, dell’intonaco scrostato, dell’erba incolta che cingeva d’assedio lo storico edificio. Ma pochi, pochissimi, forse solo gli addetti ai lavori o i cultori dell’arte antonelliana sono consci dello splendore, dell’originalità e dell’unicità di questo edificio, la bellezza del quale ha stupito e continua a stupire non poche persone.
Del resto, come si legge nella relazione di Bordino, << “Casa Bossi“, pur mantenendo profondi legami con quanto la circonda (sfrutta infatti un edificio preesistente, appartenente alla frangia periferica del vecchio tessuto settecentesco novarese), si distacca nettamente dalle adiacenti costruzioni lungo il baluardo, e si rivolge all'ambiente circostante, con decise intenzioni. E’ disposta obliquamente rispetto alla direzione viaria; sfrutta utilitaristicamente l'indipendenza dal tracciato viario, e contemporaneamente dichiara la sua presenza pienamente fruibile. L'orientamento particolare, conferito all'edificio, denota l'estrema attenzione dedicata dall'architetto alla sua precisa ubicazione. Antonelli rifiuta i modelli di localizzazione suggeriti dalle costruzioni circostanti, e spiccatamente si distacca dagli stereotipi convenzionali, orientando l'edificio in funzione del soleggiamento e del magnifico paesaggio che gli si apre davanti >>.
La facciata principale, di quattro piani, << presenta un elegante pronao a cinque campate, formato da sei colonne per piano, che sorreggono un grande timpano, perfettamente collimante coi livelli dell'ultimo piano.
Lateralmente la facciata presenta una serie regolare di paraste, che individuano geometricamente delle superfici bugnate, nelle quali trovano precisa collocazione le finestre, tutte incorniciate e sormontate da un piccolo timpano. Al piano terra, lateralmente alle finestre, separate da quelle piccole del livello ammezzato da quadrature incorniciate, completano la decorazione verticale due piccole lesene, poggianti sui rispettivi davanzali lapidei. Orizzontalmente Ð si legge ancora nella relazione - i vari livelli della facciata sono definiti, tra il piano terra ed il primo, da una grossa fascia molto dettagliata, con metope, triglifi e cornicione, che si snellisce dimensionalmente fra il primo ed il secondo piano, pur conservando i numerosi dettagli, per diventare, agli ultimi due livelli, ancora in scale decrescenti, estremamente essenziale e scandita da numerose, ma pulite mensole. Al piano nobile, il primo, si affacciano quattro balconcini simmetricamente disposti, sorretti ognuno da due modiglioni granitici finissimamente decorati, e protetti da una balaustra di snelle colonnine, identica a quella che protegge le balconate del pronao e i due balconcini del piano superiore, che si mantengono formalmente e strutturalmente coerenti con l'intera facciata, snellendosi e diminuendo il loro sbalzo >>.
Secondo Bordino siamo di fronte a << un edificio particolare, espressamente progettato per un'utenza “nobile” >>. Per Antonelli << le differenze fra i vari tipi di abitazione non possono essere qualitative, ma esclusivamente quantitative: uguali per tutti sono le premesse e le ipotesi progettuali. “Casa Bossi“, per sua natura, deve comprendere una serie di ambienti e di attrezzature destinate alla servitù, e contemporaneamente deve dimostrare il suo carattere aulico; deve essere funzionale, ma fra le parti non devono esserci interferenze fortuite >>.
Antonelli, secondo Bordino, risolve questi problemi << metaprogettuali con grande intuito e modernità. Lo scalone principale dell'edificio, ampio, maestoso e raffinato, é destinato ai “padroni“, non può essere utilizzato anche dalla servitù. Antonelli non trascura il problema, che si determina qualitativamente come già è stato accennato, ma anche quantitativamente É in termini di reale funzionalità. All'architetto appare intollerabile adottare, secondo la manualistica del tempo, stretti e bui corridoi e scalette, passaggi angusti e precari: rifiuta decisamente queste scelte coeve e risolve il problema sintetizzandolo genialmente >>.
A fianco dello scalone principale viene quindi inserita un’altra scala << di dimensioni molto più ridotte, ma perfettamente agibile. Essa può apparire ridondante, ma analizzandola con attenzione e nell'intero contesto, diventa essenziale. E’ una scala di servizio ed é posizionata in modo strategico. Dall'esterno non si vede, non interferisce con la plastica armonia del monumentale e scenografico porticato del piano terreno, ma é estremamente funzionale. Innanzi tutto è centralizzata, e da essa dipendono praticamente tutti i servizi: é il tramite di accesso alla cantina, e comunica con il sottotetto; lavorando a mezzi livelli serve anche tutti i piani ammezzati. Altre scale secondarie completano poi le comunicazioni verticali, e la loro collocazione chiarisce come Antonelli pensi l'edificio: organicamente sviluppato nelle tre dimensioni e globalmente relazionato nelle sue parti >>.
Attraverso “Casa Bossi” é possibile approfondire ed esaminare << quelle fondamentali scelte progettuali che, sintetizzando, potrebbero essere codificate con il termine: “microurbanistica antonelliana“.
In ogni singolo “elemento comune” di “Casa Bossi” é facile interpretare il significato ed il valore ad essi attribuito, e conseguentemente capire come Antonelli intenda la casa: occasione per stimolare la relazione sociale e mezzo per poterla quotidianamente realizzare. Dall'analisi singola e relazionata degli spazi comuni, (androni, scale, portici, cortili, giardino), é immediato constatare come la loro struttura e disposizione inviti e favorisca le occasioni in interrelazione sociale, di interpenetrazione e scambio fra interno ed esterno. Il giardino antistante l'edificio non é recintato da un muro diaframmatico, come succede per le altre costruzioni sul baluardo, ma é fruibile attraverso la cancellata trasparente. All'interno dell'edificio, nella corte, non si ha l'impressione di essere chiusi ed isolati, non si ha la sensazione di essere limitati e dietro all'edificio; la decorazione più sobria, ma ugualmente efficace del cortile, conferisce all'ambiente una misura ed una dignità da esterno, e la sua apertura verso la Cupola proietta nella città >>.
Dall'analisi strutturale dell'edificio si possono cogliere << le attualità e le innovazioni tecnico-costruttive-formali, dell’architettura antonelliana in generale, ed intrinsecamente proprie della fabbrica in oggetto. La concezione progettuale dell'intero edificio - recita ancora la relazione di Bordino - é modernissima: non esistono muri portanti, tutta la casa si eleva su pilastri e colonne disposti planimetricamente su un reticolo a schemi geometrici costanti. Un sistema di archi e volte, alcune sottilissime, audaci, ma sempre particolarmente studiate, ne completano tridimensionalmente la struttura >>.
Ogni elemento in “Casa Bossi” é coerente con l’intera opera antonelliana e parte integrante del sistema costruttivo. << Fra i molti esempi emblematici riscontrabili in “Casa Bossi“, (le scale e la loro struttura, la muratura e l'impianto a scheletro, i serramenti, ecc.), meritano notevole attenzione le particolarità relative al sistema di volte, eccezionali per le ripercussioni di varia natura che comportano. Analizzando il sistema di volte infatti é possibile riscontrare importanti effetti spaziali e decorativi, oltre che propriamente tecnici. Tutte le volte sono É consapevolmente calcolate, come dimostra la loro analisi approfondita. Si reggono su pilastri molto esili dove la funzionalità generale richiede poco ingombro in pianta, (...), o si impostano su pilastri di sezione maggiore dove la luce particolarmente notevole lo richiede >>.
La decorazione di “Casa Bossi” é una conseguenza << del sistema costruttivo antonelliano: rivela l’intimo legame fra la configurazione formale e la sua essenza strutturale >>. La facciata principale << esprime la tipica flessibilità strutturale interna, e denuncia la sua funzione particolare ponendosi come tramite essenziale alla fruizione ed alla comprensione dell'intero manufatto architettonico >>.
Il prospetto é la proiezione << dell'essenza interna, non é impostato a priori secondo gli schemi convenzionali ottocenteschi, é una logica deduzione della reale meccanica dell’edificio >> e << nella sua vertiginosa scala monumentale, presenta una ricchissima decorazione che, pur essendo notevole dal punto di vista quantitativo e dei dettagli, non risulta affatto pesante ed eccessiva. Diventa essenziale nella sua musicalità globale, nella logica partimentazione e nell’assoluta pertinenza. Tutto ha una precisa collocazione ed é rigorosamente in funzione dell’intera architettura. Le dimensioni e le forme degli elementi sono in stretta relazione fra loro ed in armonia col complesso >>.


 

1857 - 2000 le date dell'edificio antonelliano     Di  Gianni  Trovati
1857: Antonelli riceve da Luigi Desanti l’incarico di ristrutturare e ampliare una sua proprietà.
1859: È ultimata la grandiosa realizzazione di Casa Desanti.
1865: con la demolizione di alcuni fabbricati circostanti viene completato il lato sud della casa e viene aperta via Pier Lombardo. Morte di Desanti.
1880:  le figlie di Desanti vendono la casa al cavalier Carlo Bossi: di qui il nome di Casa Bossi, che ancora oggi identifica il monumento antonelliano.
1927: alla morte di Carlo Bossi il figlio Ettore diviene il nuovo proprietario della casa.
   
1951: morte di Ettore Bossi, che lascia il monumento in eredità al civico istituto “Dominioni” di Novara.
1984:  pubblicazione sul periodico della Camera di Commercio “Novara” della relazione dell’architetto Franco Bordino su Casa Bossi. 
1987: pubblicazione del libro “Museo Novarese”, che ospita uno studio di Franco Rosso e Luciano Re, illustri docenti del Politecnico di Torino, sul recupero funzionale di Casa Bossi.
1989: l’istituto “Dominioni” viene sciolto e la propriet‡ di Casa Bossi passa al Comune di Novara.
1997:
febbraio
la Regione stanzia un miliardo per il ripristino di Casa Bossi.
1997:
19-marzo 
l’associazione “Astrea” annuncia pubblicamente l’intenzione di adottare il monumento.
1997: settembre È approvato dal Consiglio Comunale il progetto preliminare per il restauro del tetto.
1998: settembre scoppia lo scandalo sulla “copiatura” da parte dei tecnici del Comune della relazione dell’architetto Bordino.
1999: 26-aprile inizio dei lavori sul tetto. La fine dell’intervento Ë prevista per novembre.
1999: luglio il Comune ammette la “copiatura” della relazione di Bordino e risarcisce l’autore con settantotto milioni.
2000: aprile completamento dei lavori sul tetto.
2000: 27-giugno l’associazione “Astrea” organizza un pubblico convegno in cui denuncia gli errori commessi durante il restauro del tetto.
2000: 27-luglio esposto alla Procura della Repubblica di Novara da parte dell’associazione “Astrea”, che chiede di verificare eventuali infrazioni alle leggi relative alla conservazione dei beni artistici e culturali.

 


Nel testamento di Bossi si dice che...  Di  Lalla  Negri  e  Gianni  Trovati 

Che cosa dice il testamento di Ettore Bossi, benefattore novarese che di fatto donò casa Bossi alla città?
Nel documento, datato 12 marzo 1951 e "ufficializzato" dal notaio Gaetano Bellezza, si legge: "... Lego al civico istituto "Dominioni" di Novara la mia casa situata in questa città in via Pier Lombardo 4 ... Desidero che il lascito venga intestato al nome della memoria dei miei carissimi genitori Carlo e Maria Bossi e possibilmente non alienato. E però, essendo lo stabile di rilevante valore, faccio obbligo all'amministrazione dell'istituto di dare una volta tanto nel periodo di due anni dal possesso £ 300.000 al civico istituto "Brera" di Novara, perché istituisca con il reddito del capitale un premio biennale per un allievo meritevole. Il reddito della casa, ciò che fu sempre nel mio pensiero, dovrà essere nella sua maggior parte usato per il ricovero immediato dei fanciulli abbandonati di qualsivoglia regione che occasionalmente si trovassero a Novara o nel suo territorio ...>>.

 


ASTREA: << Come fosse la nostra figlia adottiva... >>  Di  Gianni  Trovati 

Un ruolo di primo piano nella vicenda di Casa Bossi va attribuito all’associazione “Astrea”, che con impegno e costanza vigila da tempo sul destino dell’edificio antonelliano.
<< Il nostro impegno sul fronte di Casa Bossi – ha spiegato il presidente dell’associazione Piersaverio Ar – data dal 13 marzo 1997, quando con una lettera al “Corriere di Novara” annunciammo la nostra intenzione di adottare l’edificio con l’impegno di verificare tutte le azioni che l’Amministrazione comunale intendesse assumere per la salvaguardia del monumento. La nostra iniziativa seguiva di pochi giorni la notizia dello stanziamento regionale di un miliardo per i restauri, ed era dettata dal fondato timore che il finanziamento cadesse nel vuoto per la mancanza di una chiara progettualità da parte del Comune. Da allora abbiamo agito proprio come se Casa Bossi fosse la nostra figlia adottiva, seguendola in ogni passo della sua difficile esistenza >>.
Al termine del restauro, conclusosi nell’aprile di quest’anno, la rimozione delle impalcature ha offerto << uno spettacolo sconcertante: l’impostazione estetica originale del tetto Ë stata stravolta da nuovi camini, abbaini e pluviali aggettanti del tutto estranei al disegno dell’Antonelli. Va rilevato un grave difetto di progettazione – ha spiegato Enrico Camaschella, vicepresidente di “Astrea” – in quanto gli uffici comunali hanno “redatto” il progetto copiandolo pedestremente da una pubblicazione precedente - fatto venuto a galla solo grazie alle nostre ripetute denunce - e senza preoccuparsi di aggiungere le basi tecniche indispensabili per interventi di questo tipo. Questo Ë stato possibile per una mancata presa di coscienza del problema da parte della Sovrintendenza alle Belle Arti, della quale non riusciamo a rilevare la presenza in questa vicenda, e delle Amministrazioni Comunali, che hanno trattato la questione di Casa Bossi con incredibile leggerezza >>.
Gli scempi compiuti sul tetto di Casa Bossi costituiranno l’oggetto dell’impegno dell’associazione nel prossimo futuro. << Il 26 luglio abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica, allegando agli atti la videocassetta del convegno, durante il quale l’architetto Bordino ha documentato la violazione di numerose leggi sulla conservazione dei beni artistici ed architettonici. Abbiamo aspettato un mese prima di muoverci nella speranza che fosse il Comune, in quanto parte lesa, a portare la questione nelle sedi giudiziarie. Se questa iniziativa non dovesse avere seguito predisporremo una denuncia: questa vicenda – ha concluso Ar – E' troppo importante: siamo determinati ad andare fino in fondo >>.

 


Assessorato ai lavori pubblici: un "rapporto" difficile   Di  Gianni  Trovati 

Assessorato ai Lavori pubblici e Casa Bossi: un rapporto intricato, contrassegnato da momenti difficili. Una scomoda eredità per l’attuale assessore Luigi Martinoli, in carica dal novembre del 1999, successore di Fernando Cardinali.
Come mai il restauro del tetto di Casa Bossi E’ stato viziato da così tanti errori, che ne hanno determinato un risultato deludente? << Da un punto di vista procedurale – ha risposto Martinoli - tutto è stato improntato alla più assoluta correttezzaª.
Una delle obiezioni più ricorrenti Ë però quella del mancato passaggio in commissione edilizia… ´La commissione edilizia non è mai stata interpellata perché non é richiesto dalla legge, la quale prevede che il controllo sia svolto dalla Sovrintendenza ai beni artistici ed architettonici. Per questo motivo ci é sembrato inutile aggiungere altri lacci burocratici a quelli già esistenti, che, come tutti riconoscono, in Italia sono assai numerosi. A proposito delle critiche ai risultati del restauro – ha proseguito l’assessore – va detto che tutti i progetti di recupero che propongono novità divengono fatalmente oggetto di critiche anche feroci: si pensi, ad esempio, a cosa deve essere successo a Parigi quando dalla vecchia stazione D’Orsay si é ricavato l’attuale museo, o quando in pieno centro Ë stato eretto un edificio come il Centre Pompidou. Per questo motivo é assai più comodo non fare nulla, come per molti anni si é ritenuto di fare a Novara per Casa Bossi. Riconosco comunque che alcune operazioni, come la collocazione dei pluviali a vista o le modifiche dei camini, sono davvero poco avvedute >>.
Come è possibile ora recuperare il danno estetico? << Il tetto naturalmente non si abbatte – ha detto Martinoli - anche perché per fare il restauro sono stati spesi dei soldi pubblici. Ora, comunque, faremo in modo di recuperare quanto é possibile >>.
Le polemiche di questi mesi hanno avuto conseguenze importanti: l’architetto Roberto Guasco, responsabile della relazione “copiata” e del progetto del tetto, non si occuperà più di Casa Bossi e l’architetto Bordino, vittima del plagio e più volte accusatore dei restauri, Ë stato chiamato a collaborare come consulente… << Il mutamento d’incarico all’architetto Guasco é slegato dalle polemiche su Casa Bossi e si spiega con esigenze organizzative della macchina comunale. Ho ritenuto utile la collaborazione con Bordino perché é uno studioso riconosciuto, che può fornire competenti pareri storico-architettonici su quanto deve essere fatto. Il prossimo intervento riguarderà la facciata, per la quale la Regione ha stanziato settecento milioni e il Comune contribuirà con altri quattrocento. Sono già stati fatti degli studi di fattibilità – ha concluso l’assessore - ed entro la fine dell’anno dovremo elaborare il progetto definitivo >>.

 


Bedoni: << Quei comignoli rifatti in stile "Costa Smeralda"... >>   Di  LALLA NEGRi 

<< A proposito dei restauri di casa Bossi devo esprimere il vivo compiacimento per il fatto che l’associazione “Astrea“, un ordine professionale importante come quello degli Architetti e docenti ed esperti autorevoli, con a fianco la nostra associazione, hanno pubblicamente manifestato il proprio dissenso, durante il convegno dello scorso 27 giugno, su come i lavori sono stati condotti >>.
A parlare é Giulio Bedoni, presidente della sezione novarese di “Italia nostra“.
<< Durante il convegno - ha aggiunto Bedoni - ci siamo sentiti confortati nel verificare che l’azione per la salvaguardia dei beni culturali della città può contare anche su strilli più forti dei nostri. Si comprenderà quindi come debba apparire notevole lo scarto tra questa attenzione e la disattenzione, se non addirittura l’insensibilità, che sembra aver ispirato negli ultimi tempi alcuni microinterventi della pubblica Amministrazione nel tessuto storico della città. Mi riferisco, per esempio alla recentissima risistemazione della pavimentazione di via Rosselli nell’area del Municipio, che è costata l’eliminazione dei lastroni in granito della Novara ottocentesca, all’apposizione di un cupolino piramidale in ferro e vetro sulla sommità dell’asilo “San Lorenzo“, ai nuovi muretti di controripa dei parchetti di via Regaldi e via Solferino, alla sbrodolata di asfalto sulla vecchia pavimentazione della scalea monumentale davanti al parco dei bambini >>.
Secondo Bedoni, il primo ciclo d’interventi su casa Bossi << si colloca in questo filone ”spensierato“, ma naturalmente risulta ancora più grave sia perché é stato menomato un edificio “d’autore“, sia perché non é pensabile considerare permanenti gli sfregi compiuti. Penso ai comignoli rifatti in “stile Costa Smeralda“, agli abbaini, alle lattoniere di forma, materiale e colorazioni diversi, ai pluviali che fuoriescono e rientrano dalla loro sede originaria, ma anche alle variazioni apportate alla struttura, alle dimensioni e alla forma del tetto. A quanto si potrà porre rimedio? Non possiamo, a disastro compiuto, che lasciare il compito a tecnici capaci e rispettosi.  Ma alcune richieste - ha detto a conclusione Bedoni - vanno ripetute: il ripristino, almeno fin dove possibile, di quelle situazioni che erano in essere prima di questo cosiddetto restauro e che rispondevano nelle strutture, nelle forme e nei particolari decorativi al disegno dell’Antonelli. Il rifinanziamento di questi interventi nello stanziamento per la prossima tranche di lavori e non ultima un’indagine per conoscere le responsabilità e comprendere come sia stato possibile, proprio da parte di pubbliche amministrazioni, sorvolare su leggi e normative specifiche >>.

 


Tuniz: << Stiamo pensando a un utilizzo pubblico e privato >>   Di  gianni trovati 

<< Casa Bossi rappresenta per la città un’eredità preziosa, ma la sua utilizzazione oggi, mantenendo le caratteristiche dell’edificio, rappresenta un problema non semplice >>. E’ tutto in questa frase, con cui l’Assessore alla Cultura Dorino Tuniz apre il suo ragionamento sull’edificio antonelliano, il vero nodo da risolvere per riportare casa Bossi ai suoi passati splendori. << Per elaborare un’ipotesi realistica sulla destinazione del monumento – ha proseguito Tuniz – bisogna tener conto dei molti fattori che limitano le possibili scelte: alle condizioni poste dalla Sovrintendenza, infatti, si aggiungono una serie di pesanti vincoli strutturali, in quanto casa Bossi, concepita dal suo architetto come edificio di abitazione privata, E’ tutta costruita su muri portanti, che riducono drasticamente le possibilità di utilizzazione degli spazi >>. A completare il quadro vi è poi il vincolo testamentario imposto da Ettore Bossi, che nell’atto con cui dona l’edificio al Civico Istituto Dominioni chiede espressamente che << il lascito non venga alienato >>.
<< Tutti questi problemi – ha precisato l’assessore – non giustificano l’abbandono in cui l’edificio era caduto, e per questo motivo, non appena ci siamo insediati, abbiamo deciso di intervenire; abbiamo considerato assolutamente prioritari il risanamento del tetto, che ha ricondotto l’edificio in condizioni di sicurezza, e della facciata, che rappresenta l’altro elemento caratterizzante del monumento e che verrà presto restaurata grazie anche ad un contributo regionale >>.
Ben più spinoso appare però il passo successivo sulla via del completo recupero dell’edificio, vale a dire il ripristino e la destinazione degli spazi interni, che secondo le stime dei tecnici comunali richiedono un impegno finanziario di circa quindici miliardi: << Nell’assumere ogni decisione – sottolinea Tuniz – un amministratore deve valutare il rapporto fra l’entità dell’investimento e i suoi scopi. Il Comune di Novara non può economicamente permettersi di spendere 15 miliardi “a fondo perduto”, anche se per una nobile causa come questa. Per tali ragioni abbiano deciso di rivolgerci all’aiuto di privati, senza i quali è assai difficile trovare le risorse necessarie >>. Secondo i piani dell’assessore il rapporto fra il Comune ed i privati dovrà essere regolato da un pubblico bando, che stabilirà << la concessione in uso dell’edificio, per 50 o 100 anni, al privato che affronti l’onere economico della ristrutturazione. Tale soluzione non implica tuttavia l’abbandono di casa Bossi da parte del Comune, che potrà riservarsi l’utilizzo dei piani inferiori per scopi socioculturali, lasciando al privato gli appartamenti situati nei piani superiori >>. Queste le principali linee guida del nuovo progetto, che oggi Ë ancora nelle fasi di studio. << Nel corso delle prossime settimane – ha concluso Tuniz – i dettagli verranno definiti e in tempi brevi giungeremo alla pubblicazione del bando >>.

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